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sala giochidi Antonio Nicola Pezzuto - 14 gennaio 2014
Questo dato preoccupante emerge nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al 1° semestre 2013
La relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al 1° semestre 2013 fa luce sulle nuove dinamiche della criminalità organizzata in Puglia. Tra nuovi equilibri all’interno dei clan e infiltrazioni nell’economia legale si snoda la disamina di quella che è la situazione nel Tacco d’Italia.
Va subito messo in risalto, come documentato nella relazione, che la criminalità organizzata, in Puglia, investe nell’economia legale denaro illecitamente accumulato. In particolare, gli investimenti hanno per oggetto l’acquisizione di bar, supermercati e, soprattutto, sale da gioco.
Dai dati pubblicati si evince un’attenuazione del fenomeno estorsivo.
Invece, “la particolare congiuntura economica e la stretta creditizia favoriscono l’espansione di attività alternative al credito legale, quali l’usura, che conferma il valore registrato nel semestre precedente”.
La diminuzione degli omicidi tentati e consumati sembra testimoniare una diminuzione delle “dinamiche di scontro tra gruppi”.

Frequenti rimangono le rapine, anche se le statistiche dimostrano che la loro crescita “ha registrato nel semestre in esame una battuta d’arresto”.
Rispetto al semestre precedente risultano in calo anche i reati di riciclaggio e di contraffazione. Fenomeni che minano “la libera concorrenza, rallentando lo sviluppo dei mercati interessati”.
Desta preoccupazione il fenomeno delle rapine ai danni di automezzi pesanti traportanti merci e di rappresentanti di preziosi, considerato quanto siano importanti per l’economia pugliese i settori del commercio e del terziario. Questi reati sono, inoltre, particolarmente preoccupanti perché mettono a repentaglio l’incolumità di tante persone in quanto vengono effettuati “con assalti armati, in arterie stradali altamente trafficate”. Il fenomeno delle rapine riguarda soprattutto le province di Bari, Barletta – Andria – Trani e Foggia, dove i gruppi criminali si sono specializzati in questo tipo di attività criminale a tal punto da “operare anche in altri contesti geografici”.
Da segnalare il business dell’oro rosso. Infatti, sono frequenti i furti di rame perpetrati soprattutto a danno della rete ferroviaria e di quella energetica, con ripercussioni negative sulle imprese operanti sul territorio, “spesso costrette ad interrompere i rispettivi cicli produttivi”.
Va detto, però, che le attività di contrasto al fenomeno, nel semestre in esame, hanno prodotto risultati positivi.
Focalizziamo, adesso, l’attenzione sulla situazione nel Salento e quindi sulle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Per quanto riguarda la provincia di Lecce, la relazione della D.I.A, sottolinea che “nonostante l’incisiva azione di contrasto messa in atto dalle Forze di polizia, le organizzazioni criminali operanti nella città di Lecce e nella provincia, in particolare nella fascia a nord del capoluogo, sono tuttora attive ed in cerca di maggiori spazi e nuove alleanze”.
Gli arresti effettuati nel capoluogo hanno decapitato i vertici dei sodalizi criminali. Questo ha permesso ad alcune figure di secondo piano di emergere. La cattura degli elementi di spicco ha causato anche fibrillazioni interne al “principale gruppo criminale del capoluogo”.
I gruppi criminali attivi sul territorio operano in autonomia e, inoltre, mancano di “progettualità definite”, sia per la mancanza di figure di prestigio “che per la labilità dei vincoli tra gli associati”.
Nei comuni di Gallipoli e Squinzano gli equilibri criminali sono in evoluzione. In particolare, nel territorio della Città Bella, dove operano gli affiliati del clan mafioso riconducibile al defunto boss Salvatore Padovano, si registrano segnali di ripresa del fenomeno estorsivo.
Nei comuni di Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina, situati a nord di Lecce, si sono verificati attentati ed intimidazioni che si collocano in un contesto più ampio.
Numerose le intimidazioni che hanno colpito amministratori pubblici, liberi professionisti, funzionari di enti ed istituti e ad appartenenti alle forze di polizia. Intimidazioni che “in molti casi, assumono la veste di ritorsioni personali collegate all’attività professionale o amministrativa delle vittime”.
Da registrare la facilità con cui si cerca di eliminare i rivali, anche per futili motivi.
Il settore in cui i gruppi criminali salentini prediligono operare è quello delle sostanze stupefacenti. Attraverso il traffico di droga cercano di raggiungere posizioni di egemonia sul territorio. Questa strategia li accomuna.
I clan leccesi sono attivi nel settore delle estorsioni, anche se il fenomeno sembra avere una diffusione “a macchia di leopardo”. Gli episodi estorsivi non sono, probabilmente, riconducibili ad  un’unica regia criminale ma sono praticati da “piccoli pregiudicati in cerca di facili guadagni, che hanno fatto ricorso alle forme d’intimidazione più disparate nel tentativo di riscuotere modesti importi”.
C’è da dire, però, che dagli attentati e danneggiamenti perpetrati ai danni di artigiani, commercianti e imprenditori, si suppone che il fenomeno sia più esteso “di quanto emerga dagli episodi denunciati dalle vittime”
Nella relazione della D.I.A si menzionano i vari gruppi criminali egemoni nella provincia di Lecce: il clan De Tommasi (operante su Lecce, Campi Salentina, Copertino, Squinzano e Trepuzzi); il clan Scarlino – Giannelli (operante su Lecce); il clan Rizzo (attivo su Lecce, Cavallino, Lizzanello, Melendugno, Merine, Vernole, Caprarica, Calimera, Martano), il clan Tornese (attivo su Monteroni di Lecce, Carmiano, Guagnano, Veglie, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo, Sant’Isidoro); il clan D’Anna – Durante (attivo su Copertino, Nardò, Galatone), il clan Vernel (operante su Vernole, Melendugno, Calimera), il clan Coluccia (attivo su Galatina, Noha), il clan Padovano (attivo su Gallipoli e Racale).
