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Nel quadro della criminalità negli affari, la forma di devianza che ha assunto, nel tempo, le dimensioni più estese e marcate è sicuramente la corruzione.
Delitto che pur non incluso tra quelli contro l’economia, ha finito di assumere, nel contesto della delinquenza d’affari, il ruolo di comportamento paradigmatico, praticato com’è, a tutti i livelli, con le modalità, gli accordi e i reciproci do ut des più disparati.
La corruzione è un problema nazionale ma è anche un serissomo problema sovranazionale a causa della dimensione internazionale del fenomeno. La devianza corruttiva, in ogni sua manifestazione, riveste rilevanti significati criminologici che si collegano agli aspetti finanziari della pubblica amministrazione e politico.
La cultura della corruzione contraddistingue la gestione degli affari tanto nei paesi occidentali che in quelli socialisti e, in misura ancor più forte nei paesi del terzo mondo. La corruzione non è più, da tempo, un fatto patologico, eccezionale ma è diventata “fisiopatologia criminale” con un impatto sulla vita sociale, economica e su quella politica molto superiore a quello espresso dalla criminalità violenta e convenzionale.
Un impatto che agisce sull’intera collettività generando un apprezzabile volume di criminalità indotta con i cittadini che di fronte ad un fenomeno di corruzione generalizzata tendono a diventare più cinici e a giustificare propri comportamenti disonesti che giudicano meno gravi di quelli di cui si sono resi protagonisti coloro che amministrano la cosa pubblica. In effetti, chi detiene il potere pubblico e quello finanziario, nella stessa misura in cui contrassegna la vita economica e quella pubblica, contribuisce a formare i costumi, la moralità, il modo di gestire i rapporti interpersonali tra i cittadini.
La corruzione, poi, ai suoi livelli più alti, è spesso collegabile alle società multinazionali ambito nel quale è notevole la cifra oscura che contrassegna il fenomeno in cui la scoperta degli episodi corruttivi, trattandosi di un mercato in cui il venditore e il compratore, ricavando vantaggi reciproci, agiscono nel più assoluto riserbo,dipende in gran parte dal caso.
Le operazioni di riciclaggio del denaro proveniente dalla corruzione non presentano particolari punti problematici. Laddove i capitali possono essere investiti senza subire il controllo del’autorità di polizia e godendo di privilegi fiscali, i proventi accumulati trovano il loro naturale rifugio. Del resto non è sempre necessario ricorrere ai paradisi fiscali o finanziari: le possibilità e i metodi per “lavare” il denaro sporco nel proprio paese sono tanto più numerosi e sicuri, quanto più risulta difficoltoso e carente il funzionamento degli apparati giudiziario e fiscale.
Anzi, la stessa legislazione, in molti Stati, non risulta ancora attrezzata (o non li prevede addirittura) per contrastare i reati di tipo finanziario connessi con il fenomeno del riciclaggio. E questo nonostante il fatto che, a livello politico internazionale, già da anni, si siano date indicazione precise affinché, proprio su questo terreno, si sviluppasse una adeguata azione di contrasto alla criminalità al fine di contenere le sue potenzialità offensive ed espansive in termine di inquinamento e corruzione dell’economia e delle istituzioni sociali.
(2 Giugno 2021)

Tratto da: liberainformazione.org

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