Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

L'omicidio di Alceste Campanile, militante di Lotta Continua assassinato il 12 giugno del 1975 da Paolo Bellini, la latitanza in Brasile con il nome falso di Roberto Da Silva dopo che era stato costretto a fuggire dall'Italia con l'aiuto di Avanguardia nazionale per aver cercato di uccidere un uomo che importunava la sorella, la militanza politica e gli attentati che ha organizzato. Sono stati questi gli argomenti toccati ieri dall'ex Nar Paolo Bellini durante la sua deposizione durate sei ore davanti al Tribunale di Bologna nell'ambito del nuovo processo sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, di cui è il principale imputato. Sotto accusa sono anche l'ex capitano dei carabinieri, Piergiorgio Segatel, per depistaggio e l'ex amministratore di condomini in via Gradoli, a Roma, Domenico Catracchia, che risponde di false informazioni ai pm.
Durante l'esame l'imputato ha ribadito ancora una volta la sua totale estraneità nell'attentato alla stazione di Bologna: "Nonostante mi abbiate accusato di questo delitto infame, che è la Strage di Bologna, io rimango un collaboratore di giustizia, non ho interesse ad andare contro di voi. Voi siete convinti di una cosa, io di un'altra". Inoltre rispondendo alle domande del Pg Nicola Proto ha iniziato a spiegare i suoi primi anni di attività criminale, vale a dire nella prima metà degli anni '70.

Gli esordi in Avanguardia nazionale
L'imputato ha confermato la sua attività nel movimento di estrema destra, sostenendo come già fatto in passato di esservi entrato per infiltrarsi su richiesta del padre Aldo, del senatore dell'Msi Franco Mariani e di Giorgio Almirante. "Premetto che ero infiltrato per conto del senatore Mariani e di Almirante, per cercare di sapere se c'erano persone collegate all'estremismo duro, perché la politica di Almirante si stava incamminando verso una destra diversa. Siamo nel 1971-72", ha sottolineato Bellini. "Lo scopo era informarsi e capire se c'erano persone facinorose".

L'omicidio di Alceste Campanile
Il delitto è stato confessato solo 24 anni dopo dall'ex Avanguardia nazionale, ma come ha sottolineato il Pg Nicola Proto, Bellini ha fornito due motivazioni differenti: la prima volta, nel 1999, lo ha legato a questioni personali ("Voleva dare fuoco all'albergo di mia madre" aveva detto l’imputato), mentre nel 2005 ha spiegato che furono i vertici di Avanguardia nazionale di Massa a decidere di eliminare Campanile, per "destabilizzare la situazione politica a Reggio Emilia, pochi giorni prima delle elezioni amministrative". Sul perché delle due differenti versioni, Bellini non ha fornito spiegazioni chiare: "C'era un combattimento interiore dentro di me molto forte. Nel 2005 mi sono detto stai collaborando, non puoi fare queste cose. Ho pensato di dover essere coerente. Non dovevo essere io ad ucciderlo, io dovevo fare un'altra cosa, dovevo trovare un luogo giusto per dargli una sonora lezione. Poi Franca Tanzi (estremista legata ad Avanguardia nazionale, ndr) mi riportò l'ordine di eliminarlo".
L'esame, più volte interrotto a causa delle precarie condizioni di salute dell'imputato, proseguirà nell'udienza di domani.

ARTICOLI CORRELATI

Strage Bologna: ''Forte compatibilità'' tra Paolo Bellini e uomo del filmato pre-esplosione

Strage Bologna: rinviato l'Appello per l'ex Nar Gilberto Cavallini

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy