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motta-cataldo-conf-stampadi Antonio Nicola Pezzuto - 13 novembre 2014
C’era una volta, tanto tempo fa, una ridente cittadina abitata da oneste persone dedite prevalentemente all’agricoltura. Gente laboriosa, umile, che si spezzava la schiena tutto il giorno per vivere. C’era una volta, tanto tempo fa, una cittadina del Salento che si vantava delle sue produzioni di olio e vino, spina dorsale di un’economia sana che riusciva ad esportare i suoi eccellenti prodotti su tutto il territorio nazionale. C’era una volta.
Poi, come in tutte le fiabe, arriva il personaggio cattivo, pronto a infrangere i sogni e le aspettative di chi vuole vivere nella giustizia.
Capita che un certo Pino Rogoli di Mesagne crei un’organizzazione criminale di stampo mafioso denominata Sacra Corona Unita. Capita negli anni Ottanta. E capita che questa organizzazione si radichi in tutto il Salento, anche in un’ex ridente cittadina chiamata Squinzano. Capita.

Anni bui gli anni Ottanta, Novanta e gli inizi del Duemila. Personaggi oscuri che mostrano i muscoli e impongono la loro legge, lotte interne al clan che mietono vittime, persone che spariscono e di cui non si sa più nulla. Poi, come nelle fiabe che prevedono il lieto fine, arrivano gli eroi buoni.
Arriva la magistratura e arrivano le forze dell’ordine che sembrano riportare la tranquillità. Per le persone perbene si realizza un sogno.
Purtroppo, si sa, i sogni non durano molto. Così può capitare di essere svegliati durante un’umida notte di novembre dal rumore degli elicotteri che sorvolano il centro abitato a bassa quota. Ti svegli improvvisamente e capisci che qualcosa sta accadendo. Cattivi presagi. Un’ora di frastuono dei velivoli che imperversano a pochi metri d’altezza ti fanno capire che sarà una giornata particolare che forse dà inizio ad un futuro che speri migliore. La conferma arriva dalla lettura della posta elettronica. Un comunicato stampa dei Carabinieri del ROS annuncia un’importante operazione ai danni della Sacra Corona Unita.
Non resta che aspettare la conferenza stampa. Minuti e ore interminabili, ma nell’aria si sente che quegli elicotteri hanno portato via qualcosa che, si spera, non torni più.
“Se volete sapere quello che è successo ci vorranno due giorni”, esordisce il Procuratore Capo Cataldo Motta (il secondo nella foto da sinistra), che aggiunge: “La presenza del Vice Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri ci dà il segnale della dimensione di questa ordinanza che è stata eseguita stamattina”.
Cataldo Motta era il capo degli eroi che avevano consentito, tanti anni fa, la realizzazione di un sogno, quello di vivere in un paese tranquillo. Il tempo trascorre e lascia il segno su ognuno di noi, ma il carisma e la forza morale di alcuni rimangono immutati. Così ti accorgi che la stessa persona, a distanza di tanto tempo, è sempre il leader di quel gruppo di eroi che riportano giustizia. O almeno cercano.
I Carabinieri del ROS, guidati dal Colonnello Paolo Vincenzoni, e i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lecce, guidati dal Capitano Biagio Marro, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 26 persone. Altre 53 risultano indagate.
Alla complessa e delicata attività hanno anche partecipato i Carabinieri del Reparto Operativo coordinati dal Colonnello Saverio Lombardi e quelli della Compagnia di Campi Salentina agli ordini del Maggiore Nicola Fasciano. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Lecce, Carlo Cazzella, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha impiegato tre magistrati per il successo dell’operazione: Antonio Negro, Giuseppe Capoccia e Guglielmo Cataldi.
I provvedimenti cautelari scaturiscono da due distinte indagini, condotte nel periodo 2008-2012 e riunite poi in un unico procedimento: l’ Indagine “Vortice” dei ROS e l’ Indagine “Déjà Vu” del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lecce. Epicentro del blitz, l’area a Nord della provincia di Lecce, soprattutto Squinzano.
Gli indagati rispondono, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “introduzione nello Stato, porto e detenzione illegale di armi anche da guerra”, “tentato omicidio”, “estorsione”, “usura”, “esercizio abusivo di attività finanziaria”, “intestazione fittizia di beni”, “violazione degli obblighi della sorveglianza speciale”, “falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico”, “abuso d’ufficio” e “corruzione per un atto d’ufficio”, molti dei quali in concorso tra i vari indagati ed “aggravati dalle modalità e finalità mafiose”. Nel corso dell’operazione è stato sottoposto a sequestro preventivo anche un immobile riconducibile ad uno degli arrestati.
Le indagini hanno evidenziato un’evoluzione nei rapporti tra i clan storici della Scu. Con gli anni, infatti, i contrasti si sono attenuati al fine di fare affari.
