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gdf-web2Sotto chiave il tesoro di Roberto Corigliano accusato di ripulire denaro sporco proveniente dalle attività illecite gestite dai clan
di Antonio Nicola Pezzuto - 29 novembre 2012
Finisce sotto sequestro il patrimonio di Roberto Corigliano dopo la condanna inflittagli dai giudici in Appello. Aziende, due distributori di carburanti, quote societarie, terreni, fabbricati, autovetture e saldi attivi dei rapporti di conto corrente, per un valore di 31 milioni di euro, sono stati bloccati da un provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla Corte d’ Appello.

I sigilli sono stati apposti dai militari del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza agli ordini del Colonnello Vito Pulieri.
Roberto Corigliano, 64 anni, originario di Ostuni ma residente a Lecce, è stato condannato a cinque anni e mezzo di reclusione. I giudici della Prima Sezione Penale della Corte d’ Appello (Presidente Vincenzo Scardia, Consiglieri Massimo Orlando e Luca Scuzzarella) hanno ribaltato la sentenza  di assoluzione di primo grado. Il Procuratore aggiunto di Bari Giorgio Lino Bruno, nelle funzioni di sostituto Procuratore Generale a Lecce, aveva invocato una pena di dieci anni di carcere.  Corigliano è imputato di essere il promotore di un’ associazione per delinquere e responsabile dei reati di riciclaggio e usura aggravati dall’ accusa di aver ripulito i proventi dei gruppi legati ai boss Filippo Cerfeda e Giuseppe Lezzi.
Al centro di questa attività di riciclaggio, secondo la Procura, l’ area di servizio Q8 sulla Lecce-Vernole.
E’ stato l’ Avvocato Generale della Repubblica, Antonio Maruccia, dopo la sentenza di condanna, a chiedere alla Corte di disporre il sequestro preventivo di tutti i beni riconducibili a Corigliano per impedire che il patrimonio sia disperso, sottratto o alienato. La confisca sarà definitiva solo se la condanna verrà confermata in Cassazione.
Il patrimonio dell’ imprenditore era stato già sequestrato una prima volta il 27 gennaio 2004 con il blitz “Giano” . In quell’ occasione Corigliano fu arrestato e trascorse un anno circa fra carcere e domiciliari in regime di custodia cautelare. Ebbe così inizio una battaglia giudiziaria fatta di ricorsi. La Cassazione annullò il sequestro dei beni con rinvio al Tribunale del Riesame. Il 14 dicembre 2005 il Riesame confermò la misura disposta dal giudice per le indagini preliminari che rimase in vigore fino alla sentenza di assoluzione del 19 novembre 2009.
Nel 2004, quando fu travolto dall’ operazione “Giano”, Corigliano era il Presidente della Confcommercio e il suo nome era tra i papabili per una candidatura alle politiche. Tra il processo di primo grado e l’ Appello, Corigliano è tornato a fare l’ imprenditore. Attualmente ricopre la carica di Consigliere nel Consiglio Camerale della Camera di Commercio di Lecce con delega al Turismo.



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