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Associazione per delinquere con l'aggravante del metodo mafioso finalizzata alla commissione di frodi in materia di accise e Iva sui carburanti, ma anche intestazione fittizia di beni e società e truffa ai danni dello Stato.
Sono queste le accuse, a vario titolo, contestate nei confronti di 45 persone dalle Dda di Potenza e Lecce.
Ieri mattina i Carabinieri del Comando provinciale di Salerno e la Guardia di finanza di Salerno e Taranto hanno eseguito nelle province di Salerno, Brescia, Napoli, Caserta, Cosenza e Taranto le misure cautelari emesse dai rispettivi gip.
Le attività investigative hanno dato modo di accertare l'infiltrazione del clan dei Casalesi (i Diana) e del clan Cicala nel lucroso mercato degli idrocarburi nei territori del Vallo di Diano (Salerno) e del Tarantino. Un'inchiesta articolata con altre 71 persone denunciate a piede libero.
Secondo gli inquirenti "una vera e propria miniera d'oro nero", con profitti di 30 milioni di euro all'anno realizzati, appunto, attraverso frodi nel commercio degli idrocarburi.
L'inchiesta è durata circa 14 mesi ed è stato scoperto che ingentissime quantità di carburante per uso agricolo, che gode di agevolazioni fiscali particolari, venivano vendute nel normale mercato come carburante da autotrazione, spesso utilizzando le cosiddette "pompe bianche". Tutto era preparato con accortezza: persino in caso di controlli ad un'autobotte l'autista azionava una pompa che erogava un colorante per "allineare" il prodotto ai documenti esibiti.
Il settore è in ascesa. Del resto, come spiegato dal procuratore di Potenza Francesco Curcio, investire in questo settore è particolarmente redditizio rispetto ai rischi del traffico di stupefacenti in quanto oggi “se vengo fermato con un carico di droga corro un rischio particolarmente alto, ma se vengo fermato a un controllo con il carburante, posso incorrere in una sanzione amministrativa”.
Durante le indagini, gli investigatori hanno utilizzato "captatori informatici, dispositivi gps e microfoni ambientali": è stato scoperto, secondo le Dda di Potenza e Lecce, un "pactum sceleris" fra le società di commercio di prodotti petroliferi del gruppo Petrullo e il clan dei Diana per creare un "avamposto" del gruppo mafioso nel Vallo di Diano, "un territorio sano da colonizzare".
Nell'operazione sono state anche sequestrate varie aziende che operano nel settore petrolifero, insieme a denaro contante, autocisterne, immobili e beni degli indagati per un valore totale di circa 50 milioni di euro.
Nell'ordinanza compare anche il nome di un carabiniere infedele, arrestato dai militari del Comando provinciale di Salerno con l'accusa di essere stato ricompensato con taniche di gasolio (poi rivendute) per alcune informazioni sulle indagini. Sempre con l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio, due militari del Comando provinciale di Taranto della Guardia di Finanza sono stati sospesi dal servizio per sei mesi. Durante una conferenza stampa, i Procuratori distrettuali antimafia di Potenza e Lecce, Francesco Curcio e Leonardo Leone De Castris, hanno evidenziato "le numerose pressioni fatte dagli indagati sulle forze dell'ordine per avere informazioni sulle indagini in corso: ovviamente nella quasi totalità dei casi non hanno portato a nulla".
Rispetto l'operazione è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho: "L'infiltrazione mafiosa nel settore della commercializzazione degli idrocarburi è uno degli aspetti più significativi dell'evoluzione dei gruppi criminali". Riferendosi anche alla recente inchiesta "Petrolmafie Spa", Cafiero de Raho ha messo in evidenza come le mafie abbiano "un'importante capacità di monitoraggio del mercato, cercano profitti dovunque e si insinuano dove è più redditizio. Nel settore degli idrocarburi - ha aggiunto il procuratore nazionale antimafia - il guadagno è del 50 per cento su quello che è stato investito. E poi c'è il netto abbassamento del rischio rispetto al profitto, ad esempio, per ciò che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti".

Foto © Imagoeconomica

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