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Il testo sulla riforma del processo penale, sulla quale si è raggiunto un accordo ieri dopo un lungo braccio di ferro nel governo e nella maggioranza, arriverà in aula domenica primo agosto alle 14, con prosecuzione notturna dei lavori. Lo ha comunicato il Servizio assemblea della Camera, aggiungendo che l'esame del ddl "Delega al governo per l'efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le Corti d'appello", andrà poi avanti lunedì 2 agosto e martedì 3 agosto a partire dalle 9,30. Il temine per la presentazione degli emendamenti sul ddl è stata fissata alle 11 di domenica.
Allo stato, dopo il lungo braccio di ferro con i partiti, sono state previste alcune modifiche al testo originario nella norma sull'improcedibilità.
In particolare è stato inserito un regime speciale per i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e associazione per traffico di droga per i quali le proroghe possono essere reiterate; esclusi i reati puniti con l'ergastolo; termini più ampi per l'aggravante del metodo mafioso; entrata in vigore graduale, con una norma transitoria fino al 2024 per dare modo agli uffici di organizzarsi; creazione di un Comitato tecnico scientifico presso il ministero della Giustizia che riferisca su smaltimento dell'arretrato e sui tempi di definizione dei processi.
L'improcedibilità riguarderà solo i reati commessi dopo l'1 gennaio 2020; entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge ed entra in vigore gradualmente, per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi; anche tenendo conto dell'arrivo dei 16.500 assistenti dei magistrati, previsti dall'Ufficio del processo; e dei circa 5mila per il personale amministrativo: in tutto vengono immesse oltre 20mila persone. La norma transitoria è valida fino al 2024. Per i primi 3 anni, entro il 31 dicembre 2024, i termini saranno più lunghi per tutti i processi (3 anni in appello; 1 anno e 6 mesi in Cassazione). Con possibilità di proroga: in totale, fino a 4 anni in appello (3+1 proroga); e fino a 2 anni in Cassazione (1 anno e 6 mesi + 6 mesi di proroga) per tutti i processi in via ordinaria; ogni proroga deve essere motivata dal giudice con ordinanza, sulla base della complessità del processo, per questioni di fatto e di diritto e per numero delle parti. Contro l'ordinanza di proroga sarà possibile presentare ricorso in Cassazione. Di norma, è prevista la possibilità di prorogare solo una volta il termine di durata massima del processo.
Solo per alcuni gravi reati, è previsto un regime diverso: associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale ed associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Per questi reati non c'è un limite al numero di proroghe che vanno però sempre motivate dal giudice, sulla base della complessità concreta del processo. Per i reati con aggravante del metodo mafioso, oltre alla proroga prevista per tutti i reati, ne sono previste come possibili ulteriori due. Quindi complessivamente avremo 3 proroghe di un anno in appello. Ciò significa massimo 6 anni in appello e massimo 3 anni in Cassazione nel periodo transitorio (fino al 2024), che diventano max 5 anni in appello e max 2 anni e mezzo in Cassazione a regime (dal 2025).
I reati puniti con l'ergastolo restano esclusi dalla disciplina dell'improcedibilità. Dopo il 2024 la riforma andrà a regime. In appello, i processi possono durare fino a 2 anni di base, più una proroga di un anno al massimo; in Cassazione, 1 anno di base, più una proroga di sei mesi. Binario sempre diverso, per reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e mafiosa, senza limiti di proroghe, ma sempre motivate dal giudice e sempre ricorribili per Cassazione. Un binario diverso è previsto per i reati con aggravante mafiosa con massimo 2 proroghe in appello (ciascuna di un anno e sempre motivata) e massimo 2 proroghe in Cassazione (ciascuna di 6 mesi e sempre motivata). Si prevede che un apposito Comitato tecnico scientifico, istituito presso il ministero della Giustizia ogni anno, riferisca in ordine all'evoluzione dei dati sullo smaltimento dell'arretrato pendente e sui tempi di definizione dei processi. Il Comitato monitora l'andamento dei tempi nelle varie Corti d'appello e riferisce al ministero, per i provvedimenti necessari sul fronte dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi. I risultati del monitoraggio saranno trasmessi al Csm, per le valutazioni di competenza.

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