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dia6di Antonio Nicola Pezzuto - 11 febbraio 2014
Due immobili, due autovetture e due aziende: questo il patrimonio sequestrato a D.A., 45enne di Gravina in Puglia. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bari su proposta del Direttore della DIA, Dott. Arturo De Felice. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 500mila euro.
Gli agenti del Centro Operativo di Bari hanno condotto indagini certosine sul patrimonio dell’intero nucleo familiare di D.A., condannato, più volte, per contrabbando di sigarette tra il 1998 e il 2003. L’uomo, al centro dell’indagine degli uomini della DIA, ha anche precedenti per estorsione ed usura (per questo reato è stato arrestato nel settembre del 2011), detenzione di sostanze stupefacenti, truffa, detenzione e porto d’arma.
Gli investigatori hanno voluto fare luce sulla cospicua disponibilità di risorse economiche dell’uomo. Così hanno passato al setaccio e ricostruito movimentazioni finanziarie appurando versamenti di ingenti somme di denaro in contanti per circa 370.000 euro, avvenute nel periodo 2006/2013.

La DIA ritiene che il patrimonio sia stato accumulato grazie anche ai proventi delle attività illecite. Convincimento che è stato accolto dal Tribunale di Bari che deve ora decidere se procedere alla confisca definitiva.
A rafforzare le tesi degli inquirenti, la sproporzione tra gli investimenti effettuati e le entrate lecite dell’intero nucleo familiare. Ciò ha portato al sequestro di due beni immobili, a Gravina e a Rimini, intestati a D.A. e alla figlia maggiorenne. I sigilli sono stati apposti anche a due attività commerciali operanti nella gestione di internet point, sale da gioco e scommesse, ubicate una a Gravina e l’altra a Irsina (Matera). Tra i beni sequestrati ci sono anche due autovetture, tra cui una BMWX6 acquistata recentemente per oltre trentamila euro, ed alcuni saldi rinvenuti sui conti correnti. Un patrimonio, come già detto, ammontante a mezzo milione di euro che sarà affidato alla gestione di un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.
Nelle loro indagini, gli agenti della DIA di Bari si sono avvalsi anche di un’intervista rilasciata dall’intero nucleo familiare alla trasmissione “Lucignolo” in onda su Italia 1 nella quale il capofamiglia lamentava di aver speso ventisettemila euro per un intervento di chirurgia estetica non soddisfacente. Di questo esborso gli investigatori non hanno trovato alcun riscontro sui conti correnti.
“L’aggressione ai patrimoni illeciti, costituiti con i proventi dei delitti, rappresenta il core business della Direzione Investigativa Antimafia ed il Centro Operativo di Bari – sostiene la DIA – nell’anno appena trascorso, ha operato sequestri, sia di prevenzione che giudiziari, nonché confische per circa cinque milioni di euro”.

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