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Il nuovo processo sulla strage di Bologna punta ai mandanti esterni

La strage del 2 agosto 1980 che è costata la vita a 85 persone e che ha provocato più di 200 feriti è stata “una strage politica e di Stato”.
A scriverlo nero su bianco sono stati i giudici della Corte d’Assise di Bologna presieduta dal giudice Michele Leoni nelle motivazioni della sentenza che un anno fa ha condannato in primo grado all'ergastolo Gilberto Cavallini per concorso nell’attentato alla stazione di Bologna, ritenendolo il quarto Nar che ha agito in concorso con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini già condannati in via definitiva come esecutori materiali della strage. "Il dilemma se la Strage di Bologna sia stata una Strage cosiddetta 'comune' o una Strage cosiddetta 'politica' non esiste. - si legge nelle 2.118 pagine di motivazione di sentenza - Non esiste in radice perché si è trattato di una strage politica, o, più esattamente, di una ‘strage di Stato’”.
Quarant'anni dopo il terribile attentato a Bologna si torna a fare memoria con una rinnovata speranza da quando la Procura generale di Bologna (che ha avocato a sé l'inchiesta sui mandanti nell'ottobre del 2017) ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale, al termine di un'inchiesta che ha scavato sui mandanti esterni nel tentativo di dare loro un volto.
Il 'Nuovo processo sulla strage di Bologna' ha avuto inizio quest'anno il 16 aprile davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Bologna (presidente il giudice Francesco Caruso). Imputati sono l'ex di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, accusato di concorso nell'attentato, l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel per depistaggio e Domenico Catracchia, amministratore di alcuni immobili di via Gradoli a Roma usati come rifugio dai Nar, per false informazioni al pubblico ministero al fine di sviare le indagini. Un "processo epocale" come definito da Paolo Bolognesi - presidente dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna - nel momento in cui si sta scavando a fondo anche su quei mandanti esterni della strage che, ad oggi, sono sempre rimasti solo sullo sfondo. Infatti, secondo la tesi dell'accusa avanzata dalla Procura Generale - e sostenuta dai pm Alberto Candi, Nicola Proto e Umberto Palma -, la strage di Bologna è stata finanziata dalla loggia massonica deviata P2 ed eseguita dai militanti della destra neofascista eversiva non solo identificabile nel gruppo dei N.a.r "ma anche da Terza Posizione, e Avanguardia Nazionale, diretta da Stefano Delle Chiaie e di cui aveva fatto parte Paolo Bellini", ha sottolineato il Procuratore Generale. Aggiungendo che, "Delle Chiaie era manovrato a sua volta da Federico Umberto D'Amato, un servitore dello stato molto infedele, perché abbiamo scoperto i soldi che ha preso in nero da Gelli" i quali sono serviti a finanziare la strage "compiuta da elementi di estrema destra manovrati dai servizi segreti deviati".
Di questi 'mandanti a volto coperto' ha parlato anche l'ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato il 13 febbraio durante la presentazione del libro "L’uomo nero e le stragi” (ed. PaperFirst): "Era già stato accertato con sentenze definitive che le indagini sulla Strage di Bologna erano state depistate dal capo della P2 Licio Gelli, Francesco Pazienza (piduista, ndr) e dai vertici del Sismi: il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte. Ma - ha detto Scarpinato - la tesi accusatoria della Procura generale di Bologna è che Gelli insieme a Umberto Ortolani (suo braccio destro banchiere, ndr) sia stato il mandante e l'organizzatore della strage e non solo depistatore. E che all'organizzazione e alla pianificazione della strage abbia partecipato anche un uomo simbolo dei servizi segreti, del potere in Italia e punto di riferimento della CIA nel nostro Paese: Umberto d'Amato”. Trattasi di un potente capo della polizia politica che era al vertice “dell'ufficio riservato del Ministero dell'Interno; in sostanza l'antesignano dei servizi segreti”.
Della figura di Federico Umberto D'Amato (morto nel 1996) ha parlato anche Claudio Gallo - suo stretto collaboratore tra 1989 e 1994 - durante l'udienza del 28 maggio scorso, riferendo alla Corte che D'Amato intratteneva rapporti con personaggi celebri i quali si recavano spesso a casa sua. Tra i più rilevanti anche l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, l'allora capo della Polizia Vincenzo Parisi, Vittorio Sgarbi, l'ex ministro Paolo Emilio Taviani, il giornalista Bruno Vespa e anche il regista Federico Fellini.


