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caponnetto jamil el sadi ov rainews24

Lo scorso 19 luglio, in occasione della commemorazione della Strage di Via d’Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i suoi 5 agenti di scorta, il Movimento Culturale Our Voice, una delle quattro Associazioni ad aver organizzato la rassegna di eventi commemorativi, è stato intervistato in diretta da Rai News 24.
La giornalista Angela Caponnetto ha chiesto a Jamil El Sadi, capo ufficio stampa di Our Voice, una testimonianza per comprendere come il connubio fra arte e memoria possa contribuire alla ricerca di verità e giustizia.
“La memoria è fondamentale, come ci insegna Salvatore Borsellino - ha detto il giovane -. È un atto quotidiano di partecipazione civile e di lotta attivista contro la mafia e contro il crimine organizzato”. “Our Voice si esprime attraverso l’informazione, ma anche, e soprattutto, attraverso l’arte in quanto strumento in grado di contribuire alla ricerca della verità e mezzo con cui veicolare un cambio culturale - ha continuato -. Per chi come noi non svolge indagini, l’arte è uno strumento con cui cambiare le menti e le coscienze”.
Angela Caponnetto ha poi rivolto l’attenzione su un fatto accaduto proprio in via d’Amelio, pochi attimi prima della messa in onda. La sorella di Vincenzo Li Muli, agente di scorta ucciso assieme al giudice Paolo Borsellino il 19 luglio 1992, ha riscontrato difficoltà ad accedere alla manifestazione. Ma si badi bene: la difficoltà non era dovuta alle restrizioni pandemiche (benché l’accesso alla manifestazione avesse un numero limitato di adesioni), bensì all’ignoranza del personale sanitario e addetto alla sicurezza che non hanno riconosciuto un parente di vittima innocente di mafia, nemmeno sentendone il cognome. “Chi è Vincenzo Li Muli?”, hanno risposto gli operatori alla sorella del poliziotto martire. Una vicenda commentata sul palco proprio dalla sorella dell’agente in quello che è stato il primo, o uno dei pochi, interventi pubblici.
“Quanto è accaduto - ha commentato Jamil El Sadi - è gravissimo e testimonia come ci sia ancora tanta strada da percorrere e tanta memoria da trasmettere. Che all’atto pratico significa non solo commemorare ma anche porre le giuste domande agli uomini che devono dare risposte, come ad esempio chi ha premuto il telecomando per azionare l’autobomba quel 19 luglio 1992? Chi sono i mandanti esterni?”.

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