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Le "reti criminali fanno riferimento" alla 'Ndrangheta "per l’approvvigionamento dello stupefacente da destinare ai mercati di consumo". Inoltre, la mafia calabrese è "certamente l’organizzazione mafiosa italiana caratterizzata dalla maggiore espansività, sia su scala nazionale che internazionale, e sicuramente la più influente nel traffico della cocaina proveniente dal Sud America e dalle principali aree di stoccaggio temporaneo in Europa". La "disponibilità di ingenti capitali di provenienza illecita ed una spiccata capacità di gestione dei diversi segmenti e snodi del traffico, le hanno permesso, nel tempo, di consolidare un ruolo rilevante nel narcotraffico internazionale". È questa l'analisi chiara, che lascia poco spazio ai dubbi, contenuta nella relazione annuale della Dcsa (Direzione Centrare Servizi Antidroga) firmata dal Direttore Centrate Antonino Maggiore.

Con agenti che comprano e vendono droga all'ingrosso in giro per il mondo (i cosiddetti broker della droga) e grazie alla disponibilità di diverse aree di stoccaggio, in Europa e non solo, la 'Ndrangheta continua a mantenere la propria egemonia criminale tanto che nella relazione viene definita "una delle più potenti e pericolose organizzazioni criminali al mondo". "Un vero e proprio 'player' (in economia: protagonista internazionale) - si legge - in grado di delocalizzare le proprie illecite attività a livello mondiale".

Attività che sono riprese in maniera esponenziale dopo le prime fasi di chiusura provocate dalla pandemia di Covid - 19: "le organizzazioni criminali" hanno "individuato strumenti e meccanismi di compensazione, riuscendo a riattivare pienamente, già nel corso del 2020, i propri traffici illeciti, attraverso vari accorgimenti e correttivi, ed a riversare sui mercati di consumo quantità di stupefacenti equiparabili ai periodi precedenti alla pandemia".

I narcotrafficanti hanno dimostrato immediata "flessibilità", sviluppato "schemi operativi innovativi e nuovi modelli di 'business'" "sia nella gestione dei grandi traffici, sia nelle attività minute di spaccio, ricorrendo, da un lato, a catene di approvvigionamento globali per la prosecuzione dei propri traffici e, dall'altro, a modalità di cessione basate, sempre più, sull’utilizzo della 'rete internet' e dei nuovi strumenti offerti dalle piattaforme informatiche".

Nella relazione è stato puntualizzato, come la lotta al narcotraffico deve passare attraverso l'attacco alla cosiddetta 'area grigia', cioè a quell'insieme di "soggetti compiacenti appartenenti al mondo della finanza e dell’imprenditoria".

Cosa Nostra
Le indagini hanno rivelato una persistente vitalità del sodalizio mafioso siciliano, oltreché un reiterato interesse al traffico di stupefacenti, una notevole capacità di adattamento ai mutamenti di contesto ed un approccio pragmatico al redditizio 'business' del traffico di droga.
Un traffico che è in grado di generare ancora "enormi profitti, a fronte di minori rischi, rispetto ad altri reati tipicamente mafiosi (quali ad esempio le estorsioni) ed è tornato a rappresentare una voce fondamentale nel bilancio di questa potente organizzazione criminale".

Camorra
Anche la mafia campana ha dato molta importanza al traffico di droga, "soprattutto hashish e cocaina", sfruttando "le proprie proiezioni operative in Spagna e nei Paesi del Sud America, in Africa e nella penisola arabica e, per l’altro, la stretta collaborazione con le cosche calabresi".
Nella relazione viene evidenziato inoltre come le cosche campane siano caratterizzate da conflitti interni "per la gestione delle attività illecite sul territorio, dove si contendono le piazze di spaccio". Ne conseguono quindi equilibri precari, fragili e alleanze dell'ultima che "vedono le leadership di alcuni clan in conflitto quasi perenne per l’acquisizione della totale egemonia sul territorio".

Mafia Pugliese

Le organizzazioni criminali pugliesi, distinte sulla base delle zone geografiche (la “mafia foggiana”, nelle diverse espressioni della “società foggiana”, della “mafia garganica” e della “malavita cerignolana”, la “criminalità barese”, predominante nel capoluogo di regione, e la “sacra corona unita”, tuttora radicata nel Salento), continuano a rappresentare un multiforme ed eterogeneo universo di complessa classificazione, caratterizzato dall’assenza di una leadership'.
Nel documento, si legge, le "organizzazioni criminali, per i motivi evidenziati, sono connotate da una struttura frammentaria e mutevole, incentrata sulla presenza di fazioni e composte da soggetti legati tra loro da vincoli familiari".
Nell'area garganica, fanno sapere gli analisti, si è registrato "un incremento nell'attività illecita di coltivazione di marijuana, favorito dalle caratteristiche geomorfologiche del territorio, ricco di zone impervie coperte da folta vegetazione, adatta all'occultamento delle piantagioni".

Mafia laziale
Nella relazione, quest’anno, è stato riservato un cenno alla criminalità nell’ambito laziale, nel contesto romano e delle altre province. Si parla di "sodalizi ben strutturati" spesso "su base familiare, che, da tempo, rivestono un ruolo di spicco nella gestione del traffico degli stupefacenti". "A queste realtà criminali si affiancano, nella Capitale, proiezioni delle mafie storiche siciliane, calabresi e campane, nonché di quelle straniere, attratte dalla possibilità di reinvestire i capitali accumulati attraverso i propri illeciti traffici, che operano con una strategia 'silente', nell’intento di mimetizzarsi e rendere più difficoltosa l’azione di contrasto delle Forze di Polizia".

