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Nel corso dell’anno oltre 6000 migranti sbarcati. Dal 2014 arrestati 418 ucraini, dediti agli sbarchi

L’intensificarsi degli sbarchi tra Crotone (in questi giorni sta circolando la foto dei poliziotti che salvano i bambini dal mare) e la Costa Jonica reggina restituisce nuovi aspetti di un fenomeno criminale difficile da sgominare in Calabria. Il tema ruota tutto intorno a un’organizzazione di stampo criminale e mafioso che riguarda ucraini, dedita alla tratta di esseri umani. 418 sono gli ucraini arrestati dal 2014 ad oggi in Grecia e Italia per sbarchi clandestini di migranti. Sono la manovalanza più numerosa al soldo di un’organizzazione internazionale turca che gestisce il lucroso traffico di uomini, donne e bambini. Sembra una novità ma invece la questione va avanti da diversi anni. Gli ultimi sono finiti in manette lo scorso 21 ottobre in Calabria.

Da tempo le procure antimafia di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri e Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, indagano sul traffico di uomini acquisendo numerose informazioni. Due rogatorie internazionali sono state spedite in Grecia e Turchia. Qui, però, i lavori sono ostacolati dalle politiche di Erdogan. Oltre che dalla Calabria un prezioso lavoro investigativo è giunto dal pool di magistrati che tra Catania, Bari e Genova ha ricostruito i fili della ramificata organizzazione che tra il 2018 e il 2020 avrebbe trasportato 4 mila migranti dalla Turchia alle coste calabresi, della Puglia e della Sicilia orientale per un giro di affari calcolato dall’Espresso in dieci milioni di euro. 

Gli skipper vengono generalmente dall’Ucraina o dalla Moldavia. Sono loro a procurarsi le barche a vela, rubate o noleggiate, che trasportano da 30 a 60 migranti per volta. Lo Sco di Roma ha identificato una parte della rete terminale italiana. Un iracheno e un afgano gestivano lo smistamento dei migranti offrendo la logistica per farli espatriare in Germania e Francia. Acciuffati anche complici italiani che fornivano documentazioni false ai migranti. Ma si tratta di piccoli delinquenti.  

Circa 150 investigatori da oltre un anno stanno dando la caccia al vertice dell’organizzazione che si pensa essere ad Ankara. Dispongono di ingenti capitali e di un sistema di pagamento impermeabile ai tracciamenti. Anche qui difficile avere la collaborazione della polizia di Erdogan.

La Rotta dell’Est gestita dalla mafia turca è antica. Era quella del traffico di sigarette che sbarcava “bionde” tra Calabria e Puglia. Affari ormai lasciati alla storia. Ma anche quella dei migranti è rotta antica. Iniziò con i curdi negli anni Novanta. Ad Instanbul, secondo alcuni studi, “avevano istituito una centrale operativa con struttura logistica” collegata a ramificazioni nazionali in Grecia, Pakistan, Albania, e paesi dell’ex Unione Sovietica.

L’emergenza diventata visibile in questi ultimi mesi in Calabria era ben chiara a chi opera in mare sul fronte del soccorso. Già nel giugno di quest’anno, il tenente colonnello Alberto Catone, comandante del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo in un’intervista ad Avvenire mostrava idee chiare sulla dinamica del traffico di uomini e del suo crescente aumento. 

Gli sbarchi in Calabria avvengono in larga parte con barche a vela, raramente piccoli yacht, che poi vengono abbandonati sulle coste italiane. A volte si fa scalo a Creta o in altri porti greci. Gli scafisti ucraini pare che siano diminuiti. Aumentano rumeni e moldavi. Non è chiaro se operano navi madre. I velieri partono spesso da porti turchi: Marmaris, Canakkele, Babakele Bodrum. La missione in marzo del rappresentante dell’Unione Europea, lo slovacco Drahoslav Stefanek a Cannakele e Ankara non ha sortito grandi risultati. Gli scafisti quando sono in alto mare spesso chiamano le autorità italiane e chiedono soccorso. Poi danneggiano motori e timoni per giustificare l’Sos. Oppure arrivano direttamente sulle spiagge sperando di potersi dileguare. 

Di recente le rotte si sono intensificate con la crisi dell’Afghanistan e l’esodo della popolazione in fuga dalle violenze dei talebani. Molti i minori e i bambini. Raggiungono con ogni mezzo la Turchia e poi si imbarcano a caro prezzo. Ad ottobre la questione è esplosa nella sua drammatica visibilità in Calabria. In 1300 sbarcati in tre giorni tra Roccella Jonica e Crotone. Sono oltre 6000 nel corso dell’anno. In meno di cinque mesi nella Locride sono stati 49 gli approdi, di cui 43 a Roccella. L’ultimo qualche giorno fa a Punta Stilo. Una barca a vela, l’ennesima, piena di afgani e pakistani.

Fonte: quotidianodelsud.it

Foto © Imagoeconomica

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