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centonze-antonio-c-brindisireport.itdi Antonio Nicola Pezzuto - 22 febbraio 2014
Il provvedimento colpisce il patrimonio di Antonio Centonze, esponente della frangia mesagnese della Scu
Ammonta a 600mila euro il valore dei beni sequestrati ad Antonio Centonze, 46 anni, di Brindisi, ritenuto legato alla frangia mesagnese della Sacra Corona Unita. L’uomo è già stato condannato per mafia, con sentenze non ancora definitive, a pene comprese tra otto anni e tre anni e quattro mesi di reclusione.
Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Brindisi su proposta di misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal Direttore della DIA al termine di complesse indagini patrimoniali condotte dalla sezione operativa di Lecce. Gli investigatori hanno appurato che, dal 2002 al 2012, solo in due dichiarazioni al fisco, quelle del 2009 e del 2010, l’uomo aveva dichiarato redditi sufficienti a mantenere la sua famiglia.

Negli altri anni risultava nullatenente. Ciò non gli impediva, come documentato dagli uomini della DIA, di andarsene in giro alla guida di Ferrari, Maserati e Lamborghini. Evidente, quindi, la sproporzione tra i redditi dichiarati dall’indagato e dalla sua famiglia  e il patrimonio a lui riconducibile.
Questo emerge dalla lettura delle carte del Tribunale di Brindisi. Parte del patrimonio oggetto di sequestro risulta intestato alla moglie e alle tre figlie. A finire sotto chiave, la società edile “D&D” con sede a San Marzano di San Giuseppe, l’azienda “3C Costruzioni generali” intestata a parenti di Centonze, il 60% di un’altra società, un’autovettura Volkswagen Golf, un immobile a Brindisi con annesso box, cantina e posto auto, un conto corrente e sedici polizze di pegno.
Stando alle dichiarazioni del pentito Ercole Penna, la società “D&D” sarebbe stata a “disposizione della Sacra Corona Unita” che “quando aveva bisogno di denaro provvedeva a prelevarlo dalle casse dell’azienda”, la quale, a sua volta, offriva “disponibilità ad assumere detenuti affinchè ottenessero misure alternative alla detenzione”.
Il compito di Centonze, secondo Penna, era di riciclare denaro sporco nel settore degli appalti. Nei periodi più proficui, la “D&D” dava lavoro a una settantina di operai che, in buona parte, erano pregiudicati che uscivano dal carcere e avevano bisogno di un lavoro, o figli di affiliati alla Scu.
In un processo per associazione mafiosa che si sta celebrando a Brindisi, una dipendente della Manutencoop, ditta appaltatrice della Asl, ha dichiarato di aver subito pressioni da Centonze che, a bordo di un’auto di lusso, l’avrebbe raggiunta nel parcheggio di un centro commerciale pretendendo posti di lavoro di ausiliario all’Ospedale Perrino di Brindisi per alcune persone vicine all’organizzazione criminale.

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