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Si è svolta ieri la fiera del Levante di Bari in cui è stato firmato il protocollo "Liberi di scegliere", promosso da Libera contro le mafie, per la realizzazione di una rete sociale a tutela dei minori nei contesti di criminalità organizzata. Il protocollo è stato sottoscritto dalla Regione Puglia, Centro interregionale Puglia-Basilicata per la giustizia minorile, Ufficio scolastico regionale, Dda, Conferenza episcopale pugliese, Tribunale e Procura per i minorenni di Bari, Garante regionale dei diritti del minore e dal Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.
La giornata è stata dedicata all'Antimafia sociale e ha visto la partecipazione di don Luigi Ciotti. Durante l'evento sono state illustrate le linee di azione della Fondazione antimafia sociale 'Stefano Fumarulo', dirigente regionale prematuramente scomparso che era a capo della Sezione Sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni ed antimafia sociale della Regione Puglia e consulente della Commissione parlamentare antimafia.  "E' molto importante quello che sta avvenendo in questa Regione - ha detto Don Luigi - e mi auguro che altre regioni si muovano in tal senso. Mi fa piacere essere qui per ricordare un amico, Stefano, un ragazzo fortemente impegnato anche con Libera in Messico, in questa regione a cui è dedicata la Fondazione, e per firmare il protocollo sul progetto 'Liberi di scegliere'".

Il cambiamento dell'"io" al "noi"
"L'80 per cento delle famiglie vittime di mafia o non conosce la verità o ne conosce solo una parte. Oggi sono necessari una rivolta delle coscienze dei cittadini e un linguaggio della corresponsabilità: il noi è elemento vitale per la società. Cambiamo solo se nelle nostre coscienze avviene una rivoluzione. E la stanno facendo le donne" ha detto il sacerdote sottolineando che  loro “sono le grandi protagoniste, parlo delle mamme e dei loro bambini”. "E' una storia che si deve a un sacerdote, don Italo Calabrò che nascondeva i bambini delle faide per proteggerli: è stato il più grande conoscitore della ‘Ndrangheta e lui diceva che l'aveva conosciuta in confessionale ascoltando le donne che non sapevano cosa fare per i loro figli".


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Da sinistra: Angelo Pansini, presidente Fondazione Antimafia Stefano Fumarola, don Luigi Ciotti, fondatore Libera, e Michele Emiliano, presidente regione Puglia


Don Ciotti ha ricordato anche la figura di Lea Garofalo, 35 anni, uccisa dal marito per aver detto no alla ‘Ndrangheta ha detto il sacerdote sottolineando che “serve una grande battaglia culturale perché cultura e mafia sono incompatibili e le mafie ingrassano nell'indifferenza, vogliono sudditi compiacenti, non cittadini responsabili, mentre l'educazione è generatrice di vita. Uno scatto in più dobbiamo farlo tutti, una rivolta delle coscienze. Ci vuole un noi unito, ribelle, coraggioso". "Credo - ha detto don Ciotti - sia necessario oggi più che mai il linguaggio della corresponsabilità, l'alfabeto del noi e non il monologo dell'io"  ha detto, domandando: "Possibile che l'Italia è ai primi posti in Europa per povertà educativa e per dispersione scolastica? Prima del Covid 2 milioni di giovani, terminata la scuola, non trovavano lavoro. La lotta a tutto questo si chiama giustizia sociale".

La lotta delle donne
"Sono queste donne - ha aggiunto don Ciotti - che si stanno ribellando alle organizzazioni criminali e mafiose che dicono basta con quei codici, in parte per amore viscerale verso i figli, in parte anche perché sono stanche di essere rese schiave di certi meccanismi, perché la mafia ha confiscato parte della loro vita e ha confiscato anche i loro figli. Questo progetto, 'Liberi di scegliere' con i magistrati del minorile e con molte procure è la vera rivoluzione degli ultimi anni, è un cuneo che sta spaccando da dentro le organizzazioni criminali. Ancora una volta le donne sono grandi protagoniste, dicono basta". "Stiamo lottando per trovare un sistema legislativo che le possa tutelare, perché loro le ricercano, ordinano magari di ammazzarle, vogliono riprendersi i bambini, e allora bisogna creare le condizioni - ha detto don Ciotti - molte non sono collaboratrici, non hanno commesso nulla, non sono neppure sufficientemente testimoni, ma vogliono rompere con quei contesti. Firmare oggi questo protocollo, con chi di dovere per sostenere questo progetto, mi sembra una cosa di grande importanza e di grande valore”. “Ci sono donne - ha aggiunto il sacerdote - che dicono basta e che vanno via, sanno solo che i loro mariti e figli sono di quella risma, non hanno e non vogliono nulla. Chiedono solo il cambiamento anagrafico per andare a lavoro, iscrivere figli a scuola" ha detto don Luigi aggiungendo che “il riscatto della dignità è più forte della paura di ritorsioni”.


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Pinuccio Fazio, papà di Michele Fazio, vittima di mafia, insieme a don Ciotti


I soldi dall’Europa
"Stanno arrivando 221 miliardi - ha concluso don Ciotti -  se facciamo il conto dell'evasione fiscale, della corruzione, vengono fuori miliardi”. “Dobbiamo lavorare per sottrarre quel denaro all'illegalità e usarlo per restituire dignità, lo dobbiamo a tutte le vittime della violenza criminale”.

Le linee di azione della Fondazione 'Stefano Fumarulo'
La Fondazione proseguirà il grande impegno profuso dal dirigente in materia di prevenzione alla criminalità attraverso percorsi alternativi di inclusione e reinserimento sociale. Un impegno concretizzato con la predisposizione di strumenti innovativi come: la prima Azienda agricola sperimentale di proprietà regionale ("Fortore - Casa Sankara - San Severo"), la creazione delle foresterie regionali per i lavoratori agricoli migranti, i "Cantieri innovativi di antimafia sociale" con la sperimentazione di 27 progetti su scala regionale in tema di prevenzione sociale. Attesa per la sottoscrizione da parte della Regione Puglia del protocollo "Liberi di scegliere", promosso dall'Associazione Libera, per la realizzazione di una rete sociale a tutela dei minori nei contesti di criminalità organizzata, che sarà firmato anche dal Ministero della Giustizia per il tramite della Direzione interregionale Puglia-Basilicata Centro per la giustizia minorile, dal Ministero dell'Istruzione, università e ricerca per il tramite dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, dalla Direzione distrettuale antimafia, dalla Conferenza episcopale pugliese, dal Tribunale per i minorenni di Bari, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bari, dal Garante regionale dei diritti del minore, dal Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.

Foto © Imagoeconomica

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