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op-cinemastore-bigA rischiare il processo 62 persone, accusate di aver controllato una fetta dello spaccio a Lecce e di aver stretto intese con i brindisini
di Antonio Nicola Pezzuto - 15 marzo 2012
Lo scorso 24 gennaio la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce assestarono un duro colpo alla Sacra Corona Unita. Con l’operazione denominata “Cinemastore”, dal nome della videoteca del quartiere “Santa Rosa” fatta saltare in aria tre anni fa, furono arrestate 47 persone. La struttura del nuovo clan, dedito al traffico di sostanze stupefacenti, è ricostruita nell’ avviso di conclusione delle indagini preliminari. Sono coinvolti 62 nomi, vertici e gregari di un gruppo che avrebbe egemonizzato una parte consistente dello spaccio a Lecce e che avrebbe stretto importanti accordi con i brindisini.

Agli arresti sfuggirono due pezzi da novanta, proprio i presunti capi dell’ organizzazione, quelli che sono accusati di mafia: Pasquale detto Maurizio Briganti, 42 anni, di Lecce, e Roberto Nisi, 60enne, leccese. I due, da allora, sono latitanti. Di mafia e di aver ricoperto un ruolo nella gestione degli affari illeciti sono accusati anche Stefano Ciurlia, 42enne, di Carmiano (LE); Giuseppe Nisi (fratello di Roberto), 51 anni, di Lecce; Carmela Merlo (moglie di Roberto Nisi), 44 anni, di Lecce; Simona Sallustio (moglie di Salvatore Caramuscio, capo di una frangia criminale), 42 anni, di Cavallino (LE).
Dalle indagini emerge un clan nuovo ma composto da vecchi personaggi, cresciuti nella Scu e da sempre attivi nello spaccio di droga, cocaina ed hashish soprattutto. Traffici che avrebbero messo in affari il gruppo leccese con personaggi di San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Tuturano e Cellino San Marco, tutti piccoli centri della provincia di Brindisi.
L’ indagine, condotta dalla Squadra Mobile, è nata da un colloquio intercettato in carcere durante il quale si disse che l’ autore dell’ attentato del 19 aprile del 2009, al punto vendita “Cinemastore”, sarebbe stato Giuseppe Nisi.
L’ inchiesta ha fatto luce sull’ evoluzione della Scu capace non solo di monopolizzare il mercato della droga, le bische e il sostegno degli affiliati in carcere, ma anche di mediare con gli altri clan sull’ imposizione del “punto”, cioè di una percentuale sulla vendita degli stupefacenti. Inoltre, è stata stabilita una nuova pax mafiosa: non più scontri violenti, attentati, gambizzazioni, omicidi e vendette, ma una nuova strategia che prevede un inabissamento per concludere affari illeciti.
L’ avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato firmato dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi.

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