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antonio costantini-marco dinapolidi Antonio Nicola Pezzuto - 14 aprile 2015
“Nel comune di Cellino San Marco (Brindisi) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 28 e 29 marzo 2010, nonché il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi”.
Si apriva così la relazione del Ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica sulle motivazioni dello scioglimento del Consiglio Comunale del piccolo comune della provincia di Brindisi per infiltrazioni mafiose. Questo accadeva nel mese di aprile del 2014.
Esattamente un anno dopo, Cellino San Marco balza ancora agli onori della cronaca.
Al centro delle indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale proprio 5 ex amministratori comunali, 4 imprenditori, tre intermediari, un funzionario dipendente comunale ed un pregiudicato vicino alla malavita organizzata.
Otto di queste persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per altre sei sono stati disposti gli arresti domiciliari. Altre sette sono indagate a piede libero.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, su richiesta del Sostituto Procuratore Antonio Costantini.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, peculato, corruzione, turbata libertà degli incanti e calunnia.

Le indagini dell’operazione, denominata “Do ut des”, prendono il via nel settembre del 2012 in seguito ad un’informativa dei Carabinieri che evidenzia i rapporti tra il Sindaco del comune di Cellino San Marco, Francesco Cascione, ed il pluripregiudicato Francesco Francavilla, ritenuto elemento vicino alla criminalità organizzata.
Il lavoro degli investigatori porta a scoprire un’associazione per delinquere che gestiva la cosa pubblica per illecite finalità privatistiche arrivando a prosciugare le casse del comune. È importante sottolineare che le condotte illecite si siano concretizzate anche nel periodo in cui si era insediata la commissione prefettizia di accesso agli atti che ha portato allo scioglimento dell’ente.
Il Sindaco Cascione, che era già attenzionato dagli inquirenti per aver partecipato ai funerali di un mafioso, aveva autorizzato verbalmente il Francavilla ad allacciare le attrezzature di un chiosco, predisposto per la vendita al pubblico di bevande e alimenti di sua proprietà, all’impianto di illuminazione comunale. Aveva inoltre concesso al pregiudicato di utilizzare beni di proprietà del Comune destinati alla gestione di eventi pubblici (un gazebo, 140 sedie e un palco modulare).
Il Francavilla, essendo un soggetto gravato da diversi precedenti penali, non aveva i requisiti per svolgere l’attività commerciale che, quindi, esercitava abusivamente.
Nell’inchiesta sono stati coinvolti anche gli ex assessori Gabriele Elia, Gianfranco Quarta, Corrado Prisco, Gianfranco Pezzuto. Gabriele Elia era stato nominato da poco vice commissario provinciale di Forza Italia, incarico dal quale è stato sospeso.
Le indagini hanno appurato che l’associazione per delinquere chiedeva tangenti alle imprese appaltatrici di lavori pubblici servendosi anche del meccanismo della sovrafatturazione. In pratica, si fatturava un importo superiore al reale valore dei lavori assegnati: la somma eccedente veniva divisa tra i componenti del gruppo.
Il sodalizio cercava di lucrare anche sui concorsi pubblici banditi dal Comune.
Già in passato c’era stato il tentativo di truccare il concorso per il posto di comandante della Polizia Municipale a beneficio di un soggetto che aveva prodotto una documentazione falsa per poter ambire alla vittoria del concorso. L’inchiesta ha accertato nuovi tentativi per condizionare ancora una volta il concorso per comandante della polizia municipale e quello per l’assunzione di due agenti dello stesso corpo.
Un vero e proprio sistema è emerso dalle indagini condotte grazie a servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Numerosissime le intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli investigatori, inoltre, hanno acquisito una notevole mole di documentazione amministrativa. Un sistema del quale facevano parte anche imprenditori e che cercava di intimorire i dipendenti comunali che si mettevano di traverso all’attività dell’associazione. Lo dimostra una denuncia penale calunniosa del sindaco nei confronti di un Vigile Urbano che si era rivolto alla Guardia di Finanza per denunciare il sistema criminoso costituitosi in Municipio.
Parla di “Pactum sceleris” il Procuratore Dinapoli, un patto che coinvolgeva quasi tutti i componenti della giunta che erano entrati in politica per fare affari illeciti. Inoltre, come già detto, il sodalizio non si era fermato neppure davanti al commissariamento del comune e all’insediamento della Commissione di accesso agli atti e, come sottolineato dal Procuratore, era pronto ad organizzarsi per la nuova campagna elettorale.
Quello di Cellino San Marco è il caso di un sistema amministrativo creato per delinquere che, come ha lasciato chiaramente intendere il Procuratore Dinapoli, potrebbe non essere affatto un’eccezione.

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