Per quanto concerne Brindisi e la sua provincia, le varie operazioni di polizia hanno inferto dei duri colpi ai più importanti gruppi della Sacra Corona Unita.
Da sottolineare, in tal senso, la cattura del latitante Giuseppe Giordano, detto “Aiace”, avvenuta il 29 marzo 2013.
Forte l’interesse della criminalità organizzata brindisina “per la distribuzione e gestione degli apparecchi elettronici da intrattenimento, meglio conosciuti come video – lottery, che, molto diffusi all’interno di bar, tabaccherie e centri commerciali, garantiscono buoni introiti nonché la possibilità di riciclare ingenti somme di denaro”.
In pratica, i clan impongono ai gestori di esercizi pubblici le apparecchiature da loro controllate. Apparecchiature che non sono collegate alla rete dei concessionari ufficiali autorizzati. Questo consente, a chi le gestisce, di incassare ingenti somme di denaro senza pagare alcun tributo.
Ma il “core business” della criminalità brindisina è rappresentato dal mercato delle sostanze stupefacenti.
Da non sottovalutare il dato relativo ai sequestri di armi, frequentemente utilizzate da pregiudicati anche per dirimere controversie.
Il fenomeno estorsivo è esercitato da piccoli gruppi. Ma, come per la provincia di Lecce, i numerosi incendi ed attentati fanno pensare che il numero delle denunce non dia una reale cognizione della consistenza del problema.
Incendi di automezzi e locali commerciali hanno riguardato soprattutto Brindisi, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco, Latiano, Ostuni, Francavilla Fontana e Torchiarolo.
A Taranto si segnala una forte ripresa dell’attività illegale. Ciò è dovuto, da quel che si legge nella relazione, al ritorno in libertà e all’ammissione alle misure alternative alla detenzione carceraria di alcuni soggetti appartenenti alle organizzazioni criminali.
A rendere più grave la situazione, il diffuso disagio socio – economico che aumenta la disponibilità di giovane manovalanza da impiegare soprattutto nel traffico delle sostanze stupefacenti.
A destare preoccupazione anche il sequestro di numerose armi, anche da guerra, e giubbotti antiproiettile, che potrebbero essere stati utilizzati per risolvere contese all’interno dei gruppi criminali, così come testimoniato dagli omicidi tentati e consumati.
La geografia del crimine in provincia di Brindisi è così delineata: il clan Campana – Rogoli (attivo su Brindisi, Mesagne, Ostuni, Fasano, San Pietro Vernotico); il clan Vitale – Pasimeni – Vicientino (operante su Brindisi, Mesagne, Ostuni, Fasano, Francavilla Fontana, San Pietro Vernotico); il clan Brandi (attivo su Brindisi); il clan Buccarella (egemone a Tuturano); il clan Annis (attivo a San Pietro Vernotico); il clan Bruno (egemone a Torre Santa Susanna).
In provincia di Taranto si registra la nascita di nuovi gruppi autonomi animati da mire espansionistiche. Questo potrebbe causare una destabilizzazione del panorama criminale.
A tal proposito, è da rimarcare la scarcerazione e l’ammissione a misure alternative alla detenzione di personaggi di spicco del clan De Vitis – D’Oronzo.
Anche nella provincia di Taranto si sono verificate “manifestazioni intimidatorie” ai danni di professionisti, amministratori pubblici e rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Ad accomunare le tre province salentine il florido mercato della droga, al centro degli interessi criminali anche nel Tarantino.
Le armi sequestrate ai sodalizi criminali erano utilizzate per esercitare una forte pressione criminale sul territorio, come dimostrato dalle varie operazioni delle Forze di polizia.
Anche nel capoluogo jonico e nella sua provincia si sono verificati molteplici atti d’intimidazione a dimostrazione di una forte pressione estorsiva. Purtroppo, l’attività degli inquirenti non ha portato a grossi risultati a causa della scarsa propensione alla denuncia da parte delle vittime.
Anche per la Provincia di Taranto, la D.I.A ha fornito un quadro esauriente per quanto riguarda la suddivisione criminale del territorio. Troviamo infatti: il clan Coronese (attivo a Massafra); il clan Locorotondo (operante su Crispiano); il clan Modeo – Ciaccia (attivo su Taranto Quartiere Paolo VI); il clan Scialpi – Balzo (operante su Taranto Quartiere Tamburi e su Taranto Città Vecchia); il clan Sambito – Balzo (operante su Taranto Quartiere Tamburi); il clan Cesario – Taurino – Scarci (attivo su Taranto al Quartiere Paolo VI, al Quartiere Tamburi, nella Città Vecchia e al Quartiere Salinella); il clan Pascali (attivo nel Quartiere Paolo VI di Taranto); il clan De Vitis – D’Oronzo (operante a Taranto); il clan Cicala (attivo nel Quartiere Tramontone di Taranto); il clan Stranieri ( a Manduria); il clan Catalano – Leone (attivo a Taranto Quartieri, Talsano, Tramontone, San Vito).

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