Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

La mafia è nei supermercati tedeschi, facendo affari con i prodotti alimentari esportati dall'Italia in Germania. E' quanto emerso dalla conferenza "La mafia nel mio supermercato? Pomodori di sangue e lotta dei braccianti in Italia", tenuta oggi a Berlino. Come riferisce il quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", alla discussione hanno preso parte Sara Manisera, giornalista investigativa di “la Repubblica" e dell'emittente televisiva franco-tedesca "Arte", l'etnologo Gilles Reckinger e l'attivista Diletta Bellotti, ricercatrice della Fondazione "Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare di Roma". Secondo Helena Raspe, dell'associazione “Mafia nein danke", è poco noto che "parte dei profitti" delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Germania va "direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata". Al riguardo, uno studio di Coldiretti del 2018 ha mostrato che l'agromafia genera oltre 24,5 miliardi di euro all'anno e la tendenza e' in aumento. Per esempio, la sola contraffazione dell'olio d'oliva porta ogni anno ai clan milioni di euro. L’associazione "mafia nein danke" si batte anche da anni contro l'agromafia in Italia. L'attenzione del convegno di Berlino si è concentrata sulle conseguenze per la società tedesca, come il riciclaggio di denaro sporco nelle aziende della Germania. Inoltre è stato discusso anche dei braccianti in Italia, vittime del caporalato, e che "vivono come schiavi in baraccopoli o tendopoli e non hanno accesso all'acqua potabile pulita", mentre svolgono le loro mansioni per una “media di undici ore al giorno”. L’agromafia interessa, inoltre, il processo di produzione, per esempio con l'adulterazione della mozzarella di bufala di denominazione di origine protetta (Dop) in Campania, mediante l'aggiunta di latte di mucca al fine di ridurre i costi. A essere falsificati sono stati poi i prosciutti Dop di Parma e San Daniele. Per Manisera, una soluzione potrebbe essere "una legge trasparente sulla catena di approvvigionamento, che obbliga anche le aziende clienti come i supermercati a controllare e tracciare" le forniture. Intanto, la normativa sulla filiera approvata in Germania è "troppo approssimativa e non copre le violazioni dei diritti umani che rientrano nel caporalato". Una disciplina per il contrasto all'agromafia è allo studio a livello europeo, mentre "mafia nein danke" chiede che ai consumatori tedeschi vengano fornite maggiori informazioni sui prodotti agroalimentari importati in Germania, così da poter seguire in maniera autonoma la filiera. 

Foto © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy