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Il nuovo libro di Paolo Morando sulla figura dell’ex presidente Montedison

Uno degli uomini più potenti, più temuti, più discussi, della seconda metà del Novecento italiano. Ma anche una leggenda inquietante. Questo è stato Eugenio Cefis. Nato a nel 1921 a friulano di Cividale, Cefis divenne ufficiale dell’Accademia militare di Modena sotto il fascismo; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 partigiano “bianco” in val d’Ossola in contatto con i servizi segreti Alleati. E poi massone, imprenditore, presidente dell’Eni, l’azienda energetica di Stato da Enrico Mattei (scomparso nell’”incidente” aereo di Bascapè) di cui fu collaboratore e successore. E ancora presidente di Montedison, la chimica italiana (e molto altro). Nel 1977 si dimise ritirandosi in Svizzera per fuggire all’arresto dove morì a Lugano nel 2004, all’età di 82 anni. Su Cefis si è scritto di tutto e di più e di recente un nuovo libro, forse uno dei più puntuali sulla storia di uno dei personaggio che ha segnato la prima Repubblica, ne descrive i misteri che per tutta la vita lo hanno accompagnato. “Eugenio Cefis. Una storia italiana di potere e misteri”, questo il titolo del volume di Paolo Morando pubblicato da Laterza. Oltre trecento pagine di documenti, fonti e carte inediti collegati l’uno con l’altro in cui l’autore svela i retroscena di una vita all’insegna della riservatezza e della spregiudicatezza. Eugenio Cefis, come emerge chiaramente dal libro, è stato senz’altro uno degli uomini più influenti e potenti di quell’Italia che va dagli anni Sessanta alla metà dei Settanta, capace di “pagare” la politica e, nello stesso tempo, di assecondarla. Dell’ex presidente Eni si è detto fosse il mandante di Enrico Mattei ma anche dello scrittore Pier Paolo Pasolini che nel postumo “Petrolio” avrebbe collegato Cefis con la scomparsa del fondatore dell’Eni e del giornalista Mauro De Mauro che era a un passo dal disvelare i retroscena di quell’incidente aereo le cui cause rimangono ancora un mistero. Ma Cefis sarebbe addirittura, secondo i servizi segreti, fosse il fondatore della P2, la loggia massonica guidata dal “Venerabile” Licio Gelli. Altri hanno detto e scritto che avrebbe fatto parte di chi, nel 1970, aveva intenzione di rovesciare l’Italia con un colpo di Stato “indolore”, verso un presidenzialismo “spinto” che superasse l’eterno “traccheggiare” dei partiti. Tra l’altro uno dei progetti, quello del presidenzialismo, più ambiti e reconditi di Gelli. Grazie a una documentazione inedita riporta un profilo autentico e senza sconti su Cefis in occasione del centenario della sua nascita. Raccontare quella che è stata la sua vita a largo di telecamere significa raccontare la storia del nostro Paese come mai è stato fatto finora.

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