Due pistole usate per uccidere Scavo
La faida tra i clan Strisciuglio e Capriati, che insanguina la Puglia dal 1997, ha raggiunto un nuovo apice con due omicidi eclatanti, eseguiti a distanza di poche settimane l’uno dall’altro. Il 19 aprile scorso, alle 3:55, Filippo Scavo, 42 anni, soprannominato Uecchione e considerato un esponente di vertice del clan Strisciuglio, è stato ucciso a colpi di pistola in un privè della discoteca Divine Club di Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, l’azione — compiuta a volto scoperto e in un luogo affollato — sarebbe stata ordinata da esponenti del clan avverso dei Capriati. Gli assassini non avrebbero esitato a sparare in un contesto pubblico, accettando il rischio di colpire persone estranee alla faida e dimostrando una spudorata indifferenza per l’eventuale riconoscimento da parte dei presenti o del personale di vigilanza, che, secondo le indagini, avrebbe mantenuto un atteggiamento omertoso.
L’omicidio di Scavo sarebbe una ritorsione per l’uccisione di Raffaele Lello Capriati, 41 anni, appartenente a una storica famiglia mafiosa del Borgo Antico, avvenuta a Torre a Mare il 1° aprile 2024, giorno di Pasquetta. Per questo secondo delitto, le indagini — coordinate dai sostituti procuratori Bruna Manganelli e Marco D’Agostino e dal procuratore aggiunto Giuseppe Gatti — hanno portato all’emissione di 11 ordinanze di custodia cautelare da parte del gip Francesco Vittorio Rinaldi, su richiesta della Dda-Procura della Repubblica. Tra gli arrestati figurano i due presunti esecutori materiali: Luca Marinelli, detto Gianluca, 47 anni, e Nunzio Losacco, 31 anni, soprannominato U Leng o Sperlunga, entrambi considerati esponenti del clan Strisciuglio. Secondo l’accusa, i due, in sella a una moto Honda Hornet, avrebbero affiancato la Fiat 500 su cui viaggiava Capriati, seduto sul lato passeggero, e avrebbero esploso quattro colpi di pistola. La donna alla guida, che rischiava di essere colpita, sarebbe scampata miracolosamente alla morte, mentre per Capriati è stata fatale la ferita alla testa.
Le indagini, condotte dai carabinieri dei Comandi provinciali di Bari e Bat per il delitto di Scavo e dalla Squadra Mobile della Questura per quello di Capriati, hanno coinvolto in totale 15 indagati, tra cui i due figli della vittima, Sabino, detto Bino, 26 anni, e Christian Capriati, 21 anni, entrambi arrestati. Tra gli indagati figurava anche Scavo, nel frattempo deceduto. Per il primo omicidio, tre persone sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto.
Fonte: Adnkronos
Foto © Imagoeconomica
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