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Marta Capaccioni: “Pretendiamo soluzioni concrete, non solo denunciare e protestare”

Attivismo e impegno. Impeto giovanile e coraggio. Non posso definirlo in altro modo quando devo parlare del Movimento Culturale Internazionale Our Voice, e di una giovane che ne fa parte: la studentessa di Giurisprudenza ed attivista Marta Capaccioni. La giovane mi riceve nel suo posto di lavoro quotidiano, un ufficio nel centro di Palermo, vicino a Piazza Verdi ed al Teatro Massimo. Lì, Marta, condivide ore lavorative e il vissuto proprio della lotta sociale con altri giovani artivisti e alcuni colleghi di ANTIMAFIADuemila, in un’ampia sede dove assiduamente si realizzano anche prove teatrali, riunioni di lavoro, incontri con giovani di altre associazioni, opere artistiche e striscioni. Tutte attività proprie di un movimento giovanile dei tempi che corrono, in una città frenetica, turistica e, purtroppo, anche di mafia. Ed è precisamente la mafia che è intrecciata da tempi antichi alla società siciliana, uno dei temi che mi chiama all'incontro con Capaccioni. E più specificamente, per conoscere ogni dettaglio di un'attività organizzata dal Movimento Our Voice prevista per la giornata di lunedì 11, in uno spazio pubblico denominato “Cantieri Culturali della Zisa”, in una zona non molto distante dal centro palermitano. Una sorta di dibattito denominato “Antimafia Popolare? Questione sociale”. Un evento che significa molto, non solo per il Movimento – fondato ed oggi diretto da Sonia Bongiovanni - bensì fondamentalmente per i giovani di Palermo che ora vivono un inedito risveglio sociale, rispetto all'antimafia legata strettamente alla denuncia pubblica - attraverso l'arte e l'attivismo sociale militante - per profonde problematiche sociali di una crudezza inconfondibile ben visibili ai nostri occhi: la tratta di persone, gli immigrati, la violenza di genere e le violenze che scoppiano e proliferano nelle strade dei quartieri della città, dove lo Stato è assente e dove i programmi di aiuto sociale non danno le risposte giuste o sono lontani (o assenti), in ambiti istituzionali.
In modo fluido, senza riserve e con il profilo proprio di un’attivista che conosce bene le lotte di coscienza sociale, Marta Capaccioni ci ha risposto, convinta che la sua lotta e quella dei suoi compagni del Movimento insieme a quella di altre associazioni, è la lotta che attualmente è necessario abbracciare per trasformare, non solo il pensiero della società palermitana, ma del mondo intero, perché sono in gioco le speranze dei popoli. Ci parla della particolarità dell'evento - del quale ne sarà moderatrice – sottolineando la possibilità che dall’interno del Movimento Our Voice non si vede lontana, e tanto meno impossibile, l'idea che in un futuro si possano presentare come un movimento politico: “Faremo politica unendo tutte le associazioni, gli attivisti. Formeremo un movimento politico per fare pressione politica e mediatica, affinché le cose cambino”.
Marta Capaccioni ci parla con convinzione, posatamente e senza titubare. I suoi occhi penetranti e vivaci fanno gioco con la sua simpatia ed il suo atteggiamento nella comunicazione, una giovane di idee coerenti e trasparenti che inspirano fiducia. La coerenza e la trasparenza che fanno parte di un Movimento che a Palermo, attualmente, suscita “odio e amore”, come diceva lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. L’odio verrebbe dai mafiosi, esclusivamente; ma l’amore viene dai giovani. Ne sono certo, perché l'ho visto con i miei propri occhi per le strade di Palermo.

- Marta, in cosa consiste l'evento Antimafia Popolare di lunedì?
“L'evento che stiamo organizzando per lunedì 11 si chiama ‘Antimafia Popolare, una questione politica e sociale’ perché dopo le elezioni amministrative politiche sentiamo l'esigenza come giovani, di riunire le associazioni sociali, le attiviste e gli attivisti che lavorano anche nei quartieri di Palermo, per vedere quali siano le esigenze sociali delle persone e per unire la lotta antimafia. Oggi la lotta antimafia, significa una lotta contro la politica corrotta, significa una lotta per chiedere alle istituzioni obiettivi sociali; da dibattere tra i giovani”.
“Ci sarà la figlia del fratello di Peppino Impastato, Luisa, e ci saranno altre ragazze, attivisti giovani che lottano contro la mafia ma che sposano anche altre lotte sociali. Per esempio, ci sono le ragazze che lottano per i diritti degli immigranti e quindi parleremo anche della tratta delle donne che arrivano qui a Palermo dall'Africa e questa tratta è controllata dalla mafia nigeriana che è in relazione con la mafia Cosa Nostra, in Sicilia. E dopo, parleremo della lotta femminista e di come la stessa sia collegata alla violenza di genere, la violenza che vive una donna, con la lotta antimafia. E prestiamo particolare attenzione ai quartieri, a quello che si vive ora nei quartieri della Sicilia, a Palermo soprattutto, perché i quartieri sono sempre stati abbandonati dallo Stato, dalle Istituzioni. C'è un livello di povertà che tocca il 40 o 50 percento in Sicilia; c'è anche mancanza di occupazione, di lavoro e c'è spazio per la droga, consumo di droghe per bambini e giovani che aumenta, muoiono per la droga, ed anche ora in questi giorni stanno aumentando gli omicidi di mafia, commessi da mafiosi; sta aumentando la violenza per le strade di Palermo. Denunciamo anche la politica di oggi di Palermo che è una politica corrotta appoggiata da uomini condannati per mafia. Ne faremo un dibattito insieme”.

