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Una conferenza alla scoperta del vero potere, tra storia occulta, misteri italiani ed internazionali, traffici di droga, armi e stupefacenti, massoneria e tanto altro

Si è tenuto sabato sera a Ravina, in provincia di Trento, l’evento “Dal 1943 ad oggi: servizi segreti, mafia, terrorismo, politica, massoneria, un’unica strategia”,organizzato da “Uniamoci Trentino”, che ha visto come relatori l’ex magistrato Carlo Palermo, lo scrittore e regista Franco Fracassi, e come moderatrice dell’incontro Paola Pentimella Testa, autrice proprio insieme a Fracassi di numerosi libri d’inchiesta, tra cui “The Italy Project: storia dell’eversione atlantica tra mafie, terrorismo e massoneria”.
Un incontro ricco di spunti, in cui Fracassi è partito dall’analisi dell’ingerenza statunitense nella storia italiana e mondiale. Un’ingerenza strumentale al mantenimento ed all’accrescimento del potere militare, strategico e geopolitico degli Stati Uniti d’America sull’Europa e sul resto del mondo. Un’ingerenza funzionale alla creazione di assetti politici, economici, accademici e di sistemi informativi e mediatici confacenti, soprattutto in Europa, alla visione di mondo che da oltre oceano voleva imporsi come “una religione” perché, come tutte le religioni, portava, e porta ancora oggi con sé, dei dogmi ben precisi che non possono essere messi in discussione. Questa visione di mondo, questa religione, è il liberismo. O neoliberismo, come viene chiamato oggi.

“The Italy Project”
Fracassi ha parlato di un’ingerenza figlia di un patto, appunto, figlia di quell’"Italy Project" che, a partire dal dopo guerra, avrebbe sancito la morte di una democrazia, quella italiana, che, allora, nemmeno era ancora nata. E chiunque, storicamente, abbia tentato di far emergere questo patto, di portare alla luce le prove di questa ingerenza, è puntualmente sparito dalla circolazione: “È successo nel 1947”, ha detto il giornalista e regista, “è successo successivamente, è successo con singole persone come Enrico Mattei, come Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, o come Nicola Calipari, Rostagno, Impastato… È successo nei confronti di magistrati, Falcone, Borsellino, Chinnici, è successo nei confronti anche di questo magistrato (riferendosi a Carlo Palermo, ndr), che sta qui per miracolo… È successo ogni volta”.
Un patto che, a partire dal 1991, ha mostrato tutta la sua efficacia, potenza, portata. E questo perché, secondo quanto dichiarato dall’ex magistrato Carlo Palermo, dopo il crollo del muro di Berlino non solo si sarebbe dovuto trovare un sostituto all’ex URSS per bilanciare il potere mondiale (sostituto che, come si sa, è stato poi trovato nell’integralismo islamico), ma perché, da quel momento in poi, “Doveva iniziare l’avanzata degli Stati Uniti”. Avanzata che mirava innanzitutto a “sfasciare i Paesi dell’est, i Paesi che erano più vicini all’Occidente, al fine di controllarli. Quindi, ecco perché il primo Paese ad essere toccato è stato la Jugoslavia, perché quando tu sfasci, più facilmente frazioni e controlli…”. Ricordiamo, infatti, che “Il 5 novembre 1990 (…), attraverso la celebre legge 101/513, che prevedeva la sospensione degli aiuti economici americani alla Jugoslavia, la riattivazione del flusso dei finanziamenti da parte degli USA venne vincolata all’organizzazione di elezioni da tenere separatamente in ogni repubblica membro della federazione ed alla contemplazione di un sostegno economico ai movimenti secessionisti”.