Mafie straniere
Nel 2021, anche le strutture criminali di matrice etnica hanno continuato a sviluppare una sempre maggiore capacità e autonomia operativa nella gestione del traffico degli stupefacenti, fino alla distribuzione al dettaglio in molte regioni del territorio nazionale.

Per esempio le organizzazioni albanesi, secondo le indagini, sono presenti in gran parte del territorio italiano e possono ritenersi tra i sodalizi di matrice straniera più attivi e pienamente affermati sullo scenario internazionale del narcotraffico. Secondo gli analisti hanno a disposizione "interlocutori particolarmente affidabili per il network criminale che ruota intorno al traffico della droga, soprattutto per la loro capacità di movimentare ingenti quantità di cocaina ed eroina in ambito europeo, curando ogni fase della catena distributiva, dal prelievo dello stupefacente nei porti olandesi e belgi, al trasporto a destino in mezzi appositamente modificati, alla successiva fase di spaccio in territorio italiano".

Le organizzazioni albanesi hanno sviluppato anche canali diretti per l’approvvigionamento, il deposito e la commercializzazione dello stupefacente e sono in affari, nella veste di attendibili intermediari, con la mafia calabrese, campana e siciliana o con altri gruppi criminali.

Sullo sfondo ci sono anche le mafie di matrice africana. Le formazioni nigeriane, "presenti in quasi tutte le regioni, ma in particolar modo nell’area del litorale Domizio, nella provincia di Caserta e nell’hinterland romano, sono tra i sodalizi più attivi nel trasporto delle droghe, con l’utilizzo di ovulatori o bodypackers, che, sebbene possano fisiologicamente trasferire partite di modesta entità, garantiscono, se impiegati in maniera massiva, un approvvigionamento costante di stupefacente".

Di pari livello, appaiono le consorterie criminali nordafricane, "provenienti soprattutto dalla regione del Maghreb, oggi tendenzialmente di tipo stanziale e radicate in quasi tutto il territorio nazionale. In virtù della solida integrazione nel tessuto socio-criminale urbano, anche in aree dove tradizionalmente sono attive realtà delinquenziali autoctone, tali associazioni gestiscono ampi segmenti del traffico transnazionale di stupefacenti, in collaborazione con altri gruppi criminali presenti in Italia".

Completano il quadro le consorterie riconducibili ai cartelli balcanici e alla criminalità turca, nonché i sodalizi costituiti dai cittadini sudamericani presenti nel nostro Paese, "in particolare, quelli provenienti dalle grandi comunità salvadoregne, ecuadoriane, peruviane e dominicane del nord Italia, nel cui contesto si va sempre più strutturando la presenza di “gang” di strada, formate da giovani e giovanissimi, che, oltre a commettere reati di natura predatoria, traggono la fonte principale di sostentamento dallo spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di un fenomeno in crescita, che desta preoccupazione e allarme, soprattutto per il ricorso sistematico alla violenza da parte degli affiliati".

Narcotraffico europeo: l'Italia al centro come snodo commerciale
Il nostro Paese è a tutti gli effetti il punto di snodo e di passaggio verso altri mercati di consumo di cocaina. Un mercato in cui la 'Ndrangheta la fa da padrona.
I numeri parlano chiaro: il narcotraffico "costituisce ancora oggi uno dei principali settori di interesse delle organizzazioni criminali e rappresenta un fenomeno transnazionale che opera su un mercato mondiale, grazie soprattutto ad una domanda sempre crescente, correlata ad un bacino di consumatori molto elevato".
L'operazione 'Nuova Narcos Europea", coordinata da tre procure distrettuali antimafia, quelle di Milano, Firenze e Reggio
Calabria, conclusa dalle Squadre Mobili della Polizia di Stato dei rispettivi capoluoghi, ha portato alla luce "come le cosche siano a pieno titolo inserite anche nel traffico di cocaina proveniente dal Sud America, con le proprie ramificazioni attive in Lombardia, Toscana e Svizzera". Anche il dato dei sequestri è rilevante: emerge infatti "un evidente aumento rispetto all’anno precedente: dalle 59 tonnellate rinvenute nel 2020, si è saliti alle 91 tonnellate del 2021, con un incremento percentuale del 54,04%, che, per effetto di una sensibile crescita dei sequestri di cocaina e dei derivati della cannabis, rappresenta il quarto più alto risultato dal 2000 ad oggi".
Nella relazione viene sottolineato che tali numeri non sono mai stati raggiunti negli ultimi 40 anni.
Nel dettaglio si registra un “record” nei sequestri di cocaina, che, dopo il 2020, in cui i volumi erano arrivati a 13,6 tonnellate, hanno raggiunto la quota di 20,07 tonnellate, “traguardo assoluto  - si legge -  senza precedenti nel passato.
Non a caso, i "sequestri frontalieri di cocaina hanno rappresentato il 69,13% del totale intercettato in Italia (il 98,7% considerando gli ingressi marittimi), raggiungendo 13,8 tonnellate sulle 20,07 complessive".

PDF Scarica il dossier: antidroga.interno.gov.it

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