Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Una pizzeria di Colonia sforna pizze “Cosa nostra” e “Mafia”

Germania, 8 gennaio 2021. Una persona va a cena in una pizzeria e davanti ad un folto menù ordina: “Buona sera, vorrei una pizza Hitler e da bere… una vostra birra nostrana: la Himmler”. Rendiamo plausibile questo virgolettato (ovviamente inventato). La mattina seguente le testate giornalistiche tedesche, europee israeliane e mondiali, titolerebbero le prime pagine così: “Germania, pizzeria fomenta ideologie naziste”; oppure “Il nazismo non è sconfitto, ora diventa folklore”. Insomma, si muoverebbe una macchina mediatica di una mole talmente elevata da far chiudere la pizzeria e sottoporre la Germania a possibili dazi per non essere intervenuta prima. Ma, ripeto, trattasi di un virgolettato frutto della fantasia.

Una simile analogia, però, potrebbe essere fatta con ciò che è accaduto ieri a Colonia, sempre in Germania. La differenza? Al posto della dittatura nazista, il tema è quello (ancora una volta) della mafia. In una pizzeria della città tedesca, infatti, è possibile ordinare la “Pizza Riina” al modico prezzo di 6 euro e 20 e, con un euro in più, la “Pizza Cosa nostra”. Sono solo due delle “specialità” che i clienti possono trovare presso la “Pizzeria Mafiosi”. Il nome parla da sé. Ma, come se non bastasse, a peggiorare la situazione c’è anche l’immagine del Padrino usata come “copertina” del profilo Facebook del ristorante.

La Germania non è nuova a queste notizie. Questa vicenda si aggiunge ad un altro caso scoppiato nei mesi scorsi. Un’altra pizzeria chiamata “Falcone e Borsellino”, questa volta a Francoforte, che affissi nelle pareti, traforate di proiettili, aveva quadri raffiguranti i due giudici palermitani uccisi nelle stragi del 1992 a Palermo e, accanto, l’immagine di don Vito Corleone (celebre personaggio del Padrino).

Adesso un nuovo caso a Colonia. Ma la “Pizzeria Mafiosi” non è l'unica. A Muhlheim an de Ruhr, ad esempio, si trova la “Pizzeria Cosa nostra”; ad Hannover “Mafia Pizza”; a Trier “Pizza Mafia”. Uno schiaffo alle tante vittime innocenti di Cosa nostra (e non solo) che hanno perso la vita per dire no alla criminalità organizzata. Un’offesa al popolo italiano (tutto) che vede accostare Cosa nostra ad uno dei suoi cibi più caratteristici. Come a dire, il “Made in Italy” è mafia. Un vilipendio nei confronti di tutti coloro che ancora oggi continuano a lottare contro la criminalità organizzata. Siano essi giudici, magistrati, avvocati, giornalisti, sacerdoti, volontari di associazioni, insegnanti, giovani. E potremmo andare avanti così ancora per molto.

A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: “Perché in Germania è diventata una moda chiamare i ristoranti con i riferimenti alla mafia?".

Il primo distinguo sul punto, lo ha fatto l’associazione tedesca “Mafia Nein Danke” (“Mafia no grazie”), che da anni si batte contro la criminalità organizzata ma anche contro le pizzerie che hanno nomi con riferimenti a Cosa nostra. "Bisogna distinguere intanto tra i ristoranti che sono gestiti da italiani o da tedeschi - ha spiegato all'Adnkronos Sandro Mattioli, presidente dell'associazione -. Il ristorante a Francoforte che prendeva il nome di 'Falcone e Borsellino' era gestito, ad esempio, da un tedesco". Secondo Mattioli, inoltre, l'uso di queste parole “avviene sia in ambito italiano che tedesco, ma il significato è ben diverso. Perché se un italiano usa il nome del boss Riina per una pizza vuol dire qualcosa di completamente diverso rispetto all'uso che ne fa un tedesco. Perché i tedeschi fondamentalmente sono ignoranti in materia. C'è meno consapevolezza. E a prescindere se sono italiani o tedeschi, i ristoratori pensano che questo nome possa essere una promozione del proprio esercizio”. Parole, queste, provenienti da un’associazione di fondamentale importanza in un territorio (quello tedesco) spesso sordo ai moniti lanciati dagli esperti italiani sul tema mafia.

Vicende come quella di ieri riducono il fenomeno mafioso. Dimenticando, così, le stragi; gli omicidi eccellenti; le centinaia di vittime innocenti di mafia; e gli anni della strategia della tensione che ha vissuto l’Italia e (di riflesso) l’Europa. Sì, perché non si deve dimenticare che l’Italia è parte dell’UE.

In queste cose “si misura il rapporto che l'Europa e la Germania intendono avere con la mafia - ha detto all'Adnkronos Nando dalla Chiesa (figlio del generale ucciso proprio da Cosa nostra nel 1982, a Palermo) -. È questione di simboli, e di interessi economici. L'Europa deve chiarire che il divieto di usare il nome mafia nelle insegne commerciali si estende a tutti i suoi simboli e sinonimi".

Insomma, questa ennesima vicenda non rappresenta solo un brutto scherzo. Bensì un qualcosa “grottesca”, come l’ha chiamata il Presidente della Commissione nazionale antimafia Nicola Morra. E allora reagiamo noi italiani, che la mafia l’abbiamo vista e combattuta (ma non ancora sconfitta), affinché la Germania non dimentichi i nostri caduti. Ricordiamo bene il nazismo e le vittime che ha portato, ma non ci permetteremo mai di titolare una pizzeria “Terzo Reich” e sfornare pizze al nome di Hitler. Perché la storia d’Europa va ricordata tutta e i morti vanno rispettati. Siano essi caduti in guerra contro il nazionalsocialismo, siano essi caduti in guerra contro la mafia.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy