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tribunale-toga-webPrima udienza del procedimento scaturito dall’ operazione “Sabr”
di Antonio Nicola Pezzuto - 5 febbraio 2013

Si è tenuta nell’ aula della Corte d’ Assise di Lecce la prima udienza del processo scaturito dall’ operazione “Sabr” (dal nome dell’ africano da cui l’ inchiesta ha preso il nome) dell’ estate 2011. L’ inchiesta della Dda nacque dalle numerose denunce presentate da lavoratori immigrati a polizia e carabinieri. Le indagini hanno consentito di portare alla luce un’ organizzazione transnazionale avente una struttura piramidale.

Questa organizzazione operava per favorire l’ ingresso di clandestini nel territorio italiano, per la maggior parte tunisini e ghanesi, al fine di sfruttarli nella raccolta di angurie e pomodori. Il comune di Nardò (territorio su cui si sono verificati i fatti) non si è costituito parte civile. Una scelta che ha sollevato polemiche ed è destinata a far discutere ancora.
Si sono costituiti parte civile, invece, la Regione Puglia e quattro braccianti. Nell’ udienza preliminare lo avevano già fatto la Cgil, la Flai Cgil, la Camera del Lavoro, l’ associazione “Finis Terrae” e altri quattro lavoratori, tra i quali spicca Yvan Sagnet, lo studente universitario che guidò la rivolta dei braccianti nell’ estate del 2011.
La Corte deciderà se accettare le varie parti civili nella prossima udienza che si terrà il 7 marzo nell’ aula bunker di Borgo San Nicola.
Alla sbarra sono finite sedici persone. Dalle indagini condotte dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Lecce è emerso che  portavano nel Salento manodopera africana destinata ad essere schiavizzata. A capo dell’ organizzazione ci sarebbero stati i datori di lavoro salentini, cui si affiancavano caporali, cassieri e capisquadra. Gli imputati sono soprattutto imprenditori e proprietari terrieri. Secondo la pubblica accusa è Pantaleo Latino, 58 anni di Nardò, uno dei più grossi imprenditori del settore, “Il capo promotore e organizzatore” del sodalizio.
I capi d’ imputazione sono pesantissimi: associazione per delinquere, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, falso e tratta di persone. Da sottolineare che il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, cioè il reato di caporalato, articolo 603 bis del Codice Penale, introdotto nel nostro ordinamento solo il 13 agosto 2011, è al suo primo test processuale.
Le indagini si sono svolte dal gennaio 2009 all’ ottobre 2011 e, come già scritto, sono nate dalle denunce delle vittime che hanno fatto accendere i riflettori della Dda sulle angherie subite dai lavoratori immigrati nelle campagne di Nardò. Condizioni inumane, paghe al di sotto della soglia di povertà, oscillanti tra i 22 e i 25 euro al giorno, con un orario di lavoro di 10-12 ore al giorno. Inoltre, una quota consistente del salario finiva al caporale e all’ intermediario. Gli “schiavi”, che hanno avuto il coraggio di ribellarsi, dovevano vivere con quel poco che rimaneva.

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