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soldi-webIl Procuratore Capo Cataldo Motta: “Ci avviamo verso un atteggiamento di tolleranza, contiguità, omertà mafiosa".
di Antonio Nicola Pezzuto - 10 novembre 2012
Interessante intervento del Procuratore Capo Cataldo Motta in occasione di un convegno sull’ usura dal titolo “Usura. Nuoce gravemente alla società”, organizzato dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Trepuzzi con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Sottoufficiali d’Italia sezione di Trepuzzi.  L’ incontro si è svolto nell’ aula consiliare del comune salentino, gremita all’ inverosimile da cittadini di ogni età desiderosi di ascoltare il discorso dell’ alto magistrato sullo stato dell’ usura nel nostro Salento.

“Nel XVI secolo Gresham, un economista inglese, aveva elaborato la teoria della moneta cattiva che scaccia quella buona. I sistemi monetari si basavano sulla moneta. (Il valore nominale delle monete era pari al loro contenuto in oro n.d.a.) Era molto diffusa la pratica di grattare le monete per ricavare metallo prezioso.  Circolavano monete in pessime condizioni. Il valore effettivo era inferiore a quello nominale. Tutti conservavano le monete buone e circolavano solo quelle cattive. Adesso i sistemi monetari sono cambiati ma le regole del mercato si alterano con capitali di provenienza illecita. Il meccanismo dell’ impresa mafiosa comincia con l’ usura”.
Inizia così il Procuratore. Un richiamo storico per dimostrare come, in ogni tempo, ci siano state minacce per l’ economia sana, un modo per fare capire come, nonostante il passare degli anni, ci sia chi altera le regole del mercato. Ma, subito dopo, l’ affondo duro e crudo. Dati eloquenti che dimostrano quale sia la situazione nel Salento: “Nell’ intero distretto della Corte d’ Appello di Lecce (Lecce, Brindisi e Taranto), negli ultimi anni, le denunce per usura mafiosa sono pochissime. Quattro denunce e quattro procedimenti nel 2011-2012, due l’ anno precedente e due l’ anno precedente ancora. Le denunce riguardanti  l’ usura non mafiosa, quella del vicino della porta accanto, quella non caratterizzata dall’ appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso, non sono molte di più, nel senso che, a Lecce, sono state 41 quest’ anno, 40 l’ anno scorso, 46 due anni fa”.
Snocciola questi dati Motta per pungolare le coscienze dei presenti. Dati che non devono trarre in inganno e far pensare che siamo in presenza di un reato in estinzione. Tutt’ altro. L’ alto magistrato vuole sottolineare, invece, come ormai siano in pochissimi a denunciare.
“Abbiamo potuto constatare che l’ alterazione delle regole del mercato comincia con l’ attività di usura. L’ usurato spesso non si ritiene vittima e non considera l’ usuraio carnefice. Quando la vittima di usura è un imprenditore, soprattutto con la crisi economica, man mano che non riuscirà a pagare il suo debito aumentato degli interessi, sarà costretto a piegarsi all’ usuraio che pretenderà di partecipare alla gestione dell’ azienda fino ad impossessarsene. Un’ impresa gestita dalla mafia ha, inoltre, un vantaggio competitivo enorme sulle imprese che operano lecitamente perché potrà usufruire di capitali a costo zero provenienti da altre attività criminali. L’ impresa mafiosa non rispetta le regole del mercato, non rispetta i contratti collettivi di lavoro, i dipendenti sono in nero, non ci sono conflitti sindacali e i  controlli governativi ne risentono. L’ impresa criminale conseguirà così posizioni di monopolio sul mercato scacciando le imprese legali. Rifacendoci alla legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia quella buona”.
Un altro pericolo viene messo in evidenza dal Procuratore e riguarda il rapporto tra le organizzazioni mafiose e le banche: “Grazie anche al potere dell’ intimidazione le organizzazioni criminali riescono ad intrattenere rapporti con il sistema bancario. L’ obiettivo è quello di produrre documentazioni false per mascherare la provenienza illecita dei capitali. Questo complicherebbe il lavoro degli inquirenti che puntano a colpire i clan nelle loro ricchezze economiche perché, non dimentichiamolo, il mafioso non teme tanto il carcere ma di essere colpito economicamente”.
Motta spiega, quindi, quali sono le nuove strategie della Sacra Corona Unita: “La Scu ha elaborato una nuova strategia. La mafia salentina si rifà, attualmente, alla tattica di Provenzano in contrasto con quella stragista di Totò Riina che aveva portato all’ approvazione di un apparato normativo severo. Il decreto legge, infatti, non sarebbe stato approvato se non ci fosse stata anche la seconda strage. La Scu ha scelto la strategia dell’ inabissamento, la ricerca del consenso sociale. I cittadini hanno sempre più difficoltà a riconoscere i comportamenti mafiosi. La Scu sta tentando di cambiare pelle, di apparire come un’ associazione di beneficenza che dà fiducia, come testimoniano diversi episodi. In questo momento di crisi c’ è una tendenza del cittadino comune di rivolgersi alla Scu per richiedere il recupero crediti. Tutto questo può portare ad una modifica radicale dei rapporti”.
Il Procuratore Motta chiude il suo intervento con un grido d’ allarme per quello che potrebbe accadere nel Salento se non ci sarà una forte presa di coscienza da parte di tutti: “Questo nostro Salento non è terra di mafia intesa nell’ accezione sociologica. Non ci sono le condizioni presenti in altri contesti. Ma questa situazione non è detto che duri a lungo. Bisogna evitare il radicamento. Occorre una presa di coscienza da parte di tutti noi, il rifiuto totale di rapporti con gli ambienti criminali. Questo mi sembra non ci sia stato e quindi ci avviamo, se non proprio verso il consenso, verso un atteggiamento di indifferenza che si trasforma in tolleranza , vicinanza, contiguità che poi diventa omertà mafiosa come dimostrato dalle cifre a cui ho fatto riferimento. Ecco perché a ciascuno di noi è richiesta la coscienza sociale, una presa di coscienza per arginare questo fenomeno che altrimenti ci porterà verso un punto di non ritorno”.

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