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polizia-droga-sequestrodi Antonio Nicola Pezzuto - 22 marzo 2013
Sgominati tre gruppi criminali che trafficavano cocaina, hashish e marijuana. L’ allarme del Procuratore Motta: «La mafia sul nostro territorio non è sconfitta, anzi. Ha cambiato strategia, è alla ricerca del consenso sociale».
Tre gruppi criminali avevano allungato i loro tentacoli sul territorio salentino con l’ obiettivo di dividersi i proventi del traffico di sostanze stupefacenti. Un clan, il più importante, operava su Lecce, un altro ad Arnesano e un altro ancora nel comprensorio di Galatina-Cutrofiano.
A rovinare i piani dei signori della droga, l’ inchiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno, del pubblico ministero Guglielmo Cataldi e dei poliziotti della Squadra Mobile di Lecce e del Commissariato di Galatina.

“Speed Drug”, questo il nome dell’ operazione che ha impegnato oltre cento uomini delle forze di polizia per eseguire 42 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip distrettuale Vincenzo Brancato su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce.
L’ indagine, molto articolata, è nata nel 2009 in seguito al tentato omicidio di Antonello Cagnazzo, 50 anni, di Cutrofiano. L’ agguato era maturato nell’ ambito di contrasti fra due famiglie di commercianti di abbigliamento e scarpe. Quei legami emergenti tra imprenditori e spacciatori hanno attirato l’ attenzione degli investigatori che hanno portato alla luce i vari movimenti registratisi all’ interno della criminalità salentina. Alla ribalta, ancora una volta, uomini della vecchia guardia come Antonio Sileno, Nicolino Maci e Massimiliano Bracale. Ma anche nuove figure, giovani e intraprendenti, come Gioele Greco, 26 anni, di Lecce, fra i principali esponenti dell’ organizzazione leccese insieme ai suoi stretti collaboratori Nicolino Maci, Valentino Nobile e Diego Rizzo. La sera del 12 gennaio, a Cavallino, Greco restò ferito all’ addome dai colpi di pistola sparati da Ciro Vacca. Uno scontro a cui parteciparono altri personaggi del mondo criminale salentino.
Tre sodalizi autonomi e indipendenti, un’ intesa tacita a non valicare i confini altrui. Sui tre gruppi pesa l’ accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Quello leccese è il più numeroso e, soprattutto, si porta dietro l’ aggravante dell’ agevolazione dell’ associazione mafiosa. I leccesi, inoltre, sono stati vicini a esponenti di spicco della criminalità di altre province.
A capo del gruppo di Galatina ci sarebbe, invece, Cosimo Damiano Viti, detto “Damiano”, affiancato da Sergio Del Sorco, Laura Gemma, Antonio Coluccia, Agnese Forte, Alessandro Santoro, Marco Guido e Biagino Filieri. Sandro Fuso, insieme a Marzia Di Lorenzo, Giovanni Errico e Fabio Monaco sarebbero, secondo gli investigatori, al vertice del gruppo attivo su Arnesano.
Le tre organizzazioni avrebbero rifornito i consumatori delle zone di Arnesano, Aradeo, Merine, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Soleto, Galatina ed Andrano.
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ben otto chili di hashish, un chilo di eroina, 600 grammi di cocaina, una pistola mitragliatrice e vario materiale per il munizionamento.
«La droga, per quanto riguarda i nostri gruppi criminali, è il business più diffuso», afferma il Procuratore Capo Cataldo Motta, «bisogna dire, però, che le organizzazioni di maggiore spessore si dedicano molto ai rapporti con la Pubblica amministrazione, con le imprese. L’ attività di spaccio è particolarmente redditizia, ma non è la sola. Tra le attività più diffuse, e delle quali abbiamo minore conoscenza, ci sono l’ usura e le estorsioni. Ma il traffico di droga garantisce una base economica sicura, un flusso di denaro notevole».
Il Procuratore sottolinea, poi, l’ evoluzione del ruolo delle donne all’ interno delle organizzazioni criminali: «Il ruolo delle donne appare importante. A differenza del passato, però, non si tratta più di “portaordini” dal carcere all’ esterno. Non voglio dire che adesso siano diventate autonome. Di certo sono capaci di lavorare all’ interno di un gruppo criminale».
L’ alto magistrato ritorna su un punto che gli è molto caro e sul quale sta insistendo molto negli ultimi tempi: «Qui la mafia non è sconfitta, anzi. Spesso utilizza una strategia che paga. Ho spesso messo in guardia dai rischi del consenso. Quando parlo con i ragazzi delle scuole, parlo sempre del rischio dell’ assuefazione. I collaboratori di giustizia hanno recentemente parlato di una vera e propria strategia: il controllo del territorio, il radicamento non è più il frutto dell’ intimidazione. In altre parole, si cerca di non apparire più come un’ organizzazione mafiosa ma, erogando “servizi” alternativi, di apparire quasi come un’ organizzazione benefattrice. Prestando soldi, a volte, a fondo perduto, o trovando lavoro. Inoltre stiamo anche riscontrando un’altra realtà: spesso i commercianti pagano il “pizzo” spontaneamente, senza che nessuno glielo abbia chiesto. Ci sono molti casi in cui alcuni gioiellieri hanno regalato oggetti preziosi di loro iniziativa. Se scompaiono episodi eclatanti come incendi, bombe, estorsioni, allora non c’ è nulla che risvegli l’ attenzione, si pensa che tutto vada bene. Non è cosi.  L’ associazione è viva e vegeta, e sempre in posizione di forza. Operazioni come quella odierna hanno il vantaggio di far rialzare la soglia di attenzione».

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