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operazione-die-hard-bigL’ allarme del Procuratore Cataldo Motta: «La criminalità cerca consenso sociale. Il cittadino si deve assolutamente riappropriare del territorio»
di Antonio Nicola Pezzuto - 11 maggio 2012
L’ operazione “Die Hard”, coordinata dalla Squadra Mobile di Brindisi e dal Commissariato di Polizia di Mesagne con il supporto della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dello Sco di Roma, ha assestato un duro colpo alla Scu. I presunti componenti del gruppo criminale sono tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Esercitavano e consolidavano il potere del clan sul territorio con le estorsioni, seminando terrore tra la gente.

Sedici le ordinanze di custodia cautelare eseguite in carcere, firmate dal Gip Alcide Maritati, a carico di altrettanti indagati, nove dei quali già detenuti. Tra questi spicca il boss della Scu Massimo Pasimeni soprannominato “Piccolo dente”.
I destinatari delle ordinanze sono Massimo Pasimeni, 43 anni, di Mesagne; Rosario Capodieci, 33 anni, di Mesagne; Ivan Carriero, 29 anni, di Mesagne; Antonio Centonze, 43 anni, di Brindisi; Nicola Destino, 23 anni, di Mesagne; Francesco Gravina (detto Chicco Pizzaleo), 53 anni, di Mesagne; Francesco Gravina (alias Gabibbo), 33 anni, di Mesagne; Cosimo Giovanni Guarini, 34 anni di Mesagne; Giovanni Longo, 38 anni, di Mesagne; Tobia Parisi, 30 anni, di Mesagne; Alessandro Perez, 23 anni, di Mesagne; Marco Petrachi, 24 anni, di Brindisi; Marcello Romano, 34 anni, di Mesagne; Vito Stano, 33 anni, di Mesagne; Giuseppe Stranieri, 39 anni, di Mesagne; Vincenzo Solazzo (soprannominato Pidecchia), 40 anni, di Mesagne. Sono, invece, indagati a piede libero, Vincenzo Accolli detto l’ Americano, 28 anni, di Mesagne; Danilo Calò, 24 anni, di Mesagne; Fabrizio Livera, 40 anni, di Brindisi, ed il pentito Ercole Penna alias “Lino il Biondo”, mesagnese di 38 anni.
Sugli arrestati grava l’ accusa a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione consumata e tentata, porto e detenzione illegale di arma da sparo, danneggiamento aggravato e incendio aggravato. Durante l’ operazione sono state eseguite anche una serie di perquisizioni domiciliari grazie all’ impiego delle unità cinofile, oltre che di cento agenti.
Il blitz è stato reso possibile dalle dichiarazioni del pentito Ercole Penna, che ha svelato agli inquirenti gli assetti dell’ organizzazione criminale e fatto i nomi degli affiliati. Ma ciò che ha suscitato più interesse negli investigatori è il mutamento che sta facendo la Scu. Il sodalizio mafioso, infatti, cerca di catturare il consenso della società, avvicina personaggi diversi da spacciatori, rapinatori e criminali di basso profilo. La Sacra Corona Unita cerca di esercitare il pieno controllo su  imprenditori e commercianti noti che, all’ occorrenza, devono essere disponibili per non passare guai seri. Secondo il pentito Ercole Penna il rito di affiliazione è da ritenersi, ormai, troppo antiquato.
La mafia salentina cambia pelle ma il risultato è sempre lo stesso: un territorio soffocato e paralizzato dalla paura. Sono diverse le modalità estorsive. I clan non si limitano a chiedere il pizzo ma impongono anche assunzioni ad aziende come nel caso della Manutencoop che gestisce i servizi per l’ ospedale “Perrino” di Brindisi. Il gruppo ha chiesto anche uno sconto di diecimila euro sull’ acquisto di una Porsche Cayenne usata per pagare 25mila euro un’ auto che ne vale almeno 35mila. L’ indagine fa chiarezza sull’ attentato all’ imprenditore mesagnese Luigi Devicienti e non solo, in quanto, gli inquirenti non escludono che questo clan possa avere delle responsabilità nell’ incendio della Mercedes di Fabio Marini, presidente dell’ associazione Antiracket di Mesagne. Su questa ipotesi gli investigatori sono alla ricerca di riscontri.
Non nasconde la sua preoccupazione il Procuratore capo della Dda Cataldo Motta: «Quello messo a segno è un ultimo colpo all’ organizzazione criminale della Scu, ma già sappiamo che non è ancora definitivo e che la guardia deve rimanere alta». Poi, l’ alto magistrato, lancia il suo grido d’ allarme: «Proprio sulle estorsioni è concentrata la massima attenzione del gruppo, ma anche e soprattutto sull’ ottenimento di un consenso sociale, tale da fare in modo che imprenditori e commercianti possano sentirsi vicini all’ associazione. A questo mirano e per questo la Scu si è resa conto che deve abbandonare dei rituali che fanno parte di un mondo, forse troppo lontano, che allontanerebbe solamente persone di un certo livello sociale. Se mai dovessero riuscire ad ottenere consenso sociale – continua Motta – sarebbe molto difficile fermare il circolo vizioso che si verrebbe a creare. Bisogna fermarli prima. Sono molto grato alla polizia per l’ attenzione che mette nel lavoro, anche perché si tratta di un’ attività che non va avanti solo quando si verificano fatti particolari, come quelli degli ultimi giorni, ma che è costante nel tempo». Poi, l’ affondo finale: «Il cittadino si deve assolutamente riappropriare del territorio».

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