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davigo piercamillo c agfIl presidente dell'Anm: “La tutela ai magistrati? Non credo sia un problema economico”
di Miriam Cuccu e Francesca Mondin
Piercamillo Davigo ha fatto parte del pool Mani Pulite che “squarciò il velo dell’ipocrisia” sulla corruzione di Tangentopoli. Da allora qualcosa è cambiato, molto però è rimasto tale e quale. Come la tendenza a corrompere e a farsi corrompere, alimentata da una politica che “da quindici anni contrasta le indagini e i processi sulla corruzione”. Una corruzione che non diminuisce e non accenna a diminuire mentre negli anni è diminuita l’indignazione dell’opinione pubblica, sostituita da una preoccupante e strisciante rassegnazione. Perché non è vero che rubano tutti, precisa Davigo, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ma che all’interno di molti partiti ci siano “logiche oscure” sulle dinamiche e i finanziamenti sì. Mentre in magistratura destano preoccupazione le cosiddette nomine a pacchetto distribuite secondo la logica “uno a me, uno a te, uno a lui”. Per uscire da questo circolo vizioso, dichiara Davigo, la sola azione della magistratura non basta. Occorre che la politica faccia pulizia al suo interno e predisponga ulteriori strumenti per il contrasto alla corruzione e alle mafie, due facce della stessa medaglia. Ma anche che nelle scuole sia ripensata una vera educazione alla legalità, all’insegna della cooperazione tra studenti e insegnanti. Affinchè l’Italia si liberi dalla nomea di eterno Paese senza memoria dove i magistrati vengono ancora “lasciati soli” in prima linea contro le mafie.

Dottor Davigo, lei ha fatto parte del pool Mani Pulite. Com’è cambiata l’Italia da Tangentopoli ad oggi e in che modo si è evoluto il sistema corruttivo che ancora grava sul nostro Paese?
Il sistema che fu scoperto allora era abbastanza organizzato. Accanto a centri di organizzazione della corruzione, in parte politica e in parte amministrativa, caratterizzata anche da cartelli di imprese che si spartivano gli appalti, c’era una corruzione individuale meno organizzata. Inoltre, nel sistema organizzato c’erano le creste individuali. Ciò che abbiamo scoperto nel ’93 aveva il suo epicentro nei lavori per la costruzione della metropolitana milanese, dove le imprese consorziate versavano a un’impresa capogruppo, che raccoglieva il denaro da tutte e poi pagava un politico che divideva tra gli altri politici, di maggioranza e di opposizione, i quali di giorno facevano finta di litigare e di notte rubavano insieme.

Cosa significa investire nel potere? I politici in fin dei conti sono eletti dai cittadini...
Siamo abituati a credere che gli eletti siano scelti direttamente dagli elettori, ma in realtà sono scelti prima di tutto da chi fa le liste elettorali perché se uno non è candidato non può essere eletto. E le liste elettorali le fa chi ha il controllo di un partito.

Mai come in Italia nel mirino della mafia sono finiti anche magistrati. E questo, l’ha dichiarato recentemente, “perché chi delinque ha trovato sponde in alcuni apparati dello Stato”. Fino a che punto?
In Italia sono stati uccisi nell’esercizio e a causa delle loro funzioni 27 magistrati, non c’è un dato equivalente in nessun paese europeo, neanche nella Gran Bretagna e nell’Irlanda del Nord, in Spagna o nei Paesi Baschi, che pure hanno avuto forme di terrorismo devastante. Ci sarà una ragione perché solo in Italia vengono uccisi magistrati. Qualcuno dovrebbe interrogarsi sul perché.

Secondo lei perché?
Evidentemente sono stati lasciati soli... (continua)

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