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dna-webdi Antonio Nicola Pezzuto - 6 febbraio 2013
Nella sua relazione annuale la Dna evidenzia un’ evoluzione del rapporto fra i gruppi mafiosi e gli ambienti della politica.
“Non sono i mafiosi che cercano un contatto con i politici, offrendo i loro voti in cambio di qualcosa, ma sono i politici che cercano il supporto elettorale dei gruppi criminali presenti sul territorio, promettendo loro l’ affidamento di lavori alle aziende che ad essi fanno notoriamente riferimento ed altri possibili affari derivanti dalla gestione amministrativa degli enti che, ove eletti, saranno da loro rappresentati”. Questo si legge nella relazione di Francesco Mandoi, consigliere presso la Direzione Nazionale Antimafia, sui rapporti tra la Sacra Corona Unita e il mondo della politica.

Affermazioni che devono indurre ad una profonda riflessione anche in vista della lunga campagna elettorale che è in corso per le politiche ma che continuerà fino alle amministrative di maggio.
Si è registrata, così come risulta dalle dichiarazioni dei collaboratori, “l’evoluzione del rapporto fra i gruppi mafiosi e gli ambienti della politica, soprattutto locale e delle istituzioni. Con il passare del tempo, e con i risultati che la “politica” di sommersione dei gruppi appartenenti alla Sacra Corona Unita sta conseguendo nelle relazioni, cui si è diffusamente accennato, con la società civile, tali rapporti sono significativamente mutati. Il riscontro, indiretto ed indiziario, a queste dichiarazioni, viene dato dagli attentati ai danni degli amministratori di Comuni ove è particolarmente presente la mafia salentina, che avvengono quando le promesse non vengono mantenute”.
Parole chiare e nette su quella che è l’ attuale situazione e che fanno sorgere dubbi e interrogativi su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri. Almeno su questo occorrerebbe una forte presa di posizione e unità d’ intenti tra tutti i candidati sia alle elezioni politiche che alle amministrative.
“È la ricerca del consenso da parte della popolazione - spiega la Dna - una delle principali preoccupazioni dei gruppi criminosi e, al tempo stesso, attualmente, una delle più preoccupanti caratteristiche degli stessi. Significative, in proposito, sono le ripetute manifestazioni di solidarietà nei confronti di esponenti delle diverse fazioni mafiose avvenute negli ultimi due anni, costituenti segnali sia dell’ esistenza delle organizzazioni mafiose e della loro perdurante forza sul territorio che della tolleranza, se non dell’ accettazione delle regole mafiose da parte delle collettività sociali. Se ancora non proprio il consenso sociale, la recente strategia di ricerca di esso ha iniziato, così, a dare i suoi frutti ed ha prodotto una sorta di assuefatto disinteresse della gente alle manifestazioni criminali, un abbassamento della soglia di tolleranza di esse e la sostanziale accettazione di comportamenti delittuosi dei quali la gente continua ad essere vittima, oggi senza più considerarsi tale, come il pagamento del “pizzo”, prezzo della tranquillità, o il prestito usuraio, ben apprezzato piuttosto che la chiusura dei canali bancari”. Strategia confermata dalle parole di Ercole Penna, appartenente alla fazione storica dei mesagnesi, ora collaboratore di giustizia: “I comportamenti degli affiliati sono sempre in qualche modo legati alle sollecitazioni che provengono dalla gente comune che fa affidamento su di noi; e noi siamo sempre disponibili nei confronti della gente anche per i problemi economici per i quali si rivolge a noi, e siamo pronti a risolverli anche dando denaro a fondo perduto. Si può dire che gli abitanti di Mesagne nella maggior parte solidarizzino con noi”. E sui rapporti con il mondo delle imprese il pentito afferma: “In virtù dell’ elevato grado di credibilità raggiunto dall’ associazione sotto il profilo criminale, sono spesso gli stessi imprenditori che, di iniziativa, consegnano somme di denaro a titolo di “pensiero”. Tale “pensiero” non veniva fatto solo attraverso il versamento di somme di denaro, ma anche attraverso la consegna gratuita di prodotti trattati dall’ azienda interessata, nonché a mezzo di assunzioni di dipendenti”.
Una Sacra Corona Unita, quindi, alla ricerca del consenso sociale e che in un momento di grave crisi economica cerca di sostituirsi allo Stato come si evidenzia nella relazione: “La perdurante crisi economica ha in qualche modo contribuito ad enfatizzare il ruolo della criminalità organizzata e ad aprirle nuovi spazi di intervento, in particolare con la disponibilità di alcuni creditori a ricorrere ad ambienti della criminalità organizzata locale per il recupero del proprio credito dovuto da debitori morosi, con la ovvia consapevolezza del metodo mafioso, intimidatorio e violento cui il debitore sarebbe stato sottoposto. Ciò che maggiormente allarma nell’ iniziativa, piuttosto diffusa, di rivolgersi a tali ambienti è proprio l’ accettazione e la condivisione di logiche criminali e mafiose, la conseguente legittimazione per i clan mafiosi, un abbassamento della soglia di legalità e, nella sostanza, il riconoscimento di un ruolo nel regolare i rapporti nella società civile in una prospettiva della loro definitiva sostituzione agli organi istituzionali dello Stato”.
La mafia salentina ha scelto di privilegiare, si legge nella relazione, “una sorta di attività sommersa, evitando clamorosi eventi criminosi per potersi dedicare con maggiore tranquillità alla gestione degli affari illeciti ed al reinvestimento dei proventi da questi derivanti. Una strategia studiata e decisa con grande attenzione. Appare così, agli occhi di un osservatore superficiale della realtà criminosa che la Sacra Corona Unita sia un fenomeno in via di declino e che i gruppi facenti parte di tale organizzazione non abbiano più la capacità del controllo del territorio all’ interno del quale operano. Così non è”.
Una Sacra Corona Unita egemone nel settore dell’ usura, delle estorsioni e che controlla totalmente il traffico delle sostanze stupefacenti. “Particolarmente sviluppato è risultato l’ interesse degli ambienti mafiosi al settore dei giochi e videogiochi”.
Fiumi di denaro da riciclare ed investire come le indagini patrimoniali evidenziano.
I settori di reinvestimento risultano essere: beni di consumo, terreni e altri immobili, ristoranti, bar, strutture alberghiere, imprese di distribuzione di caffè e videogiochi, imprese edili, smaltimento rifiuti, fotovoltaico, punti di scommesse e videopoker.
“In conclusione, l’ associazione mafiosa nota come “Sacra Corona Unita” e le altre organizzazioni mafiose della criminalità salentina hanno dimostrato, nell’ anno in esame, la loro persistente vitalità, una evoluzione strategica estremamente significativa ed una capacità di controllo del territorio, ad onta dei continui interventi giudiziari, che fanno ritenere come il modello organizzativo dell’ associazione mafiosa sia oramai entrato pienamente nella mentalità della criminalità locale, stanti le enormi possibilità di guadagno che il controllo degli affari illeciti ed il reinvestimento dei loro proventi, anche in una realtà territorialmente limitata come il Salento, tale modello organizzativo può garantire a tutti gli affiliati”.
Così si chiude la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia nella parte riguardante la Sacra Corona Unita.

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