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Per il senatore, ex magistrato e titolare dell’inchiesta sul delitto: “Tutte le strade per arrivare alla verità vanno percorse

E’ accreditabile la pista su Cosa nostra che porta a Nino Madonia come killer del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, avvenuta il 6 gennaio 1980 a Palermo. A sostenerlo è il senatore Pietro Grasso, ex giudice ed ex magistrato intervistato ieri da ANTIMAFIADuemila a margine della cerimonia di commemorazione della strage di via Pipitone. Dopo l’archiviazione della “pista nera” dei Nar, la procura di Palermo ha ripreso, dopo oltre 40 anni, la pista di Cosa nostra che attualmente sembrerebbe quella più plausibile circa l’omicidio del fratello dell’attuale Capo dello Stato. Il focus dei pm è su Nino Madonia: storico boss e reggente del mandamento di Resuttana; uno dei sicari utilizzati da Totò Riina per i delitti eccellenti; attualmente condannato all’ergastolo per omicidi eccellenti come quello di Carlo Alberto dalla Chiesa, di Pio La Torre, di Ninni Cassarà e di recente condannato (in primo grado) anche per l’assassinio del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio. Il senatore Grasso, oggi leader di LeU, aveva seguito le indagini sull’omicidio Mattarella nei primi anni ’80 quando era sostituto procuratore a Palermo divenendo titolare dell’inchiesta. “A qualsiasi collaboratore di giustizia che ho sentito gli ho chiesto notizie sull’omicidio Mattarella proprio perché ho sempre cercato la verità ed è giusto che si continui a cercarla”, ha detto ai nostri microfoni ricordando che nell’estate del 1983 interrogò a Rebibbia, insieme a Rocco ChinniciFrancesca Mambro e Giusva Fioravanti. Per lungo tempo quest’ultimo era stato ritenuto il killer di Mattarella. Ad accusarlo fu la stessa moglie del presidente, Irma Chiazzese, che lo riconobbe riscontrando la foto del terrorista nero con il volto dell’uomo che fece fuoco quella mattina davanti casa sua. A gennaio scorso, però, era giunta alle cronache la notizia dell’archiviazione della pista Fioravanti: secondo i magistrati la targa dell’automobile utilizzata dai killer non sarebbe collegata ai Nar. Occhi puntati, dunque, sul boss Madonia, il quale, oltre che per la reggenza del mandamento in cui è stato consumato il delitto, rientra nei fascicoli di indagine anche per la somiglianza che lo lega a Giusva Fioravanti. “E’ una pista che si può accreditare sotto un certo profilo”, ha affermato Grasso. “Tutte le strade per arrivare alla verità vanno percorse. Vedremo se si avranno dei riscontri”, ha concluso.

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