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È stata pubblicata lo scorso mercoledì 21 settembre la “Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sulla attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia”, relativa al periodo Luglio - Dicembre 2020. Un documento importante, fondamentale per comprendere il livello di infiltrazione che la criminalità organizzata è riuscita ad ottenere in ogni ambito della vita collettiva, riuscendo a rimanere al passo con i tempi, trasformandosi e sfruttando le occasioni che le si sono presentate, pandemia inclusa. Infatti, il documento esordisce evidenziando come la crisi economica, causata da un inadeguato intervento da parte del potere pubblico e politico nel tutelare economicamente i cittadini e le imprese costrette a periodi di cessazione delle proprie attività economiche, abbia aperto e aprirà nel prossimo futuro praterie immense al dilagare del potere economico delle principali organizzazioni criminali in Italia: “Nel secondo semestre del 2020 il perdurare dell’emergenza sanitaria da COVID-19 ha accentuato le conseguenze sul sistema sociale ed economico italiano originate dalle severe misure rese necessarie per contenere l’espandersi del contagio (…) Delle difficoltà finanziarie delle imprese potrebbero approfittare le organizzazioni malavitose, per altro sempre più orientate verso una sorta di metamorfosi evolutiva volta a ridurre le strategie cruente per concentrarsi progressivamente sulla silente infiltrazione del sistema imprenditoriale”, recita il documento nelle sue battute iniziali. Infatti, “i sodalizi mafiosi potrebbero utilizzare le ingenti risorse liquide illecitamente acquisite per “aiutare” privati e aziende in difficoltà al fine di rilevare o asservire le imprese in crisi finanziaria. Tale strategia mafiosa si rivelerebbe utile anche per il riciclaggio e per l’infiltrazione nei pubblici appalti”. 


conteggio soldi euro da pixabay


Il riciclaggio 
Nel periodo preso in considerazione, la DIA “ha analizzato 58.985 s.o.s. con il conseguente esame di 523.932 posizioni segnalate o collegate delle quali 365.978 attinenti a persone fisiche e le restanti 157.954 a quelle giuridiche, per un totale di 644.943 operazioni finanziarie relative”. In particolare, sono state selezionate 9.494 segnalazioni di operazioni di riciclaggio, “delle quali 2.020 di diretta attinenza alla criminalità mafiosa e 7.474 riferibili a fattispecie definibili reati spia/sentinella”. Tali segnalazioni sono pervenute in gran parte dagli enti creditizi (53%) facendo registrare, nel contempo, un significativo incremento di quelle riferite agli istituti che transano moneta elettronica (26%) rispetto al semestre precedente (pari al 12% sul totale). Per quanto riguarda le operazioni finanziarie utilizzate come mezzo per poter concretizzare il riciclaggio, esse sono state in prevalenza “riferibili a ricariche di pagamento (46,35%), nonché per una percentuale altrettanto significativa al trasferimento di fondi (17,92%) e a bonifici (14,73%)”. Su un totale di 304.273 operazioni analizzate, la DIA ha riscontrato che il 36,20% è stato effettuato al Nord, il 31,78% al Sud, il 21,36% al Centro, il 9,68% sulle isole; rimane uno 0,97% non definito. Dunque, come emerge dai dati, il fenomeno riciclaggio è fortemente radicato al Nord Italia, a differenza di quanto si potrebbe pensare, ed è molto grave. Infatti, nel documento viene ribadito che “nelle aree del nord, ove notoriamente l’economia è più effervescente, si nota un deciso incremento delle attività di riciclaggio e impiego di denaro, in controtendenza a quanto risulta nel resto della penisola ove queste condotte sono in flessione rispetto al 2019. Un dato che sembrerebbe confermare quanto le mire delle mafie siano ancor più rivolte verso i mercati economici dei territori con maggiori prospettive di crescita”.  
Le attività di riciclaggio sono parte fondamentale dell’economia delle criminalità organizzate. Infatti, “con particolare riguardo alla criminalità organizzata, i capitali di provenienza illecita accumulati sono solitamente destinati ad alimentare ulteriori attività delittuose, a sostenere i costi di mantenimento delle proprie strutture criminali oppure ad essere investiti nell’economia legale per dar luogo ad articolati processi di mimetizzazione e sovrapposizione tanto sul piano finanziario quanto su quello imprenditoriale”, continua il documento.
Le criminalità organizzate, dunque, sono più potenti che mai. Ed è questo sistema di mercato ad averle favorite, lo stesso sistema di mercato basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Abbiamo scelto il “progresso”, la “libertà”, la “tecnologia” ma evidentemente nessuno di noi si è mai preoccupato di leggere il foglietto delle controindicazioni, che purtroppo include anche il tema mafia: 
“L’attuale disomogeneità legislativa tra i vari Paesi, anche Europei, favorisce, infatti, l’infiltrazione nel mondo dell’economia e della finanza da parte delle mafie che già sono notevolmente favorite dalla globalizzazione dei mercati, dalla liberalizzazione dei movimenti di capitali, dalle potenzialità offerte dalle reti telematiche, nonché dallo sviluppo dell’intermediazione finanziaria peraltro attraverso circuiti alternativi”.

