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Si. Potremmo fare a meno del carcere ostativo e del 41 bis. Potremmo concedere permessi premio agli ergastolani, concedere loro la libertà condizionale, e perchè no, abolire del tutto anche il carcere. Certo. Ma solo quando ogni singolo famigliare di vittima di mafia avrà avuto giustizia. Quando sapremo tutto sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio e di quelle precedenti come quella di Portella della Ginestra. Quando non più in un singolo grammo di cocaina verrà prodotto e i milioni che la mafia incassa con il traffico degli stupefacenti non verrà azzerato. Quando la democrazia sarà libera dal condizionamento mafioso. Allora e solo allora potremo tornare a discutere se abolire o meno i regimi emergenziali del 41 bis e del carcere ostativo.
Su questo hanno discusso i relatori dell’evento “Mafia in Nove Atti” organizzato dall’associazione Elsa DI Verona. All’incontro hanno partecipato il caporedattore della rivista online ANTIMAFIADuemila e autore del libro “Quel terribile 92”, Aaron Pettinari, l’attore Giacomo Rossetto di ‘Teatro Bresci’, il presidente dell’associazione ‘Reteantimafia Brescia’, Mario Bruno Belsito, Sonia Bongiovanni fondatrice del movimento culturale internazionale Our Voice e i professori di giurisprudenza Lorenzo Picotti e Roberto Flor. Come moderatore la presidente dell’associazione Elsa di Verona Lucrezia Bolla.

Nuove falle nella lotta alla mafia
Che fine farà l’ergastolo ostativo? E il 41bis? Verranno mantenuti o verranno ‘modificati’?
In questi giorni la vasta platea dei giuristi, degli avvocati, dei giudici e dei giornalisti sta aspettando la decisione finale della Corte Costituzionale, la quale è stata chiamata a decidere se estendere anche agli ergastolani e a chi è detenuto in regime di 41 bis i benefici dei permessi premio e della libertà condizionale, facendo tornare di fatto la legislazione antimafia ad una condizione molto simile a quella che aveva antecedentemente al 1992.
Infatti, come ha detto il caporedattore della rivista ANTIMAFIADuemila Aaron Pettinari “moltissimi familiari di vittime di mafia e non solo si sono espressi in maniera molto critica rispetto alla proposta per cui ai mafiosi condannati al 41 bis o comunque all’ergastolo potrà essere concessa o potrebbe essere concessa la libertà condizionale o il permesso premio”.
La recente decisione dell’avvocatura dello Stato si basa su “quello che ha chiesto la Corte Europea dei diritti dell’uomo e alla pronuncia della Corte Costituzionale".
Ma - come ha domandato Pettinari - “è vero che il 41 bis è una legge emergenziale ma veramente riteniamo che l’emergenza è finita?”.
La risposta la si può trovare facilmente. Recentemente infatti il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha dichiarato che le mafie rappresentano (soprattutto ora in tempi di COVID) una grave minaccia alla democrazia del Paese. Dichiarazione motivata dalla ormai acclarata capacità delle mafie di infiltrarsi del settore economico e sociale Italiano.
Anche la recente relazione semestrale della DIA ha presentato dichiarazioni molto simili affermando che le organizzazioni mafiose non hanno mai smesso di operare anche durante il lockdown e che la loro infiltrazione nel tessuto economico si è incrementata.
Oltretutto, ha detto Pettinari “è dimostrato da inchieste recenti che gente al 41 bis come il boss Falsone comandava dal carcere!
Inoltre la questione del 41 bis e dell’ergastolo ostativo erano nell’elenco delle cose che Cosa Nostra voleva che lo Stato togliesse in cambio della cessazione delle stragi.
E sembra che piano piano ci stanno riuscendo perché il 41 bis è stato svuotato di contenuto. Basta leggere le inchieste. E’ un colabrodo rispetto a quello che era prima” e ancora “questa situazione ci porterà ad avere sempre meno collaboratori della giustizia, poiché collaborare non converrà più. Anzi per un mafioso stare zitto e farsi la galera lo fa aumentare di prestigio e di grado, perché a questa gente - soprattutto se si tratta di stragisti e di depositari di segreti - basta uscire per tornare a fare esattamente quello che facevano prima. Per esempio abbiamo avuto Gaetano Scotto che è uno di quei personaggi che fu accusato ingiustamente dal falso pentito Vincenzo Scarantino che quando usci dal carcere ritornò a occupare posti di vertice all’interno della famiglia mafiosa dell’Arenella".
Oltretutto è previsto che sarà il magistrato di sorveglianza a decidere se concedere o meno i benefici o la libertà condizionale al singolo detenuto. ma come ha sottolineato Pettinari "in un paese come il nostro dove i fenomeni di corruzione sono in aumento si mette a repentaglio la vita stessa anche di quello stesso giudice che dovrà decidere sul singolo caso” oltretutto “mettiamo che domani questa riforma passa. Lo Stato riuscirà a mantenere una forma di controllo, partendo dal presupposto che come dicevamo prima i boss una volta fuori dal carcere riallaccia i vecchi legami e ricomincia a fare quello che faceva prima?".
In conclusione il caporedattore ha detto che nel caso in cui “stragisti e boss mafiosi escano dal carcere prima di finire di scontare la loro condanna è un insulto per tutti i familiari che hanno subito la perdita del proprio caro ed è un insulto anche a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che in questi precetti credevano".

