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Sul palco dell'istituto Don Bosco un incontro con i sei aspiranti sindaci

"Siate soci dei martiri della mafia, a partire da chi sceglierete di mettervi accanto". A parlare è l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice che ieri, come di consueto durante le tornate elettorali, ha ospitato sul palco dell'istituto Don Bosco Ranchibile un confronto tra i candidati a sindaco della città. Parole forti in una competizione che ha messo al centro il dibattito su mafia e antimafia, soprattutto dopo il recente "tam tam" mediatico dovuto al sostegno che l’ex magnifico rettore Roberto Lagalla, candidato del centrodestra, ha ricevuto da uomini condannati per mafia come Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri (il primo per concorso esterno in associazione mafiosa, il secondo per favoreggiamento: entrambi pena scontata). Due soggetti - Dell'Utri e Cuffaro - che così facendo sono tornati protagonisti nello scenario politico di Palermo.


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Roberto Lagalla © Paolo Bassani


Don Corrado non risparmia nessuno. Chiede chiarezza e consapevolezza, senza entrare nel merito delle polemiche di questi giorni, con la decisione di Roberto Lagalla di non partecipare alle commemorazioni del 23 maggio dopo che Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa nostra nella strage di Capaci, aveva chiesto di prendere le distanze da chi è stato condannato per mafia. Ma questo non impedisce all'arcivescovo di chiamare i candidati per nome, "perché ci sono momenti della vita, quelli decisivi, in cui ci si sente chiamati per nome". Don Corrado parla a lungo del senso di un voto che arriva nel trentennale delle stragi, "in una data baricentrica, forse non per caso, tra il 23 maggio e il 19 luglio". E alla fine lancia il suo monito: "Proprio ora, mentre Palermo è chiamata a scegliere, è ora che dobbiamo chiederci dove ancora si annida la mentalità mafiosa, dove la mafia cresce e opera, provando a farci pagare un altro prezzo, forse più subdolo ma non meno pericoloso”. “Noi tutti - io, voi, le palermitane e i palermitani - diciamo in maniera forte e chiara: ‘No’. So che questo ‘No’ vi appartiene – continua Lorefice dal palco della scuola salesiana -, so che ognuno di voi lo sente dentro e che lo farà echeggiare nelle nostre piazze, nei prossimi giorni e nei prossimi anni, quali che siano le sue personali responsabilità di governo".

Successivamente l'arcivescovo abbraccia altri temi. Parla di decentramento e povertà, di lavoratori precari e in nero, delle famiglie che hanno aspettato "sistemazione e posto fisso", dei senza casa. Parla di strade "dissestate e occupate da montagne di rifiuti". "Ho visitato i nostri cimiteri dove i corpi dei nostri cari defunti non possono avere pronta e degna sepoltura - dice -. I nostri monumenti deturpati". "La forza di ogni catena si misura sempre dall'anello più debole - continua parlando dei suoi viaggi fra le periferie della città -. Che siano presenti nelle vostre discussioni e nelle vostre decisioni i volti dei poveri, dei bambini, dei più fragili". Don Corrado riesce ad allargare anche il concetto di periferie: sono "urbane ed esistenziali", dal Cep senza villette alle borgate senza asili.


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Franco Miceli © Paolo Bassani


Il palco è pieno e i protagonisti, seduti con il pubblico davanti, sono pronti. Franco Miceli, candidato sindaco della sinistra giallorossa, parla della sfida "del decentramento". Lagalla, invece, rilancia con il tema delle scuole che vanno "aperte nel pomeriggio". L'indipendentista Ciro Lomonte parla dell'autonomia dei quartieri. La sovranista Francesca Donato dà la sua idea di decentramento "con sindaco e giunta presenti nei territori". +Europa e Azione, nelle vesti di Fabrizio Ferrandelli, rompono le righe. Ferrandelli si alza in piedi e smonta l'idea di decentramento che definisce "una bella teoria, ma non ha risorse in bilancio per essere supportata": "Le circoscrizioni non sono la risposta - dice - la chiave sono le scuole, aperte di pomeriggio grazie ai percettori del reddito di cittadinanza". E, ancora, la candidata civica Rita Barbera, sostenuta da “Potere al popolo”, parla dell'ipocrisia "di chi si ricorda delle periferie solo dopo le retate".

Molti i temi affrontati, dalla partecipazione alla politica, al cimitero - per cui sono stati proposti nuovi campi di inumazione e un nuovo campo santo -, dal dissesto finanziario alla presenza giovanile nella vita pubblica siciliana. Insomma, tanti temi e spunti di riflessione, che però – al netto delle idee - ancora oggi hanno il sapore di propaganda. Quei giovani di cui tanto si è discusso guardano i fatti, non si limitano alle promesse e alle belle parole. Ecco perché Don Corrado, proprio per la gioventù, tirando le somme a fine evento, ha chiesto a tutti i candidati sindaci una cosa unica: "Amate la nostra città". Quindi i giovani.

Foto di copertina © Imagoeconomica

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