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Il cognato del Generale ucciso da Cosa nostra 40 anni fa: “Su via Carini ci sono ancora punti oscuri”

Il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto della Chiesa non avrebbe mai trattato con Cosa Nostra. Ne è certo Paolo Setti Carraro, fratello di Emanuela, e cognato di dalla Chiesa, uccisa insieme al Generale e all’agente scelto Domenico Russo a Palermo il 3 settembre 1982.

In un’intervista a La Repubblica, Paolo Setti Carraro ha parlato della sentenza d’Appello del Processo Trattativa Stato-mafia, nelle cui motivazioni, depositate di recente in cancelleria, si afferma sostanzialmente che il Ros “ha trattato con Cosa Nostra per garantirsi una situazione di convivenza usando sedicenti servitori dello Stato”, ha ricordato Setti Carraro appuntando che forse i giudici “si sono dimenticati” di chiedere al Ros “a nome di chi e per conto di chi” si è trattato. Sul tema, però, il fratello della moglie del Generale si è detto sicuro che dalla Chiesa non avrebbe “mai” accettato un incarico simile. Parlando della strage di via Carini, Paolo Setti Carraro ha detto che “c’è una verità processuale” e poi “ci sono le solite incongruenze, le solite della storia di questo Paese”. “La Repubblica italiana è stata caratterizzata ciclicamente da stragi e tutte queste hanno visto operare al loro interno spezzoni di istituzioni. Lo dicono le sentenze passate in giudicato in cui servitori dello Stato sono stati condannati: Portella della Ginestra, la banca dell'agricoltura, posso continuare se vuole”. Ma in via Carini no. ”Qui ci sono ancora dei punti oscuri e non solo su questo: pensi all'agenda di Borsellino”. “La nostra democrazia - ha affermato l’intervistato - è stata messa a durissima prova parecchie volte e avviene ancora oggi. Mi auguro che le strutture democratiche riescano a sopravvivere anche a questa sfida anche se in questo Paese ormai c'è molto egoismo”.

In Italia infatti, non si parla abbastanza di mafia. “Credo che il problema stia nel ricorso alla delega. In Italia abbiamo dei corpi speciali che indagano ad altissimi livelli ed è a loro che la politica, sfuggendo alla propria responsabilità, demanda con costanza quella che dovrebbe essere una battaglia per la gente”. “La criminalità organizzata è fatta di realtà economiche che dopo la fase di accumulo del capitale si sono ampiamente installate nell'economia legale, occupandone e contaminandone spazi”. Infine, tornando a via Carini, Paolo Setti Carraro ha rammentato che all’attentato seguì “l'inizio di un periodo molto bello perché sono stati dieci anni in cui nei fatti con tanti alti e bassi lo Stato ha dimostrato di volere combattere veramente la mafia”. “È nato il pool, il maxi processo, Ajala, Montana, Chinnici, Cassarà. Purtroppo alla fine lo Stato ne è uscito sconfitto perché velocemente si è normalizzato tutto”. “Si è tornati - ha concluso - a una più tradizionale convivenza che Carlo Alberto aveva capito”.

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