I mezzi di informazione tacciono
L’informazione non è stata sempre esclusivo territorio dei grandi ‘giornaloni’ o dalle trasmissioni televisive. Anzi molte volte i grandi giornali non sono stati presenti a determinati avvenimenti che avrebbero meritato di essere seguiti con attenzione. Ad esempio durante il processo trattativa stato mafia la maggior parte dei giornali nazionali non fu presente e sembra che anche il processo Rinascita-Scott sia destinato a questo 'abbandono mediatico'.
Infatti come ha detto il presidente di ‘Reteantimafia Brescia’ “le istituzioni dovrebbero creare le condizioni affinché in Italia ci sia una stampa più libera e che soprattutto le piccole testate locali siano messe in condizioni di svolgere il loro lavoro, non sempre i grandi gruppi editoriali danno le notizie. Coma nel caso del processo ‘Rinascita-Scott’, in aula ci sono le telecamere di mezzo mondo ma in Italia nessuno ne parla”.
Inoltre sui grandi giornali e nelle più ascoltate trasmissioni televisive, non si è sentita neanche una parola in merito all’abolizione dell’ergastolo ostativo, cosa che se dovesse accadere rappresenterebbe, secondo le parole del professore Belsito “un episodio di una gravità disarmante”. Inoltre nel suo intervento ha invitato i giovani ad attivarsi e opporsi a quanto sta avvenendo e di “stare vicini a quei magistrati che vivono in un isolamento dal quale devono assolutamente uscire” e ancora “ognuno si deve sentire responsabile di un mondo che dobbiamo creare tutti insieme”.

Il silenzio assordante sui fatti del 92
Nel nostro Paese vige la libertà di stampa e di pensiero, diritto protetto e previsto della carta Costituzionale. Ma nonostante questa libertà, determinati fatti accaduti nella nostra nazione vengono sistematicamente ignorati o addirittura screditati.
Il caporedattore di ANTIMAFIADuemila, Aaron Pettinari nella presentazione del suo libro “Quel terribile 92” ha detto che nello scrivere “ho cercato di fare una specie di ricostruzione di quella memoria” proprio in relazione a quei fatti di cui nessuno parla.
E’ assai grave che il mondo dell’informazione non parli in maniera più approfondita di quel periodo, in quanto, secondo Pettinari “il 92’ è stata una data centrale perché nel sangue di Falcone e Borsellino, a nostro avviso, crolla la prima e nasce la seconda repubblica” e ancora “per scrivere il libro ho sentito diverse persone e quello che è emerso e che il 1992 fu un momento storico. Uno sparti acque non solo perché ci furono le stragi o perché ci fu ‘Manipulite’, ma in generale”.
Infatti fu un anno che diede origine a quello che noi siamo oggi. La chiave per comprendere il mondo, sia a livello politico, economico e sociale va ricercata in quello che si è verificato durante il biennio 92 - 94, “noi siamo figli di quell’anno” ha sottolineato Pettinari.
La portata di determinati fatti che si stanno verificando o che si sono verificati necessita di un giornalismo che faccia il suo lavoro, che racconti quello che è accaduto senza stravolgere i fatti o le circostanze.

I giovani e la lotta alla mafia
“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata. Non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Disse queste parole il giudice Paolo Borsellino durante il funerale del suo amico e collega Giovanni Falcone, barbaramente ucciso dalla violenza mafiosa nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Ed è proprio su queste parole che si fondano i principi del movimento culturale - artistico Our Voice fondato da Sonia Tabita Bongiovanni. “Noi nasciamo come movimento antimafia che porta avanti attività di denuncia su tutti i mali sociali attraverso l’arte”.
Infatti molte sono state le attività di questo gruppo di giovani, come ad esempio il loro intervento su Rai News 24 il 21 marzo scorso in occasione della giornata dedicata alla memoria delle vittime di mafia, dove denunciarono la scarsa attenzione del governo sul tema della lotta alla criminalità organizzata o come quando parteciparono al sit-in davanti al tribunale di Reggio Calabria in occasione della requisitoria del Pubblico Ministero Giuseppe Lombardo nell’ambito del processo ‘Ndrangheta Stragista.
“Viviamo l’arte con uno scopo - ha ribadito Sonia - l’obbiettivo è di denunciare, di portare avanti un vero attivismo”.

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