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Ieri, in Commissione Giustizia alla Camera sono saltati due voti: uno per il testo base della nuova legge ergastolo ostativo-benefici penitenziari per mafiosi e terroristi, che il Parlamento, su imposizione della Corte costituzionale, deve modificare entro sette mesi e l’altro per il testo della commissione sul decreto legislativo che recepisce la normativa europea.
Motivo? Le forze che sostengono il governo Draghi piuttosto che rischiare la spaccatura della maggioranza hanno preferito far slittare il parere della commissione alle prossime settimane. Nel frattempo, viene spiegato dalle forze politiche, si sta cercando una mediazione, magari attraverso un comitato ristretto che redigerà i nuovi testi da presentare poi al Parlamento. Ma andiamo per ordine.
Il Parlamento deve approvare una legge entro maggio 2022 che scongiuri le scarcerazioni di capimafia ergastolani, i cosiddetti ‘irriducibili’ che non hanno mai collaborato con la giustizia, poiché la Corte costituzionale ad aprile ha dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo, permettendo così ai capimafia irriducibili di accedere alla libertà condizionata dopo 26 anni di carcere. A far saltare il voto è stata una motivazione puramente politica. Sulla “riva destra” della maggioranza ha prevalso la logica elettorale: nessuna concessione al M5S, che “non deve toccare palla”, tantomeno sul fronte giustizia. La Commissione, su proposta del presidente Mario Perantoni, M5S, avrebbe dovuto votare come testo base quello che ha come primo firmatario Vittorio Ferraresi, altro pentastellato, dato che, a detta dei diversi magistrati antimafia auditi in Commissione, tra cui l’ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinatopentastellato, è quello più “strutturato”, in modo da evitare che con la nuova legge ci sia un “liberi tutti” per mafiosi irriducibili che, con quella attuale, invece, non hanno diritto alla libertà condizionata. Ieri, però, il centrodestra e i renziani si sono messi di traverso, non volendo votare un testo con il “timbro” M5S, i quali avevano dalla loro parte il Pd (il testo in Commissione firmato dalla deputata Pd Bruno Bossio, come già scritto, non ha avuto seguito nel partito) e anche Leu (Liberi e Uguali), hanno dovuto prendere atto che non c’erano i numeri; al presidente Perantoni, che resterà relatore della legge, non è rimasto che decidere di convocare un “comitato ristretto” con membri di tutti i partiti per trovare la squadra su un testo unico, che rappresenti la Commissione.


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Nella discussione è intervenuto l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “Il mancato recepimento della nostra proposta come testo base per la legge rappresenta una inspiegabile battuta d’arresto nel cammino della legge sull’ergastolo ostativo. Noi ci siamo e continueremo a lavorare per una legge così importante, ma in questa occasione sarebbe stato giusto mettere da parte tutte le strategie politiche ed essere uniti sulla proposta che porta la firma di Ferraresi”. In una nota, i deputati M5S in Commissione, ribadiscono che questa legge è “una battaglia fondamentale antimafia” e si dicono “profondamente stupiti” che “Italia Viva e il centrodestra abbiano scelto di non sostenere la nostra proposta di legge, ritenendola troppo restrittiva”.
Infine, sulla questione si è espresso anche Eugenio Saitta, capogruppo del MoVimento 5 stelle in commissione Giustizia alla Camera dicendo che: "La scelta di Italia Viva e del centrodestra di non privilegiare la proposta di legge del MoVimento per rimodulare la disciplina dell'ergastolo ostativo, alla luce del pronunciamento della Corte costituzionale, ci sorprende e ci amareggia, soprattutto alla luce della disponibilità ad accogliere eventuali contributi positivi in fase di emendamento del testo". "La nostra proposta - ha aggiunto - che ha tenuto in considerazione le criticità espresse dalla Consulta, è stata apprezzata da diversi magistrati che sono stati ascoltati in questo periodo in commissione Giustizia. Il Movimento 5 Stelle continuerà a mettere tutto il suo impegno per preservare e rafforzare uno strumento, quello dell'ergastolo ostativo, fortemente voluto da Falcone e Borsellino; uno strumento imprescindibile per la lotta alla criminalità organizzata".

Sulla presunzione di innocenza
Il parere sul ddl del governo sulla presunzione di innocenza, che imbavaglia i pm e i giornalisti, prevede che i procuratori possano parlare con i cronisti solo con comunicati e “in casi eccezionali” in conferenza stampa, impedendo così, con la scusa del recepimento di una direttiva Ue, che i cittadini vengano a conoscenza di inchieste che riguardino politici e altre figure istituzionali, di rilievo sociale. Ma questo bavaglio non è sufficiente per il relatore in Commissione Enrico Costa, di Azione, e per le altre forze del fronte destro, Lega e Forza Italia e i renziani, che non vogliono neppure le conferenze stampa dei procuratori e che si sappiano i nomi dei pm titolari di indagini.
Fortissime le critiche da parte dei deputai del Pd: "Alzare ancora l'asticella serve solo a mettere in difficoltà la maggioranza e il governo”. A quel punto si sono iscritti a parlare tutti i deputati M5S e il presidente Perantoni, grazie anche a un “provvidenziale” inizio dei lavori dell’Aula, ha rinviato il voto di una settimana.

Foto © Imagoeconomica

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