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Evasioni di massa, assalti alle caserme e traffico di droga: il 2020 da Afghanistan di Pedro Juan Caballero

A vederla da vicino è solo una strada. Una strada sterrata a due corsie che divide il Paraguay e il Brasile. È questa frontiera di Pedro Juan Caballero, una delle tante città da Far West che si possono trovare sul confine paraguaiano. Grazie a speciali accordi tra i due Stati non vi sono barriere e checkpoint per il controllo dei passaporti, per questo viene chiamata la frontiera dell’amicizia.
A discapito del nome stiamo parlando di una delle terre più pericolose di tutto il continente americano. Un passaggio strategico per trasportare in Brasile le migliaia di chili di
cocaina e marijuana che transitano in Paraguay, considerato un porto franco per i narcos del Primeiro Comando da Capital (PCC), il più forte cartello del narcotraffico del Cono Sul.
Nell’ultimo anno, questa mafia di São Paulo ha rafforzato la propria presenza in questa parte della frontiera paraguaiana.
Segno inequivocabile che la guerra per il controllo del traffico di droga ha finalmente trovato un vincitore. Il 19 gennaio del 2020 dal penitenziario di massima sicurezza di Pedro Juan Caballero sono riuscite a scappare 91 prigionieri, la maggior parte dei quali erano esponenti del PCC. A distanza di un anno non sono ancora chiare le dinamiche dell’evasione. Tant’è che la Policia Nacional è convinta che i detenuti abbiano utilizzato un tunnel scavato sotto le celle per poter fuggire, viceversa le autorità brasiliane sono certe che i prigionieri siano usciti dalla porta principale del carcere grazie a corpose tangenti versate agli agenti della polizia penitenziari preposti a controllarli. D’altronde non è un mistero che il PCC abbia preso il controllo della maggior parte dei penitenziari in Paraguay. Solo qualche anno fa al Tacumbù, carcere di Asuncion, erano state scattate le foto della
cella di Jarvis Pavão, il capo del PCC in Paraguay. Un appartamentino completamente ristrutturato e dotato di televisore, divano, accesso ad internet, zona soggiorno, cucina e camere da letto (anche per gli ospiti). Una suite a 5 stelle in uno dei penitenziari più disumani dell’intera America Latina.
Solo poche settimane più tardi la fuga degli esponenti del PCC, sempre nella frontiera di Pedro Juan Caballero è stato ucciso il giornalista d’inchiesta brasiliano Leo Veras, giustiziato con dodici colpi di pistola. Il killer resta tutt’oggi senza un volto ma gli investigatori sono sicuri provenire dal mondo dei narcos. Un dato deve ancora di più inquietare. Se nel 2019 il numero di omicidi nella frontiera è stato di 250, per il 2020 non vi sono dei dati disponibili. Semplicemente perché le autorità non hanno fatto il conto di tutti i morti ammazzati nella frontiera. Un segnale che conferma ancora una volta la totale mancanza di controllo sul territorio da parte delle forze dell’ordine. Difatti, nonostante la chiusura dei confini e il lockdown, il Primeiro Comando da Capital ha continuato senza grosse difficoltà a far arrivare cocaina e marijuana nelle principali città del Brasile.
Ad ogni modo, negli ultimi dodici mesi, la Policia Federal do Brasil è riuscita mettere a segno colpi importanti nella lotta contro la costola del PCC trapiantata in Paraguay. Ad aprile, ad esempio, è stato arrestato Gilberto Aparecido dos Santos detto Fuminho, il principale broker della cocaina del Primeiro Comando da Capital. Un personaggio che vantava connessioni anche con clan di ‘Ndrangheta e con i cartelli messicani, tra cui quello di Sinaloa del leggendario "El Chapo".
Nei primi giorni del nuovo anno gli investigatori della Senad, l’antidroga paraguaiana, hanno chiuso le manette ai polsi di Giovanni Barbosa da Silva detto Bonitão, considerato dalle autorità come il nuovo leader del PCC nella frontiera di Pedro Juan Caballero. Un arresto che ha subito fatto scattare la reazione della mafia paulista, difatti il 10 gennaio un gruppo di dieci persone armate sino ai denti ha assaltato la sede della Policia Nacional di Pedro Juan. L’obiettivo? Liberare Bonitão, il quale per ragioni di sicurezza è stato subito trasferito nel super carcere federale di Brasilia, dove già sta scontando la pena di otto anni di reclusione per associazione a delinquere l’ex boss della frontiera Jarvis Pavão e altri uomini della cupola del PCC. Per vendetta, a qualche ora dal fallito assalto alla caserma, i piranhas del PCC hanno ucciso a colpi di pistola un giovane sottufficiale della Policia Nacional, Fredy Cesar Diaz, colpevole di essersi trovato al momento sbagliato nel luogo sbagliato.
Diaz è solo l’ultima vittima della guerra per il controllo del mercato della droga iniziata nel 1993, quando la caduta del regime militare prima di Stroessner e poi di Andre Rodriguez ha gettato nell’anarchia più totale quei lembi di terra a cavallo tra Paraguay e Brasile.

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