- Cosa ci puoi dire dell'amministrazione del recente sindaco eletto a Palermo, Roberto Lagalla?
“Di Lagalla ancora non molto perché è stato eletto due settimane fa, e lo stesso dicasi per il consiglio comunale che si deve ancora formare, ma è un dato di fatto che lui è stato appoggiato da uomini che sono stati condannati per mafia e non si è mai allontanato da questi uomini ed ha accettato l'appoggio di questi personaggi, e questo è un fatto; è un segno molto grave per Palermo, per la Sicilia e per tutta l'Italia, perché ora avremo le elezioni regionali a novembre ed anche le elezioni nazionali il prossimo anno, e questi stessi personaggi si stanno già muovendo per le prossime elezioni”.  

- Come Our Voice unisce o collega quella lotta antimafia con la violenza di genere e tema immigranti?
"Si collega nel fatto che gli immigranti arrivano qui grazie ai trafficanti che per la maggior parte formano parte di organizzazioni mafiose o sono collegati ad organizzazioni mafiose e quando arrivano qua, soprattutto le donne, entrano nel circuito della tratta che è controllata dalla mafia nigeriana: o ad esempio c’è un'altra parte di immigranti che sono sfruttati per il lavoro nei campi e sono mal pagati, un euro per cinque ore, ed anche questo sfruttamento lavorativo è controllato dalla mafia di Cosa Nostra che lascia alla mafia nigeriana il controllo di questo traffico di immigranti. Quindi, una situazione sociale qui a Palermo che dobbiamo denunciare”.

- Come valuti l'attività di Our Voice, attraverso l'arte, la manifestazione del 23 maggio?
“Penso che quello che abbiamo fatto il 23 maggio è stato qualcosa che ha colpito molto questa città, anche le associazioni che ci sono nei quartieri, perché si è parlato sempre di Falcone e Borsellino, della mancanza di verità e in questa città, nelle commemorazioni politiche, nelle passerelle politici ipocrite delle istituzioni, in questa città si è sempre ascoltato parlare di antimafia, della lotta contro la mafia, ma lo Stato non è mai stato presente nei quartieri e la situazione sociale è la stessa di 50 anni fa. Quindi, anche la città di Palermo non riesce più a sopportare sentire parlare di questo e di fatto è rimasta colpita nel vedere la nostra manifestazione, che noi attacchiamo le istituzioni dicendo che sono i primi responsabili di tutto quello che sta succedendo; anche qui c’è la mafia perché dove non c’è lo Stato c’è la mafia. Allora, ci sono i giovani che si drogano, che rubano o uccidono, o che entrano a fare parte di un'organizzazione mafiosa, come è il caso di qualunque giovane che nasce a Ballaró; ma la responsabilità di chi è, è dello Stato che non è presente. Il giovane non ha la colpa di entrare in queste organizzazioni. Se non ha soldi per sopravvivere, c’è il mafioso che glieli offre perché lo Stato non c’è”.

- Lo Stato non c’è, ma c’è Our Voice… Cosa significa questo?
“Significa che ora noi cerchiamo di dare voce a tutto questo. Lottiamo per questo e pretendiamo che la politica agisca. Pretendiamo soluzioni concrete, non solo denunciare, non solo protesta ma anche, ogni giorno, con costanza e determinazione, chiediamo soluzioni per questa città, pretendiamo un cambiamento”.

- Si aprono le porte per un movimento politico? 
Facciamo politica unendo tutte le associazioni; noi attivisti formiamo un movimento politico, perché facciamo pressione politica e mediatica. E abbiamo sempre visto nella storia che quando c'è questo tipo di pressione politica e mediatica, le cose cambiano perché i politici devono cambiare la situazione, devono fare leggi che rispondano alle richieste del popolo”.

- Our Voice è un fenomeno politico e sociale, inedito a Palermo?
“Si. In particolar modo la città è rimasta colpita dal fatto che noi veniamo da altre parti di Italia e da altre parti del mondo per lottare per questa città, perché tutti vogliono andare via da qui, soprattutto i giovani. Quindi sì, siamo una novità. La gente ci stima, una parte della gente, perché veniamo qui per lottare. Ma la mafia non ci stima”.

- Avete vissuto delle intimidazioni mafiose?
“Da parte del sistema mafioso no per adesso. Tuttavia abbiamo notato il silenzio, tipico della mafia, dopo il 23 maggio (data in cui i giovani hanno organizzato un grande corteo antimafia a Palermo, ndr)… i mezzi di comunicazione non hanno mai parlato del 23 maggio, della manifestazione che abbiamo fatto che ha portato in strada migliaia di giovani e nessuno ha parlato di questo e già questo silenzio da parte dello Stato e da parte della mafia è un segno enorme, che quello che hanno fatto questi giovani è qualcosa di scomodo”.

Foto © Pietro Calligaris 

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