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Partiamo dalla fine. La sentenza in abbreviato del troncone del maxi-processo “Rinascita-Scott” ha confermato l'impianto accusatorio avanzato dalla procura della repubblica di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. Lo stesso magistrato ne ha parlato durante la presentazione del suo ultimo libro "Complici e Colpevoli" (Mondadori) con Giorgio Zanchini ieri a 'Quante Storie' in onda su Rai3. Il processo ha "confermato l’impianto accusatorio - ha detto Gratteri - dei 20 assolti due sono stati assolti per prescrizione, nessuno di questi era detenuto e nessuno di questi era imputato per 416 bis e per sette avevamo chiesto noi l’assoluzione perché nel mentre la cassazione aveva cambiato l’interpretazione circa l’utilizzabilità di intercettazioni di altri processi”. Un ottimo risultato quindi, ma non abbastanza da smuovere minimamente i suoi denigratori. Nessun commento. Nessuna presa di posizione effettiva, solo un laconico silenzio. Tuttavia i libellisti ogni tanto ritornano e ingrassando la macchina del fango si danno laboriosamente da fare. Il procuratore di Catanzaro ha detto, nel corso della trasmissione, che "in questo periodo stanno riportando sempre più spesso le ingiuste detenzioni ad esempio nel distretto di Catanzaro", ma questi fatti "non mi riguardano perché sono processi e indagini fatti prima del 2016. Io sono alla procura di Catanzaro dal 16 maggio 2016 quindi io rispondo dal 16 maggio 2016 in avanti e non indietro. Sono dei falsi storici che i miei diffamatori quasi ogni mattina scrivono".

Attaccare i magistrati con la schiena dritta sembra essere un'occupazione assai ricercata da certi intellettuali. Tuttavia, e questo non si può negare, il popolo è con Nicola Gratteri: “Ci sono migliaia di persone che credono in noi - ha detto - e che ci sono vicine. C’è una nuova speranza in Calabria. Nel mio distretto ci sono migliaia di persone che credono in questa nuova primavera per la Calabria” ha detto il magistrato sottolineando la gravosa situazione economico-sociale che affligge la sua terra: "Il calabrese deve rimanere con la mano tesa perché quando la ‘Ndrangheta dà in modo clientelare, dà solo un piccolo pesce. La canna  da pesca non la da mai. Deve creare sempre dipendenza. Gli investimenti (della 'Ndrangheta ndr) si fanno da Roma in sù. Si fanno in Europa, si fanno in Australia, in Canada, negli Stati Uniti, ma non in Calabria" poiché "qualsiasi tipo di investimento essendo una regione povera verrebbe immediatamente notato dalle Forze dell’ordine o dalla magistratura. Quindi la probabilità di essere indagati è altissima”.

Ricordiamo che Gratteri era stato anche bollato come quello che violava la Costituzione e che voleva "fare uno Stato di polizia" quando aveva raccomandato di far fare ai comuni degli elenchi da inviare al Prefetto per verificare chi aveva effettivamente bisogno dei sussidi per l'emergenza coronavirus. "Oggi non c’è indagine di qualsiasi tipo, dove non ci capita di avere 20, 30, 50, 200 persone", in cui si scopre "che non avevano diritto ad avere questi soldi" ha detto il magistrato.

Antonio Nicaso, intervenuto durante la trasmissione, ha puntato i riflettori sulla 'mafia silente' sottolineando che al riguardo non c'è "una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione. Ci sono sentenze della Cassazione che non riconoscono il metodo mafioso in mancanza di violenza e altri invece che lo riconoscono. Bisogna fare chiarezza su questo punto perché oggi le mafie hanno meno bisogno di sparare quindi riescono a corrompere”.

Quella stessa 'mafia silente', ha ricordato Gratteri, è diventata potente grazie alla istituzione della 'Santa' nel 1970, ossia una 'dote' particolare che dà la "possibilità a un ’ndranghetista di partecipare anche a riunioni in logge massoniche deviate. Quindi avere rapporti diretti con i quadri della pubblica amministrazione, con le professioni e con il mondo delle istituzioni. E’ quindi questo il grande salto di qualità che noi siamo riusciti a dimostrare solo nel 2010. Ma già la Santa esisteva nel 1970”.

Curiosamente nello stesso anno "piccoli imprenditori dal sud salgono al nord (‘ndranghetisti) e incominciano ad interagire con gli imprenditori del nord: a offrire manodopera a basso costo, a offrire smaltimento di rifiuti illegali, a offrire lavori non a regola d’arte a prezzi anche del 50 percento in meno. In questo modo gli imprenditori del nord ingordi si sono arricchiti ancora di più. Ed è lì che è cominciato l’interscambio del voto, il rapporto con gli amministratori locali, che hanno avuto i voti sia nelle elezioni locali e nazionali”.

Questi sono fatti che, soprattutto in un Paese come il nostro dove le mafie hanno fatto troppe volte il bello e il cattivo tempo, non possiamo più permetterci di ignorare.

Foto © Imagoeconomica

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