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pezzuto antonio nicoladi Antonio Nicola Pezzuto
È il 24 maggio 2016. I Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi stanno eseguendo degli arresti nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Last Act”, quando, nel giubbino indossato da Giuseppe Perrone, alias Barabba, trovano una “sfoglia”. L’uomo, nato a San Pietro Vernotico, viene ritenuto dagli inquirenti il referente della Sacra Corona Unita nel comune di Torchiarolo, dove risiede.
Questo episodio fornisce nuova linfa alle indagini che si concretizzano in un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, su richiesta dei Sostituti della Direzione Distrettuale Antimafia, Alberto Santacatterina e Carmen Ruggero.
Sono colpiti dal provvedimento restrittivo Raffaele Martena, Giuseppe Perrone e Cristian Tarantino.
I tre sono accusati di “avere fatto parte dell’associazione di tipo mafioso denominata “Sacra Corona Unita”, ed in particolare della frangia c.d. “tuturanese” facente storicamente capo a Buccarella Salvatore e Rogoli Giuseppe, quindi a Campana Francesco e Renna Raffaele, avente influenza nel territorio della provincia di Brindisi, connotato da forte carica d’intimidazione e dalla fama criminale acquisita nel tempo con la lunga e stabile presenza sul territorio, anche durante il periodo di detenzione dei suoi referenti; avvalendosi altresì della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà della popolazione locale, al fine di controllare ed esercitare in regime di monopolio attività illecite (tra le quali il traffico di sostanze stupefacenti ed una capillare e diffusa attività estorsiva in danno degli esercenti attività commerciali), mantenendo così gli associati, assistendo loro e le famiglie anche negli inevitabili periodi di detenzione”.
Raffaele Martena è considerato, già dal 2006, un affiliato di Lorenzo “Enzo” De Giorgi e Cosimo “Mino” Cafueri. Avvicinatosi successivamente a Raffaele Renna, viene ritenuto dal 2015 organizzatore e dirigente dell’ala “Tuturanese” dell’associazione.
Giuseppe Perrone, affiliato a Giuseppe Giordano, secondo i Magistrati, è il referente della SCU a Torchiarolo, come già detto.
Cristian Tarantino, affiliato di Raffaele Renna, è già stato condannato per associazione mafiosa con sentenza del GIP di Lecce il 5 marzo 2015. Tornato in libertà il 16 maggio 2016, rappresentava sul territorio Raffaele Martena, “del quale eseguiva gli ordini e comunicava la volontà di assumere il comando dell’associazione”.
Prima di passare ad analizzare il contenuto e il significato del pizzino trovato dai Carabinieri, è bene soffermarsi sulla situazione del territorio su cui avvengono i fatti, così come viene descritta e rappresentata nelle carte della Magistratura.
“Sono ormai fatti giudiziariamente e storicamente accertati, perché oggetto di numerose sentenze definitive pronunciate nell’ambito del distretto di Lecce, non solo l’esistenza e la costante operatività della “Sacra Corona Unita” nel territorio salentino ed in particolare (per quel che in questa sede rileva) nel territorio della provincia di Brindisi, ma anche che ai vertici della stessa, almeno sino al 1998, fosse posto Salvatore Buccarella, tuttora detenuto”, scrive il GIP nell’ordinanza.
Le indagini hanno accertato l’esistenza, nella zona meridionale della provincia di Brindisi, di una articolazione della SCU capeggiata dalla famiglia Buccarella e successivamente da Francesco Campana. Questa organizzazione ha esercitato un controllo assoluto sulle attività economiche illecite e su quelle imprenditoriali del territorio. In particolare, il clan prediligeva occuparsi del traffico di sostanze stupefacenti e di estorsioni agli imprenditori.
La “sfoglia” conferma che gli attuali leader del gruppo criminale mafioso continuano ad operare in perfetta continuità con le metodologie e con le tradizioni dello stesso, sia pure con la volontà di superare le vecchie gerarchie, imponendone di nuove.
Il gruppo dei “Tuturanesi” è storicamente capeggiato da Pino Rogoli, fondatore della SCU e dalla famiglia Buccarella. Gli eredi di questi personaggi carismatici sono proprio Raffaele Martena, Giuseppe Perrone e Cristian Tarantino. Da sempre questo clan è contrapposto a quello dei cosiddetti “Mesagnesi”, guidato da Ercole Penna (fino al momento della sua decisione di collaborare con la giustizia) e da Daniele Vicientino, successori di Antonio Vitale e Massimo Pasimeni.
“La storia giudiziaria del Distretto della Corte di Appello di Lecce – costruita attraverso le numerose sentenze irrevocabili emesse negli ultimi anni – ha certificato l’esistenza nel territorio salentino di una associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita. La struttura è stata originariamente verticistica e capeggiata da Rogoli Giuseppe e, successivamente, da altri noti personaggi di spicco per la provincia di Brindisi. L’operatività sul territorio è sempre stata assicurata mediante l’esistenza di sottogruppi che hanno gestito numerose attività illecite tra cui quelle “tradizionali” delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti”, si legge nell’ordinanza.
A questo punto possiamo tornare ad occuparci del pizzino.
L’autore, che si firma “CON AMORE RAFFY”, è Raffaele Martena. Il destinatario è Giuseppe Perrone.
Il contenuto della sfoglia si riferisce senza dubbio agli equilibri interni alla Sacra Corona Unita e all’appartenenza ad essa del mittente, del destinatario e del “Cristian” spesso citato, ovvero Cristian Tarantino.

