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Molti i punti critici, tra questi quello che obbliga i pm a comunicare solo per comunicati con la stampa

Si allunga il bavaglio oscurantista in Italia. Giusto qualche giorno fa Aaron Pettinari aveva spiegato in un articolo su queste colonne il contenuto e la drammaticità per l’informazione del decreto legislativo sulla presunzione di innocenza che in sostanza lega le mani a cronisti e magistrati. Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 agosto 2021, è stato discusso e oggi, post elezioni permettendo, dovrà passare ai voti in Commissione. Sei sono gli articoli del decreto i cui contenuti vorrebbero essere ancora più ristretti stando al testo proposto dal relatore Enrico Costa (Azione) che chiede modifiche peggiorative per la libertà di informazione. 
Dall’altra parte i pentastellati chiedono variazioni per evitare l’“ingessamento” dei pm e dei giornalisti, denunciato dai vertici dell’Anm giorni fa.
Molti sono i punti critici del testo. Tra questi spicca l’articolo 3 che disciplina le comunicazioni dei pm con la stampa. Secondo lo schema del governo, “la diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre rilevanti ragioni di interesse pubblico”. Potranno parlare, si fa per dire, solo i procuratori “esclusivamente tramite comunicati ufficiali oppure, nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa”. 
Per Enrico Costa è troppo persino una sporadica conferenza stampa: “Introdurre tale facoltà… non risulta coerente con quanto stabilito dalla direttiva europea (sulla presunzione di innocenza, recepita su input di Costa e dei renziani, ndr). Ancora meno coerente è il riferimento alla ‘particolare rilevanza pubblica dei fatti’, formula equiparabile a ‘interesse mediatico’…”. Cioè non ci deve essere nessuna possibilità che i giornalisti possano avere notizie su politici e altri personaggi pubblici e che ai cittadini possa essere garantito il diritto a essere informati. Costa, inoltre, vuole che sia scritto nero su bianco che i magistrati siano invisibili come i fantasmi e che alla polizia giudiziaria sia vietato parlare con i cronisti, non gli basta che, anche secondo lo schema del governo, i giornalisti non possano interloquire con i pm: deve essere previsto “il divieto di comunicazione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati” e che “gli ufficiali di polizia giudiziaria o gli uffici stampa delle forze di polizia non siano autorizzati a fornire informazioni sugli atti di indagine”.
Di tutt’altro spirito sono le modifiche proposte dal M5S che non vuole procuratori silenti o che possano comunicare con i giornalisti “esclusivamente” o con comunicati o, in certi casi, con conferenze stampa. Infatti, chiedono che venga tolta dal ddl il termine “esclusivamente” o in subordine venga sostituita da “preferibilmente”, in modo da lasciare spazio ai capi delle procure e ai giornalisti di rapportarsi anche in modi e spazi diversi e non solo per motivi “particolari”. Inoltre, il M5S pensa, come l’Anm, che vada modificato l’articolo 4 che riguarda i paletti ai giudici, i quali quando scrivono provvedimenti dovrebbero “limitare i riferimenti alla colpevolezza… alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti” di legge. Secondo il M5S ci vogliono modifiche “volte a consentire la piena libertà di espressione e motivazione del convincimento del giudice”, anche nelle sentenze non definitive, “escludendo espressamente che l’utilizzo di espressioni che indichino quale colpevole l’indagato o l’imputato possano configurare vizi dei provvedimenti”.

Fonte: La Repubblica 

Foto © Imagoeconomica

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