La situazione Covid e gli strumenti di prevenzione globali 
Nel solo 2020, 390mila imprese sono state chiuse, mentre molte altre hanno riscontrato forti difficoltà, e probabilmente per questo si sono viste costrette ad accettare il sostegno economico della criminalità organizzata. L’infiltrazione raggiunta oggi dalle mafie è addirittura superiore rispetto ai livelli pre-pandemici. Infatti, nel documento viene riportato che, “… nonostante la stagnazione economica del 2020 il dinamismo delle organizzazioni criminali non (ha) subito un decremento. Infatti, nell’anno della pandemia con una verosimile maggiore permeabilità dell’economia alle infiltrazioni malavitose è crescente il numero di segnalazioni sospette rispetto al 2019”. Il numero delle “SOS” pervenute, infatti, nel 2019 era stato di 106.318, mentre lo scorso anno di 113.624. Nel documento, in tal senso, viene evidenziato come “durante il perdurare dell’emergenza sanitaria, la tendenza ad infiltrare in modo capillare il tessuto economico e sociale “sano” si sarebbe dunque ulteriormente evidenziata. Si tratta infatti di una strategia criminale che in un periodo di grave crisi offrirebbe alle organizzazioni l’occasione sia di poter rilevare a buon mercato imprese in difficoltà, sia di accaparrarsi le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l’emergenza sanitaria”.
E’ evidente come, essendo il mercato ormai divenuto globale, ci vuole una risposta globale in termini di regolamentazione antimafia, che riesca a creare armonia tra le varie leggi statali. Infatti, nel documento viene precisato che, “una volta evidenziate le interconnessioni transnazionali è evidente come l’approccio multilaterale sia imprescindibile allo scopo di raggiungere efficaci risultati operativi. In sintesi, ad un modo globale di operare da parte della criminalità organizzata deve necessariamente corrispondere un approccio altrettanto worldwide globale da parte degli investigatori (…) A livello continentale la collaborazione multilaterale tra i vari Stati membri nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale vede nell’agenzia Europol uno dei maggiori riferimenti. Essa è una vera e propria camera di regia che permette di implementare e coordinare gli sforzi delle polizie dei vari Stati membri tanto dal punto di vista del flusso delle informazioni scambiate quanto sul piano del supporto tecnologico di ultima generazione”. 