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Il tono della missiva fa capire che il ruolo di Martena sia ormai divenuto superiore a quello di Raffaele Renna, alias “Puffo”. A tal proposito è importante leggere il periodo che apre la lettera. Testuale: “MIO CARO AMICONE COME PENSO CHE AVRAI SAPUTO SONO STATO A TARANTO E FINALMENTE HO AVUTO MODO DI PARLARE CON L’AMICO PUFFO E GLI HO DETTO TUTTO CIO’ CHE PENSAVO, CHE VOI AVEVATE RAGIONE E CHE LUI MAI DOVEVA FARE QUEL PASSO. LUI PERO’ LO AMMIRATO DICENDOMI CHE NEI VOSTRI RIGUARDI AVEVA ESAGERATO PERO’ AMICO MIO VI VOLETE ANCORA BENE PERCHE’ E’ RICONOSCENTE DI CIO’ CHE AVETE FATTO PER LUI”.
A confermare il raggiungimento di una posizione gerarchicamente sovraordinata o pari a quella del Martena, il passo finale della lettera: “DIMENTICAVO PUFFO RITORNA SUI SUOI PASSI E SEGUE IL SOTTOSCRITTO”.
Dal pizzino emergono i tipici elementi costitutivi di un’associazione mafiosa.
C’è il richiamo all’affiliazione di nuovi membri e il conferimento di nuovi “gradi” ai partecipanti, il cosiddetto “movimento”. “E’ RIMASTO MALE CHE GLI HAI FATTO IL MOVIMENTO A PIERO COSA CHE LUI MAI SI PERMETTEVA A FARTI”.
È chiaro il riferimento all’affiliazione di un certo Piero, già affiliato al Renna e che sarebbe passato agli ordini del Perrone.
C’è il richiamo al mantenimento degli affiliati detenuti da parte dei membri dell’associazione che sono in libertà: “CRISTIAN PER TE STRAVEDE POICHE’ PER DUE ANNI HA SEMPRE RICEVUTO 300 EURO AL MESE”.
C’è il ripetuto richiamo all’“affectio societatis” che unisce tra di loro gli affiliati: “AMICO MIO VI VOLETE ANCORA BENE”, “VOGLIO CHE VI AMATE PIU’ DI PRIMA E DI ESSERE PIU’ UNITI DI PRIMA”, “VOGLIO CHE LO AMATE COME LO AMATO IO PERCHE’ NON CI DELUDERA’”, “MI DICE CHE TI AMA LO SAI CHE SE TI AMA A TE, LO AMO SE NO E’ UN MIO NEMICO. RICORDATI CHE TI AMO E TI SARO’ RICONOSCENTE CHE GRAZIE A TE MI FAI FARE IL BOSS DAL CARCERE”.
C’è il richiamo all’uso della violenza quale metodo di intimidazione nei confronti degli associati appartenenti all’ala perdente o che comunque costituiscono un ostacolo alla scalata criminale delle nuove leve: “HO AMMAZZATO DI BOTTE MINO CAFUERI E QUESTI SONO I BOSS CHE PIANGEVANO” … “SE CI SARA’ DA AMMAZZARE SI AMMAZZERA’ SENZA PROBLEMI E COME USCIRA’ VEDRAI”.

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C’è la pretesa di esercitare il potere intimidatorio dell’associazione attraverso i nuovi capi, il controllo esclusivo sul territorio di rispettiva competenza e l’imposizione del potere verticistico derivante dal grado gerarchico all’interno del clan: “LO SAI I MIEI DISCORSI QUALI SONO A CASA NOSTRA STIAMO NOI E NESSUNO PIU’ DEVE METTERE PIEDE, I VECCHI NON DEVONO ESISTERE PIU’, ORA SIAMO NOI, LI RISPETTIAMO MA NON CI SERVE NESSUNO”, ORMAI NON HAI PIU’ BISOGNO DI NESSUNO SIAMO NOI, ORMAI IO SONO COMPLETO IN TUTTO E COSI’ ANCHE TU”.
C’è la prospettiva di stringere nuove alleanze con i leader dell’organizzazione attivi in altri territori: “NOI DOBBIAMO ESSERE NOI HO FATTO TUTTO UNA COSA CON CRISTIAN PEPE ED IVAN CAVALLO”.
C’è l’individuazione dei reati fine dell’associazione, in primis il traffico di stupefacenti: “VERRA’ A TROVARTI. HA MAGGIO TI INVIO 50 KG DI COCA”, “AIUTATELO PERCHE’ DOVRA’ PRENDERE FUMO, EROINA, COCA E CON IL TUO BENESTARE VI REGOLATE IL DA FARSI”.
“Concludendo, la “sfoglia” sequestrata rappresenta un documento di assoluta rilevanza probatoria, capace com’è di dimostrare autonomamente l’appartenenza del mittente, del destinatario e delle persone in essa citate (in particolare Cristian Tarantino, ma anche altri soggetti in corso di identificazione, quali, ad esempio, MAU, ANG, EN, nonché altri soggetti citati con i quali sono evidenti gli accordi di stabile cooperazione intercorsi e siglati dal Martena) all’associazione di tipo mafioso “Sacra Corona Unita”, ma rappresenta anche un decisivo riscontro a numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia che testimoniano dei ruoli di MARTENA, PERRONE e TARANTINO”, scrive il GIP Alcide Maritati.
“Non abbassiamo la guardia. La Sacra Corona Unita è viva, vegeta e, purtroppo, gode ancora di ottima salute. Contrariamente a quanto viene sostenuto da alcuni che la ritengono ormai disarticolata e inoffensiva. Un grave errore di sottovalutazione. Questo pizzino è la risposta a chi afferma che la SCU non c’è più”, dichiara il Procuratore Capo Cataldo Motta.

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