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Con i consueti tempi “biblici” la mannaia dell’immacolata Casa Pontificia sembra stia finalmente iniziando ad abbattersi sulla tribolata questione dei “pedofili in tonaca” del Bel Paese. I dossier dei veleni mai come in questo anno hanno ventilato la notizia secondo cui sotto a vesti talari e a mantellette in seta moiré potessero albergare anche “cacciatori” di bambini. Al centro del valzer dei nomi dei chierici sorpresi in “flagrante adulterio”, al momento figura quello di don Emanuele Tempesta, il 29enne di Busto Garolfo (Milano) arrestato nei giorni scorsi giacché accusato di almeno 7 abusi sessuali su minori. L’aggravante? ll sex offender è solo l’ultimo di un “borderò” segnato da raffiche di moltitudini di reo confessi. La cattiva notizia? «L’Italia è ancora l’unico tra i Paesi di radicata tradizione cattolica che non ha mai neanche lontanamente pensato di istituire una commissione d’inchiesta che indaghi sugli abusi del clero». A rompere il tabù cattolico del silenzio è Federico Tulli, autore di diversi libri e saggi sulla pedofilia di matrice clericale. Penetrare i corridoi oscuri degli arcana imperii della Chiesa, denunciare i cosiddetti “crimini di libidine”, tracciare un identikit dettagliato dei “ministri di Cristo” che imbarazzano il regno delle diocesi italiane è quanto di più ardito e ardimentoso l’autore di Chiesa e pedofilia, il caso italiano stia vendicando.


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Il giornalista del settimanale “Left” è tranchant: «Il sommerso sfugge, ma è ormai assodato che tra i sacerdoti ci siano più pedofili che in qualsiasi altra categoria di comuni cittadini». Per l’esperto anti-pedofilia spezzare la catena che protegge il muro di silenzio vuol dire anzitutto servire il quinto potere: «La Conferenza episcopale italiana è tra le pochissime Conferenze vescovili al mondo che ancora non si è data l’obbligo di denunciare i singoli casi di abusi clericali che emergono dalle querele di cui i vescovi vengono a conoscenza». Significativo, in proposito, è il caso Tempesta: «È uno di quei rari episodi di stupri commessi da presbiteri cattolici che hanno riscosso vasto eco mediatico, ma non è affatto un caso isolato!» esclama Tulli, mentre cerca di far luce sull’intricato dedalo dei controversi meccanismi che abitano le sacre stanze della Santa Sede. Ci dice: «Continuano a emergere nuovi casi di violenza sui bambini, appunto per questo potrei dire che con papa Francesco poco è cambiato». Ma come si suol dire, ad ognuno il suo: «Va a lui il merito esclusivo di aver finalmente tolto il segreto di Stato sui crimini pedofili compiuti da ecclesiastici. Una mossa importante nella direzione della trasparenza e della collaborazione con le autorità investigative “laiche”. Ma dal punto di vista della prevenzione va detto immediatamente che ciò non sposta nulla».


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Papa Francesco © Imagoeconomica


Comunque sia c’è un particolare non trascurabile: le piaghe dell’universo pretesco sono molto profonde; qualche volta, pure pregne di perversione. In certi casi, infatti, l’entrata in seminario avverrebbe non in grazia al dono della “chiamata” ma a quello della depravazione. Tulli porta a galla l’urticante sommerso: «Il profilo dei pedofili per certi aspetti è molto simile a quello criminale dei serial killer. Questo mi fa dire che tra i civili sono diverse le persone che decidono di indossare l’abito clericale allo scopo di impiegarsi in professioni che portino facilmente a contatto con i bambini. Ci sono diversi casi, anche in Italia, di sacerdoti condannati per pedofilia per i quali si è scoperto che l’attività criminale era iniziata già prima di entrare in seminario». Ma c’è di più: «Dentro le “mura leonine” i “figli del clero” potranno fare affidamento anche sulla silenziosità di una efficientissima e molto discreta rete di alti prelati».

Tuttavia è sul finire della conversazione che il “paladino delle cause sacre”, piccatissimo nelle sue riflessioni, mette in guardia dalla più grande e grave perversione del sacerdozio: il clericalismo bigotto: «La verità è che fino a quando il Vaticano continuerà a considerare lo stupro un peccato, un’offesa a Dio, in violazione del VI Comandamento, e non un reato squassante che distrugge carne, psiche e ossa di chi lo subisce, certamente non potrà dirsi di aver affrontato la questione con tutti i crismi».

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