I campi di addestramento dei terroristi islamici
Proprio un Paese della ex Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina, sarebbe stato il candidato perfetto, grazie ad una ampia coincidenza di fattori, caratteristiche di posizionamento geografico e conformazione morfologica, per addestrare i terroristi islamici in Europa. Questa è la storia raccontata nel 1994 da Matteo Toson a Franco Fracassi, che allora lavorava per il settimanale “Avvenimenti”. “Una mattina”, ha detto Fracassi, “si presentò da noi un giovane di 25 anni. Uno di quei personaggi che raccontano una storia che non ha apparentemente né capo né coda, di quelle assurde, che normalmente diciamo rappresentano una quasi quotidianità nei giornali, perché i giornali sono frequentati da molti mitomani, che raccontano ogni sorta di storia. Quindi, di solito, quando arrivano queste persone le si ascolta, e poi la storia si lascia da parte, non gli si dà grande peso. Questa volta andò in maniera differente. Questo giovane veniva da Padova, si chiamava Matteo Toson, e ci raccontò una storia in cui lui era un giornalista dell’agenzia di stampa principale del Marocco (…) e sosteneva che i giornalisti di questa agenzia di stampa, non si capisce se a tempo perso o a tempo pieno, oltre a scrivere, gestivano un traffico di armi. La cosa di per sé è molto bizzarra. Questo traffico di armi, era il 1994, era diretto verso la Bosnia Erzegovina, ovvero verso la guerra civile che stava infiammando la Jugoslavia. Ma le cose più incredibili non finivano qui. Ci raccontò che parte di queste armi erano dirette sì in Bosnia, ma a dei campi di addestramento. Cosa si faceva in questi campi? Si addestravano terroristi, terroristi islamici. Infine, ci raccontò che tutta questa sorta di gigantesco traffico venivagestito dai nostri Carabinieri. E fece anche il nome di alcuni Carabinieri che gestivano il traffico…”.


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Da sinistra: la moderatrice, Paola Pentimella Testa, e l'ex magistrato, Carlo Palermo


Toson, accreditato dal giornale, partì per cercare le prove di questa storia a Sarajevo, nella Sarajevo della guerra civile. Ma sparì. Sparì dopo aver telefonato in redazione ed aver confermato che il giorno dopo sarebbe ripartito per Roma, siccome aveva raccolto tutte le prove che gli servivano per dimostrare la veridicità della vicenda. Fu ritrovato tre settimane dopo in un prigione bosniaca. Venne liberato e portato in Italia, direttamente a Padova, con un volo e, ha detto Fracassi nel corso del suo intervento alla conferenza, “da allora io non ho più ricevuto sue notizie, non ho mai parlato con lui, non mi ha mai raccontato nulla di quello che gli è successo a Sarajevo. La cosa, come accade in molti casi, per quanto strana (…) è stata messa da parte. Io per sedici anni, diciassette anni della mia vita non ci ho più pensato”. Fino a quando, quasi per coincidenza, Fracassi non si trova a Newport, negli Stati Uniti, per intervistare l’ex capo dei servizi segreti statunitensi nella ex Jugoslavia, prima della guerra civile e dopo la guerra civile: “Una persona deliziosa, mi raccontò tante cose, e ad un certo punto mi parlò dei campi di addestramento dei terroristi islamici in Bosnia. Improvvisamente mi si illuminò la testa e pensai a Matteo Toson. E mi uscì spontaneo chiedergli: ‘Ma Lei, per caso, non è che ha mai sentito parlare di un certo Matteo Toson?’. E lui mi guardò sorridendo: ‘Certo, mi ricordo benissimo di Matteo Toson. Siamo stati noi a farlo sparire’ (…) E mi raccontò la stessa storia che mi aveva raccontato Toson. Solamente vista dalla parte di chi la gestiva questa storia, ovvero il capo dei servizi segreti statunitensi in Jugoslavia…”.

