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Si è svolta il 3 ottobre 2021 la manifestazione in occasione della “giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, a distanza di 8 anni dal naufragio avvenuto di fronte alle coste di Lampedusa che provocò quasi 370 morti.
La giornata di commemorazione di quest’anno ha visto Palermo muoversi per ricordare le vittime dei naufragi avvenuti quell’apparentemente lontano 3 ottobre 2013, ma anche per dimostrare la propria solidarietà a Mimmo Lucano, condannato a 13 anni e 2 mesi, pochi giorni prima della ricorrenza per truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato, abuso d’ufficio, falso ideologico ed altre accuse di cui si può leggere sul dispositivo di sentenza.
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione di giovani migranti Stra Vox, ma ha visto una grande partecipazione civile, di attivisti, di associazioni e di tutto il Forum antirazzista di Palermo, che raccoglie le molteplici realtà attive nell’accoglienza dei migranti, nei salvataggi, negli sportelli, e nell’attivismo locale e nazionale.
A scalfire intensamente la giornata divisa in due parti, una di commemorazione avvenuta alla mattina al molo di Sant’Erasmo, e l’altra avvenuta al pomeriggio di fronte al teatro Massimo, sono stati gli interventi dei giovani attivisti. Tra gli interventi più intensi quelli di Isak, giovane attivista senegalese venuto da Firenze in occasione della commemorazione e dal giovane Jamil E Sadi rappresentante dei i ragazzi di Our Voice .
“In questo minuto mi sento come quel padre che sta per andare in pensione con una famiglia piccolissima in cui l’unico della famiglia se n’è andato, in questo minuto mi sento come tutti quei ragazzi che hanno la mia età e non sono arrivati più a respirare, in questo minuto mi sento e mi chiedo l’hanno fatto per me? In questo minuto mi sento e mi chiedo se sono sempre umano”. Nelle parole utilizzate per aprire il minuto di silenzio da Isak si può sentire il dolore di migliaia di esseri umani, che sono state vittime dell’immigrazione, vittime delle comodità e dello stile di vita degli occidentali, dei privilegiati. Si può percepire lo sconforto di chi è miracolosamente riuscito a superare la traversata, ma ancora non ha una vita dignitosa. Ma soprattutto si avverte la rabbia e le delusioni degli attivisti che ancora aspettano quel famoso “mai più” che fu dichiarato subito dopo il naufragio del 2013.





La giornata di domenica ha visto, inoltre, una presenza significativa e numerosa di molteplici associazioni che operano a Palermo, e di attivisti di varie parti d’Italia rispetto alle precedenti iniziative in solidarietà dei migranti, ha visto una piazza piena di persone che hanno raccontato la propria storia ed espresso il proprio dissenso per le attuali politiche dei non salvataggi messe in pratica dall’Unione Europa. La priorità è stata data a chi ha vissuto in prima persona questo infinito viaggio verso la speranza di una vita migliore, a chi anche se una vita migliore l’ha trovata non riesce a fare a meno di pensare al proprio passato e alle persone che ora vivono in condizioni disumane, subiscono maltrattamenti, torture e abusi.
Ma ha visto anche giovani ragazzi che non hanno potuto fare a meno di esternare la loro solidarietà per le vittime dell’immigrazione, persone che sono state costrette a lasciare i loro paesi per colpa dei danni arrecati dal nostro stile di vita e dai nostri privilegi occidentali e hanno voluto a gran voce manifestare il loro dissenso nei confronti degli attuali governi che finanziano i paesi in cui le persone vengono torturate, abusate, private della loro dignità e sempre più spesso uccise come ad esempio accade in Libia.
“Siamo adescati come pedine per le nostre comodità, perché siamo tutti afferrabili, perché tutti abbiamo da perdere qualcosa, e invece loro combattono, loro lottano: Palestinesi, Senegalesi, gli afrodiscendenti, le seconde, terze e quarte generazioni lottano, uomini e donne che non hanno più nulla da perdere perché hanno già perso tutto, ma non hanno perso la fede, il sorriso, non hanno perso la fratellanza, la sorellanza”. A pronunciare con forza queste parole è stato Jamil El Sadi, giovane attivista Italo-Palestinese membro del movimento artistico culturale Our Voice, un giovane attivista che si definisce “cittadino del mondo”. Quest’ultimo, oltre ad aver espresso la propria solidarietà verso le vittime dell’immigrazione, non ha rinunciato ad esprimersi contro l’attuale “propaganda sionista, per non dire fascista”, e non riesce a spiegarsi il “perché si debba andare a piangere giustamente le torri gemelle, e non a piangere 220 mila morti dall’anno 2000 ad oggi nel Mar Mediterraneo”.


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Non è mancata in occasione di questa giornata la dimostrazione di sostegno nei confronti dell’ex sindaco di Riace, la cui condanna viene vista da molti attivisti come una condanna alla solidarietà. “Lucano non è vittima di negligenza, ma un bersaglio mirato: è l’uomo, l’individuo, il modello di socialità, di nuova società che il sistema criminale che viviamo e finanziamo con il nostro status quo ha deciso di colpire. Colpirne uno per educarne cento, criminalizzando la solidarietà, l’equità, la giustizia sociale, la denuncia al crimine organizzato. Perché Mimmo denunciava anche la ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, l’illogicità di una società che va avanti a sproposito, disumana”, queste le parole utilizzate dal giovane attivista Italo-Palestinese nell’ultima parte della manifestazione, in cui si è ricordato che “non esistono vittime di serie A e vittime di serie B”, ma solo vittime di un sistema malato, che hanno diritto come ogni essere umano alla vita e alla tutela di essa, ad avere una dignità.

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