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Sono in tutto nove le persone arrestate stamattina dalla Polizia di Stato su richiesta della procura nazionale antimafia del capoluogo pugliese per l'omicidio del 24enne Michele Walter Rafaschieri e del tentato omicidio del fratello Francesco Alessandro, 34 anni. Il giovane era stato crivellato di colpi mentre era in auto con il fratello, rimasto anche lui ferito, nel quartiere Carbonara di Bari.

I fatti risalgono al 24 settembre 2018 quando i fratelli Rafaschieri sono rimesti vittima di un conflitto a fuoco attorno a mezzogiorno nel rione Carbonara e poi concluso nei pressi dello stadio San Nicola con un incidente stradale che coinvolse due mezzi, uno dei quali era delle persone interessate dall’agguato. Walter e Francesco Rafaschieri erano a bordo di una moto Onda X Adv quando, da un’automobile Renault Laguna, i killer iniziarono sparare colpi di arma da fuoco nel tentativo di uccidere i due fratelli.

Tra gli arrestati c’è anche il comandante della Polizia locale di Sammichele di Bari, Domenico D’Arcangelo: a quanto si apprende non sarebbe direttamente coinvolto nel delitto, ma avrebbe favorito alcuni pregiudicati.

D’Arcangelo, secondo l'accusa, avrebbe indotto una sua agente a redigere un verbale falso di violazione al codice della strada per attestare la presenza a Sammichele di Bari di Giovanni Palermiti, detto Gianni, figlio del capo clan Eugenio, nel giorno e nell’ora dell’omicidio. In questo modo avrebbe consentito a Palermiti di costituirsi un alibi. Secondo gli investigatori, D’Arcangelo era consapevole del ruolo del Palermiti nella compagine criminale del quartiere Japigia di Bari.

In cambio avrebbe ricevuto un cellulare del valore di 800 euro ed una somma non accertata, ma elevata, di denaro. Per niente affatto pentito delle sue azioni, in occasione delle indagini, e sapendo che la sua agente era stata interrogata dagli investigatori, avrebbe pronunciato frasi non equivoche rilevate dalle intercettazioni “Quelli non hanno le prove… se no avrebbero già fatto”. E avrebbe detto alla sua agente: “Tu dì non mi ricordo, ripeti la teoria che non ricordi niente”. Insieme ad D'Arcangelo e a Giovanni Palermiti sono state arrestate altre sette persone, sempre  legate al clan Parisi-Palermiti: Filippo Mineccia, conosciuto con il soprannome "u'russ", 37enne e genero di Eugenio Palermiti; Michele Ruggieri di anni 35; Riccardo Campanale di anni 27; Domenico Lavermicocca di 31 anni; Giovanni Mastrorilli di 45 anni; Francesco Triggiani di anni 45; e Gianfranco Catalano di 36 anni.

Le indagini sono state avviate nelle fasi immediatamente successive all'omicidio e hanno consentito di determinare movente, mandante, autori materiali e fiancheggiatori del delitto, inquadrato nella faida - tra il 2017 e il 2018 - per il controllo del traffico e dello spaccio di droga in alcuni quartieri di Bari, tra il clan Parisi - Palermiti e gli Strisciuglio. Le indagini hanno permesso agli inquirenti di scoprire che Michele Ruggieri e Riccardo Campanale hanno fornito le armi e il materiale necessario alla realizzazione dell'azione criminosa, a cui hanno parte anche Gianfranco Catalano, con il preciso compito di segnalare al commando l'arrivo delle potenziali vittime, e Domenico Lavermicocca che, nelle fasi immediatamente successive all'omicidio si era adoperato per disperdere ogni traccia od elemento che potesse ricondurre agli autori dell'azione di fuoco. Sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare anche "due sodali storici del clan" ovvero Giovanni Mastrorilli e Francesco Triggiani, ai quali è stato contestato il porto e la detenzione di armi da fuoco. A supportare le indagini anche le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Domenico Milella, coinvolto nell'azione delittuosa, che hanno confermato il quadro probatorio emerso dalle indagini della Squadra mobile, coordinata dalla Dda di Bari.

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