Il potere mondiale all’opera per la dissoluzione dell’URSS
Ora, vien da chiedersi come si potevano portare armi e munizioni in Bosnia, se non passando dall’Italia, se non passando dalla mafia: “La mafia porta illegalmente le armi, lo Stato italiano verifica che queste armi vengano effettivamente consegnate, protegge i campi di addestramento nei quali una società di contractors americana finanziata dal Pentagono addestra i terroristi, si fanno arrivare islamici fondamentalisti da tutto il mondo con un ponte aereo, cosa che poi è avvenuta, nella città di Tuzla… 12mila mujahidin provenienti solamente dall’Afghanistan”, che nel frattempo era stato devastato da un decennio di guerra, voluta proprio dagli Stati Uniti, anzi, voluta da Zbigniew Brzezinski, dal 1977 al 1981 Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America. Brzezinski: un polacco di origine. Così come polacco era Karol Jozef Wojtyla, meglio conosciuto come Papa Giovanni Paolo II. Ma che cos’hanno da condividere, ci si potrebbe chiedere, questi due personaggi? Molto più di quanto si possa immaginare, perché se da una parte Brzezinski diede il via alla guerra che devastò economicamente e strategicamente l’URSS, il Papa fu quella “ultima speranza” di cui parlò Roberto Calvi nelle sue lettere indirizzate al Vaticano. Esattamente, perché polacco era anche quel partito, “Solidarietà”, “Solidarnosc” in lingua natia, che ricevette i soldi della mafia, depositati alle Bahamas, tramite il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, iscritto alla Loggia Propaganda Due di Licio Gelli, per conto del Vaticano. Vaticano che, come sappiamo, mai restituì quei soldi. Solidarnosc. Proprio quel partito polacco che vinse le elezioni democratiche della primavera del 1989 in Polonia. Le prime elezioni democratiche nell’est Europa. Elezioni che, dunque, si svolsero quando ancora non era caduto il Muro di Berlino, e che videro vincere proprio Solidarnosc, che fece cadere il Partito Comunista polacco, contribuendo a far crollare dall’interno l’ex URSS.

Trattativa vi fu, però…
Tutto si tiene, tutto si tenne, insomma. Anche dopo che saltò fuori qualche magistrato, qualche “pidocchio” come li ha definiti, ovviamente con accezione ironica, Fracassi, che la verità la voleva far saltare fuori. Tutto si tenne anche dopo che “un gruppo di poliziotti, carabinieri, finanzieri e magistrati si mise in testa una idea quasi eversiva”, ha continuato il giornalista. “Loro si convinsero che erano pagati, erano stipendiati perché dovevano combattere il crimine. Si convinsero di questa cosa assurda… (…) E non solo si convinsero di questa cosa, ma dissero: ‘Beh, mettiamoci insieme (…) Facciamo una bella combriccola e mettiamoci a combattere il crimine’… Il crimine che per altro allora non esisteva, perché la mafia non esisteva. E non solo decidono di fare questa cosa, ma riescono anche ad individuare come funzionano un sacco di meccanismi dentro la mafia, riescono ad arrestare un sacco di mafiosi … Ma non solo li arrestano, li processano pure e li condannano… Apriti cielo… E i mafiosi vanno dai vari servizi segreti, la CIA e tutto il resto e dicono ‘Scusate, ma non eravamo amici noi? Abbiamo fatto un accordo, tutti felici per quarant’anni e improvvisamente arrivate voi Stato (…) e che fate, ci arrestate? Ci condannate? Ci fate delle leggi assurde in cui noi dobbiamo restare segregati in un’isola deserta? Ma che fate siete matti?’. Ovviamente, “Italy Project” era perfettamente in funzione, si mette in funzione per l’ennesima volta per eliminare il ‘pidocchio’ che dava fastidio, e viene eliminato, senza nessun problema, senza nessun rimorso (…) Quando accade questo, senza nessun rimorso, accade perché? Non perché la mafia fa queste cose, perché “Italy Project” fa queste cose… Accade perché le fanno i servizi segreti italiani, perché le fa la CIA, perché le fa la mafia, perché le fanno gli estremisti di destra, perché le fa la massoneria, perché le fanno tutti”.
Perché ovviamente “Italy Project” non può essere scoperchiato. Perché “essendo lo Stato, non lo Stato ‘deviato’, lo Stato, a fare questo, ovviamente, lo Stato ha sempre assolto sé stesso e l’hanno sempre sfangata…”. L’hanno sfangata anche recentemente, secondo Fracassi, con la sentenza d’appello del processo “Trattativa Stato-mafia”, “ovvero il tentativo da parte dello Stato e della mafia di rimettere insieme i cocci dopo che quel pugno di uomini dello Stato aveva eversivamente di distruggere “Italy Project”… C’è stato questo processo, e in questo processo sono stati condannati due generali dei Carabinieri, si chiamano Mori e De Donno… E costoro sono stati assolti, alla fine, dopo essere stati condannati, ma con una motivazione che dà il senso di quanto lo Stato protegga sé stesso: ‘È vero, Mori e De Donno hanno effettivamente avviato e portato avanti una Trattativa tra lo Stato e la mafia… Una Trattativa che ha portato alle stragi, alla morte di un sacco di persone… Sì, tutto vero, ma l’hanno fatto a fin di bene’… A bene di chi non si sa”.


