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di AMDuemila
I tentacoli della cosca tra droga, giochi d’azzardo e concerti

Colpo a una frangia della Sacra Corona Unita. Questa mattina la Squadra mobile di Lecce e il servizio centrale operativo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 72 indagati. In totale 110 gli indagati. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di droga ed esercizio del gioco d'azzardo. L’inchiesta è partita da una lettera scritta dal carcere dall'ergastolano Cristian Pepe, ed intercettata dalla Polizia. Le indagini hanno permesso di documentare l’egemonia sulla città di Lecce della cosca Pepe capeggiata dal boss storico Cristian Pepe e dal fratello Antonio, conosciuto con il soprannome di 'Totti' e ritenuto il reggente del gruppo criminale. Secondo gli investigatori l’organizzazione avrebbe preso il controllo esclusivo nelle principali attività illecite con la gestione di canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente, la vendita al dettaglio ma anche le estorsioni e il controllo del gioco d'azzardo. Il clan avrebbe dettato legge anche sui diversi gruppi criminali operanti a Squinzano, Galatone, Nardò, Surbo e nelle marine adriatiche. Dalle indagini della polizia sono venuti alla luce collegamenti tra il clan Pepe e i gruppi criminali del brindisino. A tessere i rapporti tra le due province, oltre al capo clan reggente Antonio Pepe, anche gli affiliati più vicini, come Antonio Marco Penza, Valentino Nobile, Stefano Monaco e Manuel Gigante.
Per aumentare il potere della cosca, come emerge dagli atti, i capomafia hanno associato nuovi adepti: infatti sono stati intercettati due riti di affiliazione ed è emerso che gli stessi conservano tuttora le storiche caratteristiche della Scu. Ad uno di questi riti partecipano due indagati, Totò e Fabio. Uno stralcio: “Totò: Conformi siete voi, confermo, confermissimo sono io. Così come battezzarono sui vecchi saggi, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi (incomprensibile) Fabio: Si Totò: (incompresibile) colpevole di omertà, battezzata località Fabio: Ben battezzata. Totò: Di "santa" (incomprensibile) Fabio: Sono io”. Secondo gli investigatori la cosca non si sarebbe occupata solo di droga, ma anche delle bische clandestine, acquisendo il 40% degli introiti, nonché il tentativo di Antonio Pepe di condizionare in suo favore, con vari stratagemmi, i risultati di giochi gestiti dal Monopolio di Stato. Inoltre, le indagini hanno fatto luce sull'attentato incendiario compiuto il 30 agosto 2017 ai danni dell'auto del comandante della stazione Carabinieri di Surbo. Ma oltre a questo, come hanno fatto sapere gli investigatori, è emerso il tentativo del clan di influenzare gli amministratori locali per assicurarsi le autorizzazioni per organizzare eventi e spettacoli in un'area comunale. Di spaccio di metanfetamina, nota come Shaboo, sono accusate invece le 22 persone (cinesi, filippini e italiani) arrestate dai carabinieri tra Roma e Prato. Lo stupefacente veniva portato nella capitale da ragazze cinesi che viaggiavano in treno. Giunti a Roma i cristalli di Shaboo venivano spacciati tramite una intricata rete di pusher

Fonte: Ansa

Foto © Imagoeconomica

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