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Svelata riorganizzazione del clan di Manduria dopo blitz del 2017

Ieri mattina la Polizia di Stato di Taranto e del servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine ha eseguito, a seguito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Lecce, su richiesta del pm della Dda salentina, Milto Stefano De Nozza, a carico di 22 soggetti, responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di altri gravissimi delitti contro la persona ed il patrimonio, tra cui rapine, estorsioni, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Gli inquirenti ritengono di aver disarticolato un clan riorganizzatosi a Manduria (Taranto) dopo l'operazione "Impresa" del luglio 2017, in un territorio "ancora interessato - sottolinea la Questura in una nota - dal fenomeno mafioso e governato da frange della Sacra Corona Unita, sempre più orientate ad attuare una strategia di potenziamento del proprio prestigio criminale".
L'azione investigativa ha posto in evidenza che, fin dalla scarcerazione di Nazareno Malorgio, nipote del boss storico della Sacra Corona Unita Vincenzo Stranieri, (avvenuta il 3 febbraio 2018), è stato attuato un nuovo assetto organizzativo dell'associazione mafiosa di Manduria in cui, in assenza dei capi storici, sono state ridisegnate le posizioni di vertice.
Secondo gli inquirenti l'organizzazione criminale, negli ultimi anni, è stata in grado di rigenerarsi mediante la costituzione di un direttivo, una vera e propria 'Cupola', i cui esponenti sarebbero Giovanni Caniglia, Walter Modeo, Nazareno Malorgio e Elio Palmisano i quali, ricorrendo all'intimidazione e sfruttando il vincolo associativo, avrebbero tenuto sotto scacco l'intero territorio di Manduria, giungendo al pieno controllo del traffico illecito di sostanze stupefacenti, delle attività estorsive (anche nella forma della cosiddetta estorsione 'ambientale') e delle rapine.
L'associazione mafiosa individuata rappresenta il "congiungimento" di due gruppi criminali un tempo in conflitto tra loro e, tuttavia, entrambi riconducibili alla Sacra Corona Unita. Pur risultando una diretta prosecuzione dei clan, dai quali ha mutuato la fama mafiosa e la conseguente forza di intimidazione, la nuova organizzazione è caratterizzata da elementi di novità: una forma di intimidazione, non soltanto predatoria e violenta, ma anche silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento, preservando e finanche rafforzando l'egemonia dell'associazione mafiosa originaria anche attraverso alleanze e patti siglati con i gruppi criminali di territori limitrofi.
Inoltre l'indagine ha dimostrato l'evoluzione del metodo mafioso, riducendo il ricorso all'azione manifesta e normalmente cruenta, univoco segno della forza di intimidazione, privilegiando invece la minaccia velata di violenza.
Oltre ai soggetti raggiunti dal provvedimento risultano indagate anche altre 27 persone destinatarie di avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Il processo di primo grado scaturito dall'operazione di tre anni fa, che si concluse con 38 condanne e 19 assoluzioni, ha riguardato le attività del presunto clan della Sacra Corona Unita guidato da Antonio Campeggio, compresi i tentativi di infiltrarsi e condizionare l'attività politico-amministrativa locale. Proprio quella inchiesta portò, ad aprile del 2018, allo scioglimento del Consiglio comunale di Manduria per ingerenze della criminalità organizzata.
Dalle indagini è emerso che tra gli interessi del clan vi erano i rifiuti, la droga ed il calcio.
Lo ha spiegato nella conferenza stampa di ieri il capo della Squadra Mobile, Fulvio Manco. "Era stata costituita una società da parte di una persona arrestata insieme ad un altro per realizzare un centro di stoccaggio dei rifiuti. Hanno anche tentato di avvicinare soggetti con incarichi pubblici - ha spiegato - ma poi si è fermata questa idea perché ci furono impedimenti. La discarica sarebbe infatti dovuta sorgere accanto ad una depositeria di auto in demolizione e la cosa non andò più avanti". Un altro caso vede invece la società del Manduria calcio: lo stadio del centro del Tarantino era impraticabile e per far disputare uno degli arrestati, insieme al clan, "indussero il presidente di un sodalizio vicino" ad ospitare l'incontro. Manco ha anche sottolineato la nuova forma di questo sodalizio criminale capace anche di sviluppare traffici di droga importanti: "Ci troviamo davanti a quintali di sostanze stupefacenti, provenienti da vari mercati, e ad estorsioni effettuate con una Mafia silente. Le estorsioni ambientali venivano fatte attraverso la promessa di protezione. Si pretendevano favori - ha spiegato il capo della Mobile - rifornimenti gratuiti da parte di stazioni di servizio, 'cavalli di ritorno' per auto rubate, imposizione di un pizzo del 10 per cento a titolari di sale scommesse on line e slot machine".

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