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Lo scrittore e regista, Franco Fracassi


I Rosacroce e quelle secretazioni di fatto che non hanno aiutato, anzi
Probabilmente “a bene” di quel potere d’oltreoceano di quella “componente imperialista degli Stati Uniti” che poi avrebbe dovuto iniziare ad “esercitare il potere”, come ha dichiarato Carlo Palermo. Ma secondo l’ex magistrato, “Non è nel ’43 che una circolare stabilisce quel principio di interventismo degli Stati Uniti. Il principio nasce esattamente nel momento in cui finisce la Prima Guerra Mondiale, e il Presidente degli Stati Uniti, era Wilson, fece un discorso introduttivo al Congresso degli Stati Uniti per indicare i principi del Nuovo Ordine Mondiale, era l’Ordine Mondiale del ‘900, non dei periodi successivi… E indicò quattordici principi che ruotavano e gravitavano attorno ad una enunciazione, che avrebbe dovuto costituire il principio di fondamento del potere degli Stati Uniti del mondo. Quale? Il principio di autodeterminazione dei popoli…”. È proprio tramite l’azione dell’immedesimarsi nel ruolo di paladino, di portatore di questo principio, che gli Stati Uniti hanno iniziato ad esercitare il proprio potere su scala mondiale.
Un potere che, come accennato antecedentemente, ha sempre avuto bisogno di un “nemico” per poter vivere, un “nemico” da presentare all’opinione pubblica mondiale per ottenere consenso. Questi nemici, però, secondo il dottor Palermo, “è semplice rendersi conto che in realtà non sono nemici, perché i traffici sono intrecciati (…) I Paesi del Medio Oriente e dell’Oriente erano in possesso delle materie prime. Di che cosa? Della droga e del petrolio. E invece di che cosa avevano bisogno e necessità? Delle armi, degli armamenti. Ecco che quindi nasce insieme questa sovrapposizione di traffici che comporta anche il traffico di valuta, perché i pagamenti avvengono attraverso le banche”.
Ricordiamo che Carlo Palermo è un ex magistrato sopravvissuto alla strage di Pizzolungo. Dopo la rimessione per legittima suspicione della sua inchiesta a Trento, Palermo si trasferì a Trapani, dove il 2 aprile 1985 subì l’attentato in cui persero la vita Barbara Rizzo, e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta“Venne scelto il Trentino quale isola felice per occultare la droga tra Trento e Bolzano, perché dato che è un’isola felice nessuno si sarebbe messo a cercare approfonditamente…”, ha dichiarato Palermo nel corso del suo intervento.
Dopo l’attentato nei suoi confronti, è iniziata la ricerca della verità dell’ex magistrato. Ricerca che l’ha portato a scoprire l’esistenza di una “piramide superiore, che è quella regia esterna che ha prodotto gli eventi della nostra storia in quella fase successiva agli eventi nazionali che hanno riguardato il nostro Paese e l’Europa fino agli anni ’90…”Una “piramide superiore”, dunque, della cui esistenza è possibile sapere tramite le prove contenute nelle carte dei processi che proprio Carlo Palermo è andato rinvenendo negli ultimi 35 anni circa: “Quelle carte e quei documenti che parlano di questa massoneria superiore io le ho trovate nel 2021. Erano dentro il processo Scontrino, dove si parlava pure del Presidente della nostra Repubblica, quello attuale (…) E ci sono episodi della nostra storia che indicano dei fatti che sono avvenuti, e che sono ancora coperti da Segreto di Stato, come la strage di Portella della Ginestra (…) Esistono ancora oggi delle secretazioni, perché le cose debbono rimanere segrete, che si trascinano dal 1947 ad oggi per volontà delle autorità, perché il Segreto di Stato viene tolto dal Presidente del Consiglio. Ora voi dovete dire: ‘Ma perché quel segreto di stato rimane’?  C’è stato quando c’erano quelli democristiani, c’è stato quando sono andati al governo quelli degli ex del Partito Comunista, adesso c’è stato Draghi (…) Ci sono certi argomenti dei quali hanno paura a parlare anche i giornalisti, soprattutto i giornalisti, perché è pericoloso, anche se non sono dei concetti o delle nozioni che sono delle invenzioni nostre, sono nelle carte processuali (…) E allora io nel 2021 che cosa trovo? Queste carte che sono state sequestrate da magistrati nel 1982 (…) Io avevo sequestrato delle carte dei Rosacroce, ma non le ho capite perché non sono state rese pubbliche quelle altre che avevano sequestrato altri magistrati, e le hanno tenute segrete per quaranta anni, e io le ho trovate solo perché, per miei intuiti, sono andato a cercare le carte dentro il Processo Scontrino”.