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Licio Gelli © Imagoeconomica


Il contesto internazionale degli anni '80
In merito all’eccidio di Bologna, il Procuratore generale di Palermo ha anche spiegato come “rientri in uno dei momenti clou della strategia della tensione il cui scopo era l'impedimento dell’ingresso del partito comunista nell'area di governo”. Ha anche richiamato la necessità di riesaminare l'apparizione di Bellini nello scenario delle stragi del '92 e del'93. “Sono stragi che rappresentano la ripresa della strategia della tensione - ha detto -, perché dopo la caduta del Muro di Berlino il sistema di potere della Prima Repubblica fondato sul collante dell'anticomunismo, improvvisamente minaccia di crollare. E in quel periodo si profila la possibilità che la famosa ‘gioiosa macchina da guerra’ (le sinistre), nel crollo dei vecchi partiti della prima repubblica, conquisti il potere nei panni dell'ex PCI e della sinistra democristiana. Si immagina, quindi, una futura coalizione governativa in cui il Ministro dell’Interno potesse essere un personaggio come Falcone”. Bisognava evitare una virata a sinistra del quadro politico che avrebbe posto al Governo “forze che avrebbero fatto uscire dagli armadi tutti gli scheletri del passato”. Il piano di destabilizzazione rientra in una “convergenza di interessi della mafia, che ha perso i suoi referenti politici, e altri soggetti criminali come la massoneria deviata (P2), come alcuni ex appartenenti a Gladio o altre organizzazioni”. La massima espressione del progetto di destabilizzazione politica “viene raggiunto dopo che il Governo Ciampi si insedia in carica”. “In quanto primo Governo della storia repubblicana con al suo interno 3 ministri del Partito Comunista, quello di Ciampi rappresentava una specie di laboratorio del futuro quadro politico - ha aggiunto il Procuratore - E non è un caso che subito dopo del giuramento del Governo Ciampi, si sviluppa in tutta la sua potenza la strategia stragista con una serie di attentati: il 14 maggio ’93 ai danni di Maurizio Costanzo; il 27 maggio ’93 la Strage di Firenze; il 2 giugno ’93 viene ritrovata una macchina imbottita di esplosivo vicino a Palazzo Chigi lungo un percorso che doveva essere attraversato dal presidente Ciampi, vicenda molto singolare in quanto nessun collaboratore ha mai parlato di questa macchina; il 27 luglio ’93 la Strage di Via Palestro a Milano; e, infine, nel giugno '93 avvengono i preparativi per l’ultima strage, ovvero quella dello stadio di Roma nel gennaio '94 (mai concretizzatasi, ndr)”. Una strategia eversiva e di attacco ai danni dello Stato (quello vero) che “improvvisamente si ferma con la caduta del Governo Ciampi”.
“Un altro dato interessante - ha proseguito Scarpinato - è che il nuovo soggetto politico che, secondo l’esito delle riunioni di Enna della Commissione regionale di Cosa nostra, doveva salire al potere era una Lega Meridionale i cui motori e artefici erano Licio Gelli e Stefano Menicacci, avvocato e socio in affari di Stefano delle Chiaie che a sua volta era fondatore della stessa formazione politica a cui apparteneva Bellini (Avanguardia Nazionale, ndr) ed era anche in stretto collegamento con Federico Umberto d'Amato (uomo di riferimento della CIA in Italia e capo dei servizi segreti)”.
Come già spiegato, secondo l'accusa la strage di Bologna è stata finanziata dalla loggia massonica deviata P2 (e quando si dice P2 si intende Licio Gelli) ma dall'analisi dei rapporti tra Gelli e i Nar è emerso dell'altro. Gli inquirenti, approfondendo su questi collegamenti, hanno anche individuato un legame con dei componenti dei servizi di sicurezza, come il Sismi del piduista Giuseppe Santovito.
E' emersa ad Agosto del 2020 la testimonianza di un generale dei servizi militari, da tempo in pensione, che avrebbe riferito ai magistrati della Procura generale di Bologna e avrebbe anche spiegato i motivi per cui i Servizi di sicurezza coprivano i giovani attentatori dei Nar. "L’interesse della P2 - avrebbe risposto, secondo quanto riportato in un articolo su Il Fatto Quotidiano - era quello di favorire la stabilizzazione del sistema democratico italiano attraverso le operazioni di destabilizzazione del sistema stesso che provenivano dagli attentati terroristici della destra e della sinistra”.
L'ufficiale del Sismi avrebbe anche confermato l'esistenza e l'autenticità del "documento Westmoreland”, un “field manual” delle forze statunitensi elaborato all’inizio degli anni '60 sulla possibile reazione alleata di fronte alla possibilità dell’arrivo al governo di una forza comunista in un Paese del blocco occidentale di cui si parlò anche nelle inchieste che riguardavano Gladio.
Un altro documento ritenuto di rilievo, da parte degli investigatori, è il cosiddetto "documento artigli". Un appunto per il ministro dell'Interno, classificato come riservatissimo, datato 15 ottobre 1987 e firmato dall'allora capo della polizia Vincenzo Parisi, dove si ricostruiva il colloquio tra il legale di Gelli, Fabio Dean, ricevuto nell'ufficio del direttore centrale della polizia di prevenzione Umberto Pierantoni.


