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La Squadra Mobile di Brindisi e la Sisco di Lecce, su delega della direzione distrettuale antimafia di Lecce hanno arrestato storici esponenti della Sacra Corona Unita.
In tutto si tratta di quattro persone, due delle quali considerate ai vertici della frangia storica dei cosiddetti "tuturanesi".
Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa - per due di loro aggravata dall'aver agito in regime di semilibertà - e di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo l'accusa, i fermati avrebbero imposto a un imprenditore agricolo il pagamento di 3.000 euro e un versamento mensile di 150 euro per la cosiddetta "guardiania", minacciando di danneggiare la sua piantagione di noci in agro di Tuturano (Brindisi). Il provvedimento - viene spiegato - è scaturito da una situazione di "forte fibrillazione" all'interno del clan, emersa dalle attività di intercettazione nelle ultime settimane.
Gli investigatori hanno documentato numerosi summit in cui i fermati discutevano del rilancio del gruppo criminale in vista del pieno ritorno in libertà del capo storico e di un suo sodale, recentemente ammessi alla semilibertà.
Le conversazioni, secondo quanto ricostruito, non riguardavano solo estorsioni già messe in atto, ma anche la pianificazione di azioni punitive nei confronti di un esponente della frangia giovanile rivale, accusato di non aver sostenuto economicamente i vertici detenuti, di essersi attribuito il ruolo di referente della Sacra Corona Unita sul territorio e di essere il mandante dell'incendio al Domus Café di Tuturano, avvenuto l'8 gennaio scorso. Gli indagati, inoltre, avrebbero apertamente minacciato di intraprendere una "guerra" per ristabilire l'egemonia dello storico clan contro le spinte autonomiste delle nuove leve, arrivando a paventare degli omicidi.

Fonte: Agi

Foto © Imagoeconomica
 

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