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Certe tentazioni, pur con lo scorrere degli anni, non passano mai di moda.
Nel programma di coalizione di centrodestra si cela un nuovo tentativo di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini di stringere ulteriormente il cappio intorno alla cronaca delle indagini e degli scandali che coinvolgono la politica.
I 'moderati' del centro destra stanno pensando quindi di muoversi in linea con il decreto legislativo di Marta Cartabia che già impone pesanti restrizioni ai rapporti tra i magistrati e la stampa: niente nomi alle inchieste, solo i procuratori possono parlare con i giornalisti tramite atti ufficiali e niente informazioni ai giornalisti.
Volendo usare le parole di Jacopo Morrone, capogruppo della Lega in commissione Giustizia, si tratta di dare un “rimedio alla compressione della reputazione in forza della presunzione di innocenza”.
A volerlo - riporta il 'Fatto Quotidiano’ sono stati gli avvocati Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e Giulia Bongiorno (Lega).
Il principio che vogliono introdurre i due avvocati di centro destra recita così: “Giusto processo e ragionevole durata, efficientamento delle procedure, stop ai processi mediatici e diritto alla buona fama”.
Dietro e queste due ultime parole, buona fama, si nasconde l'ennesima stretta sulle intercettazioni, tema tanto caro a Berlusconi: l'idea, spiega il 'Fatto' sarebbe quella di limitare ulteriormente la diffusione delle informazioni “non penalmente rilevanti” che riguardano personaggi pubblici che spesso finiscono fra le lenti degli investigatori, ha spiegato un parlamentare di Forza Italia.
Le intercettazioni sono già state fortemente depotenziate dalla politica negli ultimi anni. In primis dal decreto voluto dall'ex ministro della giustizia Andrea Orlando (nei governi Renzi e Gentiloni) poi riveduto da Alfonso Bonafede nel governo pentastellato Conte II.
E’ evidente che il vero obiettivo è proprio quello di limitare le fughe di notizie e di tutelare la privacy anche se negli ultimi venti anni sono circa una ventina le violazioni che si sono verificate sulla stampa.
Con la scusa della tutela della privacy non si tiene conto che se sul piano “penale” un fatto può non essere rilevante al contrario può esserlo sul piano etico ed anche politico. I cittadini hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti.
Basta un esempio su tutti: ovvero quello dei due imprenditori che ridevano per gli affari possibili dopo le prime scosse di terremoto a l’Aquila. Non c'è in questo un fatto penalmente rilevante, ma sicuramente c'è una rilevanza di natura etica e morale. Ma forse a certi governanti (o aspiranti governanti) tutto questo fa solo comodo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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