Al centro delle indagini sono finiti anche l’ex Sindaco di Squinzano e attuale Consigliere Comunale Giovanni Marra, la Presidente del Consiglio Comunale Fernanda Metrangolo e l’ex Comandante della Polizia Municipale Roberto Schipa. Marra è accusato di falso e abuso d’ufficio; la Metrangolo di corruzione e Schipa di falso. Marra e Metrangolo, fino a poco tempo fa, ricoprivano anche, rispettivamente, la carica di consigliere provinciale il primo e di assessore provinciale la seconda.  
“La presenza di quattro magistrati, me compreso, fanno capire l’ampiezza e la rilevanza dell’operazione”, afferma Motta. “C’è un esperto in materia di Pubblica Amministrazione perché qui, tra le altre cose, ci sono anche i rapporti tra l’Amministrazione Comunale di Squinzano e il clan dei fratelli Pellegrino detto “Zu Peppu”.
I fratelli Antonio e Patrizio Pellegrino, figli dell’ergastolano Francesco sono, insieme a Sergio Notaro, i capi del sodalizio egemone sul territorio. Tutti e tre sono destinatari di un provvedimento cautelare che i Carabinieri non hanno potuto eseguire in quanto i Pellegrino si trovano in Germania e Notaro è fuggito all’arrivo dei Carabinieri.
L’altra figura centrale di questa storia è Carlo Marulli, figlio della Metrangolo e arrestato perché ritenuto componente dell’associazione mafiosa e anello di congiunzione tra questa e il mondo della politica.
“Si tratta di fatti risalenti a qualche anno fa con un assetto del Comune diverso da quello attuale, o meglio in parte diverso da quello attuale, in quanto è cambiato il Sindaco ma il Consiglio Comunale è rimasto quello che era, presieduto da una persona vicina al clan Pellegrino, la signora Metrangolo”, continua il Procuratore. “Il figlio si chiama Carlo Marulli ed è stato arrestato per partecipazione alla Sacra Corona Unita. Marulli faceva il bello e cattivo tempo in Comune con il precedente Sindaco, ma lo fa anche con il nuovo Consiglio Comunale perché abbiamo una recentissima annotazione da parte della Compagnia di Campi Salentina. Il Maggiore Fasciano e il Comandante della Stazione si sono avveduti, in uno degli ultimi Consigli Comunali, di un atteggiamento intimidatorio da parte di Carlo Marulli che è stato anche denunciato dal Sindaco. Questo è accaduto pochi giorni fa. Un fatto che rende attuale questa situazione che emerge in maniera sistematica dagli atti”.
Altro elemento importante scaturito dall’inchiesta è il ruolo di Gianni De Tommasi di Campi Salentina, leader dell’omonimo clan. Nonostante sia detenuto da diversi anni riesce a controllare le attività criminali del suo Paese grazie alla complicità della moglie e della figlia che si occupano del traffico di sostanze stupefacenti in concorso con Savary Cyril Cedric, altro elemento di spicco della Scu, dedito al traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana approvvigionati in Francia, tramite contatti con fornitori colombiani e spagnoli.
“L’indagine inizia, o comunque si avvale nella fase iniziale”, spiega Motta, “anche di un episodio sorprendente: la concessione di un’abitazione da parte del Sindaco Marra ad Antonio Pellegrino. Questo episodio ci aveva lasciato perplessi considerata la difficoltà ad entrare nelle graduatorie dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Ci era sembrato strano che Pellegrino avesse superato tutti in graduatoria e appena scarcerato avesse ottenuto questa casa. Si è poi scoperto che, in realtà, la possibilità di superare tutti in graduatoria era stata legata ad un accertamento da parte dell’allora Comandante della Polizia Municipale, Roberto Schipa, indagato in questo processo. La casa veniva assegnata sulla base di una relazione falsa del Comandante dei Vigili Urbani il quale certificava che la mamma di Pellegrino era malata di mente o comunque sofferente di disturbi psichici in cura al Centro Igiene Mentale, attestazione assolutamente falsa. E viveva, secondo questa relazione, con il figlio in condizioni antigieniche e disagiate, per cui era indispensabile che Pellegrino avesse una casa nuova. Questo consentiva al Sindaco, che riteniamo fosse bene a conoscenza di quale in effetti fosse la reale situazione e aveva requisito una delle case superando ogni graduatoria, di darla ad Antonio Pellegrino. Questo, verosimilmente, in base ad una conoscenza del personaggio e quindi ad una intimidazione ambientale. Questo episodio è stato una sorta di input iniziale alle indagini”.