Sapremo mai la verità?
Il dottor Palermo ha dunque parlato di secretazione di fatto delle carte riguardante questa massoneria superiore: Se io dico, qui, stasera, chi è stata la persona responsabile di questa secretazione di fatto, ma vuoi vedere che nessuno ne parla? (…)Piera Amendola. Piera Amendola è la persona che svolgeva le funzioni di segretaria, proprio di archivista capo, dellaCommissione P2. È la persona della quale io come magistrato avevo la prima fiducia quando ho sequestrato le carte che riguardavano la P2, e tra quelle c’erano pure quelle dei Rosacroce, e le ho portate a Tina Anselmi e a lei di persona (…) Ed è lei che l’ha detto a me: ‘Se cerchi chi è responsabile di questa mancata pubblicazione, quella sono io’. Io questo libro l’ho scritto diverso tempo fa, ma nessuno ne ha parlato, nessuno. Se si parla dei Rosacroce, lei, nei pubblici dibattiti, dice: ‘Parlatene con il dottor Palermo’ (..) Voi non sapete che, nei processi per stragi avvenute negli anni Sessanta, negli anni Settanta, negli anni Ottanta, negli anni Novanta, le perizie per i magistrati chi le ha fatte? Piera Amendola”.
La storia, dunque, sarebbe tutta da riscrivere. O quantomeno da aggiornare: “Come si fanno a rivedere tutti i processi? Io dentro il libro ‘Armageddon’, ho trovato i Rosacroce in quaranta episodi, quaranta… Guarda che macello che è accaduto per il caso di Scarantino, per un processo nel quale si è trovato che qualcosa non andava bene, e si sono aggiustate le cose, e per l’agenda di Borsellino, e per tutti i misteri delle agende di Giovanni Falcone… Dove sta scritta più la nostra storia? Dov’è la nostra storia? La possiamo identificare in quella che è stata scritta nei processi? Ma non è così, perché manca proprio la regia superiore. È proprio quella che ci ha guidato”ha concluso Carlo Palermo.  

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