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Sergio Mattarella © Imagoeconomica


Strage di Bologna, Mattarella: “Compiuta da menti ciniche"
Quarantuno anni dopo oggi si torna dunque alla stazione di Bologna. A differenza dello scorso anno è tornato il corteo da piazza del Nettuno alla stazione per ricordare la strage avvenuta il 2 agosto. All'evento ha presenziato il ministro della giustizia Marta Cartabia ed è stato presente, senza salire sul palco, l'ex premier Giuseppe Conte.
Anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha voluto rilasciare delle dichiarazioni, affermando che "quarantuno anni fa la città di Bologna e con essa la Repubblica vennero colpite al cuore. Un attentato dinamitardo, ad opera di menti ciniche che puntavano alla destabilizzazione della democrazia italiana, provocò una terribile strage in cui morirono donne e uomini inermi, bambini innocenti. I bolognesi e gli italiani seppero reagire con sofferto coraggio, offrendo solidarietà a chi aveva bisogno di aiuto, di cure, di conforto. Affermando un forte spirito di unità di fronte al gesto eversivo diretto contro il popolo italiano. Sostenendo nel tempo le domande di verità e di giustizia, che, a partire dai familiari, hanno reso la memoria di questo evento disumano un motore di riscatto civile e un monito da trasmettere alle generazioni più giovani".
Infine Paolo Bolognasi, durante la consegna del Nettuno d'oro da parte dal sindaco di Bologna Virginio Merola, ha voluto sottolineare che "la tenacia di inquirenti e magistrati ha portato quest'anno all'avvio di un nuovo processo contro ulteriori esecutori, mandanti e complici della strage del 2 agosto 1980. Sono: Paolo Bellini, estremista di destra nonché killer per conto della 'Ndrangheta e informatore dei Servizi Segreti, accusato di concorso in strage; gli ufficiali Piergiorgio Segatel e Quintino Spella, quest'ultimo nel frattempo deceduto, accusati di depistaggio e Domenico Catracchia per false informazioni ai Pm. Per la Procura Generale, Paolo Bellini avrebbe agito in concorso con Licio Gelli e Umberto Ortolani in qualità di mandanti e finanziatori dell'attentato; con Federico Umberto D'Amato, direttore dell'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno, quale mandante e organizzatore; con il giornalista Mario Tedeschi quale organizzatore per avere coadiuvato D'Amato nella gestione mediatica del depistaggio prima e dopo l'evento. Gelli, Ortolani, D'Amato e Tedeschi sono nel frattempo deceduti. All'individuazione di queste nuove responsabilità, gli inquirenti sono giunti seguendo la pista del denaro, la stessa che invitava a seguire Giovanni Falcone. Fiumi di sangue in cambio di fiumi di denaro: milioni di dollari sono transitati dai conti svizzeri di Licio Gelli per finanziare i terroristi neri prima e dopo la strage del 2 agosto '80. Importanti elementi di verità sono arrivati, quest'anno, anche dalle motivazioni della sentenza che condanna all'ergastolo, in primo grado, il quarto esecutore materiale della strage, il terrorista fascista Gilberto Cavallini. La Corte ha analizzato le dichiarazioni degli stragisti degli ultimi quarant'anni e accuratamente vagliato le prove, che dimostrano che il gruppo terroristico Nar non era affatto composto da ingenui spontaneisti armati, ma da criminali collegati in modo strutturale ad importanti settori di apparati dello Stato". La speranza è che finalmente il nuovo processo in corso possa portare un altro spiraglio di verità che illumini una volta e per sempre i 'mandanti dal volto coperto'.

Foto © Francesca Minonne/Flickr

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