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Mafie per territorio 
È evidente che, negli ultimi anni, la criminalità organizzata tutta abbia cambiato strategia, divenendo molto più “silenziosa”. La DIA, infatti, fa presente che, “… le organizzazioni criminali di tipo mafioso, nel loro incessante processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti, abbiano negli ultimi anni implementato le loro reti e capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale, con linee d’azione di silente infiltrazione”.
Oggi la 'Ndrangheta, come emerge dai dati e soprattutto dal business di droga e di traffici illeciti che gestisce non solo in Italia ma in tutto il mondo, è la mafia più potente del mondo, o quantomeno tra le più potenti. Essa, infatti, “si manifesta come un’organizzazione unitaria, fortemente organizzata su base territoriale e saldamente strutturata su vincoli di parentela (…) Spiccata è la sua vocazione imprenditoriale favorita dalle ingenti risorse economiche di cui dispone del resto derivanti da attività illecite sempre più diversificate che spaziano dal narcotraffico internazionale (per cui è egemone almeno nel settore dell’importazione della cocaina), all’infiltrazione negli appalti pubblici, alle estorsioni, al gaming e perfino al business dei prodotti petroliferi. La 'Ndrangheta si caratterizza in effetti per la sua capacità di resilienza e di adattamento ad ogni contesto sociale, economico e politico: “Le cosche calabresi danno continuamente prova di saper intercettare le opportunità offerte dai cambiamenti socio-economici rimodulando con grande duttilità gli investimenti secondo una logica di massimizzazione dei profitti attraverso l’infezione di compagini sanitarie sane”, recita ancora il documento. Non è sfuggita alla DIA nemmeno la questione criptovalute, strumento prediletto per il riciclaggio odierno: “Nei citati settori, e a testimonianza che la mafia è in grado di cogliere le varie opportunità offerte dalla globalizzazione, si evidenzia il ricorso a pagamenti con criptovalute quali i Bitcoin e più recentemente il “Monero” che non consentono tracciamento e sfuggono al monitoraggio bancario”. Una 'Ndrangheta anche presente nel business delle fonti rinnovabili, dell’agricoltura e dell’allevamento. Spesso, tali infiltrazioni così capillari si realizzano “attraverso il condizionamento degli Enti locali anche avvalendosi della complicità di politici e funzionari infedeli”. 
Anche la camorra è riuscita ad infiltrarsi in molti ambiti economici e sociali: in effetti la sua struttura, la sua capacità militare, le sue forme di radicamento, le sue modalità operative ed i suoi settori illeciti ed economici di interesse, “ne garantiscono la straordinaria flessibilità e capacità rigenerativa, nonché la spiccata attitudine speculativa e affaristica”. Una organizzazione mafiosa, la camorra, dalla fortissima propensione imprenditoriale, che consente ai clan “di mimetizzarsi nei tessuti produttivi ove pericolosa è la commistione, ovvero coincidenza, tra leadership criminale e management aziendale così come dimostra l’elevato numero di interdittive antimafia emesse anche fuori dalla Campania nei confronti di aziende collegate alla camorra”. Resta alto l’interesse di questa organizzazione per il business dei rifiuti. 
Per quanto riguarda il contesto foggiano, ove operano le tre storiche organizzazioni della società foggiana, della mafia garganica e della delinquenza cerignolana, esso sta mostrando “linee evolutive tese alla propensione affaristica che si concretizza in una spiccata duttilità operativa sui fronti socio-economico, finanziario e politico-amministrativo”. 
Più in generale, “i sodalizi mafiosi, avvalendosi sempre più delle possibilità offerte dalla tecnologia si orientano verso i settori del gioco d’azzardo (gaming) e delle scommesse (betting) nei quali imprenditori riconducibili alla criminalità organizzata, e grazie alla costituzione di società sedenti nei paradisi fiscali, creano un circuito parallelo a quello legale che consente di ottenere notevoli guadagni e in particolare di riciclare in maniera anonima cospicue quantità di denaro”. Analoghe infiltrazioni si registrano nel settore del contrabbando di prodotti energetici, in virtù dei notevoli vantaggi economici derivanti dalla possibilità di “immettere sul mercato prodotti a prezzi sensibilmente più bassi di quelli praticati dalle compagnie petrolifere”. Fortissima anche la commistione con i colletti bianchi, che in generale sarebbero incaricati di “curare le importazioni di carbo-lubrificanti dai Paesi dell’Est Europa, gestire la distribuzione dei prodotti sull’intero territorio nazionale attraverso società-filtro create ad hoc per attestare attraverso falsa documentazione il fittizio assolvimento degli adempimenti tributari e in tal modo riciclare i capitali di provenienza illecita messi a disposizione dai sodalizi mafiosi”. 

Non tutto è perduto 
Oggi il problema mafia è più radicato che mai, semplicemente perché le organizzazioni criminali sono riuscite a penetrare in modo capillare ogni aspetto della vita collettiva. Ove c’è denaro, c’è mafia. Ed essendo la nostra società “capitalistica”, è evidente come il “capitale” sia onnipresente, come anche la logica del profitto. Ove c’è profitto, c’è mafia. Ma non dobbiamo disperare, secondo la Dia “pur in un quadro difficile e complesso, si registrano progressi rispetto al passato nella sensibilità e nella mentalità delle nuove generazioni. In luogo del vittimismo e fatalismo inizia ad affermarsi un atteggiamento positivo di fiducia e di desiderio di cambiamento”. Sul tema non si possono che rievocare proprio le parole del magistrato Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolge tutti, e soprattutto le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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