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Dal Vajont a Rigopiano contestazione contro improcedibilità dei processi

"Anche se abbiamo già ottenuto dal Parlamento un primo riconoscimento (Legge 14 giugno 2011) ora è necessario agire concretamente riguardo alle normative esistenti che impediscono l'effettivo riconoscimento dei diritti delle vittime ed evitare l'esito inaccettabile della 'prescrizione' per reati di questo tipo. L'improcedibilità dei processi introdotta con la recente riforma Cartabia è la negazione di questo diritto delle vittime e dovere dello Stato".
E' sceso in piazza a Roma, in piazza Santissimi Apostoli, il Comitato 9 ottobre, nella "Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali" istituita sul ricordo della strage del Vajont, avvenuta nel 1963. In piazza i parenti delle stragi ambientali, dei trasporti e sul lavoro che hanno colpito l'Italia. Erano presenti Gianluca Tanda, che ha perso il fratello nella strage di Rigopiano, Lucia Vastano dell'Associazione Cittadini per la Memoria del Vajont, Fulvio Aurora dell'Associazione Italiana Esposti all'Amianto, Mario Sanna, padre di Filippo morto nel terremoto di Amatrice, dell'Associazione il Sorriso di Filippo, Daniela Rombi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio, Gianni Devani dell'Associazione Vittime del Salvemini, Anna Aloysi dell'associazione Maria Aloysi incidente ferroviario di Andria, Lalla Quinti di Medicina democratica in rappresentanza dei morti sul lavoro e Moni Ovadia che ha partecipato con "una orazione laica". Ma idealmente erano presenti anche i parenti della Moby Prince, del ponte Morandi, dalle Terre dei fuochi all'amianto e di tutte le associazioni e i familiari dei morti sul lavoro.
Si autodefiniscono "sopravvissuti" ma soprattutto persone che "dopo aver subito una calamità vengono abbandonate dallo Stato". 
"Il mandante di tutte queste stragi è il profitto - ha spiegato Daniela Rombi la vice-presidente dell'associazione 'Il mondo che vorrei' che riunisce i parenti di Viareggio - perché i padroni vogliono guadagnare e risparmiano sulla sicurezza". 
Durante la manifestazione non sono mancate le proteste contro la nuova legge Cartabia sull'improcedibilità dei processi che colpisce in maniera grave proprio i procedimenti su reati ambientali o incidenti sul lavoro. 
La riforma, dicono, "non fa giustizia per nessuno e mette a rischio prescrizione molti processi", come ad esempio quello di Rigopiano o dell'incidente ferroviario di Andria e Corato, o dei tanti processi per l'amianto o gli incidenti sul lavoro. "I politici così facendo credono che si accorcino i processi, ma la realtà è che bisogna assumere cancellieri e magistrati". Nel pomeriggio sempre nel centro di Roma, ma questa volta vicino piazza Campo de' Fiori hanno organizzato una assemblea stilando una mozione da sottoporre all'attenzione dei politici ma soprattutto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel documento oltre alla riforma delle norme che regolano i tempi della prescrizione per i disastri ambientali e sul lavoro, chiedono, tra l'altro, la modifica delle norme del Codice penale sul reato di disastro, la creazione di una Procura nazionale unica, una sorta di Superprocura come per la mafia, altamente specializzata per i disastri che riguardano reati sulla sicurezza del lavoro, ambientali, calamitosi e anche alimentari e di modificare la legge n.101/2011 che istituisce la "Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali" eliminando la parola "incuria", che "minimizza le responsabilità".

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