La Presidente del Consiglio Comunale, Fernanda Metrangolo, è accusata di corruzione. Si sarebbe “interessata”, nell’esercizio delle sue funzioni, affinchè il Consiglio Comunale riconoscesse tempestivamente, un debito fuori bilancio a una ditta di cui era titolare un suo nipote. Grazie a questo “interessamento”, secondo l’accusa, avrebbe percepito 2.409 euro, somma ottenuta con l’intermediazione del figlio al quale poi la somma era destinata.
“La nuova amministrazione è condizionata dalla presenza, come Presidente del Consiglio, della Metrangolo e dalla possibilità che, attravero la mamma, Marulli continui a fare il bello e il cattivo tempo”, chiosa Motta, “non c’è un vantaggio diretto, c’è una sorta di pericolo di condizionamento. Ripeto, l’elezione della Metrangolo come Presidente del Consiglio Comunale è una sorta di perpetuazione della situazione pregressa”.
Fondamentali, per la buona riuscita delle indagini, le dichiarazioni del collaboratore Ercole Penna, detto “Lino lu Biondu”. Quello che dice “dove ci sono i soldi c’è la Sacra Corona Unita”.
Penna è considerato dalla Procura pentito serio e attendibile e, pur appartenendo alla zona di Mesagne, ha fornito interessanti indicazioni sull’area leccese.    
“Per esempio, l’indicazione sulla possibilità che Marulli condizionasse il Consiglio Comunale passa anche attraverso la gestione della squadra di calcio, il Real Squinzano, della quale Marulli era presidente. Questa squadra, lo disse Penna già nel 2010, era effettivamente di proprietà dei Pellegrino. D’altronde, Carlo Marulli è strettamente legato ai Pellegrino da anni, svolge il ruolo di autista di Patrizio Pellegrino. Penna ha parlato di tante cose, ha parlato dei suoi rapporti con Patrizio Pellegrino che risalivano al 2006. Ha raccontato che Carlo Marulli è strettamente legato con l’amministrazione comunale. Anche l’incarico di Presidente del Real Squinzano gli è stato dato dai Pellegrino che sono i veri proprietari della squadra. E ha precisato che anche questa nomina a Presidente del Real Squinzano e l’interesse dei Pellegrino alla squadra rientra in quello che da qualche anno stiamo evidenziando per quanto riguarda la ricerca del consenso sociale da parte di questi gruppi”, dichiara il Procuratore Motta. E ancora. “I Pellegrino avevano interesse a che la gente avesse l’impressione di un territorio tranquillo, di un Paese tranquillo dove non accade nulla. Questo, Penna, lo ha raccontato espressamente paragonando, da persona intelligente qual è, questa situazione a quella di Mesagne dove, lo dico da tempo, c’è disponibilità. Ce ne accorgemmo già nel febbraio del 2011 quando si doveva eseguire un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Massimo Pasimeni e di sua moglie per un’estorsione. Massimo Pasimeni era la prima autorità di Mesagne. Il personale della Polizia di Stato di Mesagne si trovò alle tre di una notte di febbraio, nonostante non ci fosse una temperatura che consentisse di stare in strada, tutta la gente del centro storico di Mesagne che era uscita non per testimoniare la propria solidarietà alla Polizia di Stato, che doveva eseguire l’ordinanza, ma ai destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare con manifestazioni di affetto: «Non vi preoccupate, tornate presto, vi vogliamo bene, al cagnolino ci pensiamo noi, le piante le annaffiamo noi…». Penna dice che quello stesso rapporto hanno a cuore i Pellegrino”, sottolinea Motta.
“Su Squinzano non accade nulla che i Pellegrino non vogliano”, si avvia a concludere il Procuratore Capo, “e il loro interesse è che la gente abbia l’impressione di avere tranquillità e di poter fare affidamento sull’organizzazione. È un aspetto piuttosto importante perché poi è il futuro con il quale ci dovremo confrontare e dal quale ci dovremo difendere. Penna ha ribadito di aver parlato con Antonio Pellegrino. Lui vuole che Squinzano sia tranquilla, che a Squinzano stiano tutti bene in modo da farsi apprezzare ed ottenere dal territorio il riconoscimento del loro ruolo”.
Chi ha avuto la pazienza di leggere questo lungo articolo deve sapere che è solo un’estrema sintesi dell’ordinanza di custodia cautelare lunga ben 359 pagine e ottenuta grazie anche al riassunto fatto in conferenza stampa dal Procuratore Motta.
La lettura delle carte dimostra come la forza di assoggettamento e prevaricazione delle famiglie mafiose condizionasse la vita sul territorio, come tenessero sotto scacco l’intero paese e come, spesso, duole dirlo, ottenessero consenso presso i cittadini e gli imprenditori.
Questo, purtroppo, è un dato di fatto che le indagini hanno appurato.
Ora, spetta a  tutti i cittadini reagire e dimostrare che si vuole costruire qualcosa di diverso per far sì che Squinzano torni ad essere quella ridente cittadina libera dai tentacoli della piovra.

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