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Forum organizzato da Our Voice per la libertà del popolo palestinese

“Senza casa, senza terra, assassinati, derubati”. Questa è la situazione in cui vivono migliaia di persone che sono state strappate alla loro pace, dislocate e tiranneggiate in ciò che resta del territorio di Palestina. In realtà la frase iniziale è il titolo di una canzone composta dai Saras, gruppo musicale appartenente al movimento di Our Voice in Friuli, Italia. Una canzone forte, accorata e con una cadenza che sottolinea il significato del testo. La ascolti e subito cogli il vero significato di ogni parola. Le immagini - purtroppo di violenza perpetrata al popolo palestinese – accompagnano una voce intensa, e danno risalto alla presentazione dell’evento online organizzato da Our Voice “Abbattere i muri – Azione culturale per la Palestina”, trasmesso domenica 29 novembre 2020 sul canale YouTube di Antimafia Dos Mil.
L’evento ha presentato diverse espressioni artistiche: musica, danza, disegno, esibizioni dal vivo, poesie e canzoni con testi profondi ed incisivi, che hanno reso piacevole l’invito a parlare di un tema che richiede la partecipazione con tutti i nostri sensi, per poterlo comprendere.
Grazie alla sua maestria con il violino Andrés Gonzalez ha composto la canzone “Insieme per la Palestina” che è stata eseguita sul palcoscenico musicale alla fine del primo blocco di artisti. Andrés fa parte di un’orchestra di Milano, Italia. Hanno condiviso la propria poesia anche Lucia Sgarbossa, Elena Perin ed Elena Borsellino, la quale ha letto la composizione poetica “Una terra divisa”. Da parte loro Angelo Lupo – Lupo Libero – e Stella hanno cantato “Storia triste ma vera”.


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Il valore della donna e la violenza di genere hanno trovato la loro rappresentazione in un video realizzato da Yésica Nieves e Paola Becco accompagnato dalla voce di Becco che interpreta una poesia di Rafeef Ziadah, “Le sfumature della rabbia”.

“Permettimi di parlare nella mia lingua araba
Prima che occupino anche la mia lingua...!
Permettimi di parlare nella mia lingua materna
Prima che colonizzino anche la sua memoria! …
Sono una donna araba di colore,
e veniamo da tutte le sfumature della rabbia”.

Uno degli interventi più importanti è stata la lettura della poesia scritta da Gabriele Pappalardo: “Sono Raed”, dedicata ad un palestinese assassinato dall’esercito israeliano mentre portava delle olive a sua nonna ad un “check point” (presidio di controllo delle forze militari di Israele che vigila e controlla la frontiera regionale). Raed era il cugino di Jamil El Sadi, uno dei moderatori dell’evento. Jamil e suo fratello Karim hanno raccontato la storia di Raed, crudele ed ingiusta come quella che vivono ogni giorno tanti palestinesi.

“Non ho più sogni,
solo rancore.
Sono arrabbiato con me stesso per essere nato in questa terra,
dove camminò Gesù Cristo, a quanto dicono, ma dove non c’è nulla,
dove vedo solo terra, polvere e sangue”.


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Jazmin e Banjamin, una bambina e suo fratello da El Bolson, hanno rappresentato il terrore che bambini e bambine palestinesi vivono e soffrono per la continua minaccia di perdere la casa, la famiglia e la vita in qualsiasi momento, e hanno sottolineato come per una semplice pietra lanciata da un palestinese, l’esercito israeliano risponde con le pallottole.
La canzone “We shall overcome” di Roger Waters ha fatto da intermezzo musicale tra i vari blocchi dell’evento. Waters, ex componente del leggendario gruppo musicale dei Pink Floyd, è un famoso attivista per la causa palestinese. Mentre suonava la sua musica si potevano ammirare disegni ed esibizioni di artisti appartenenti al movimento, ma anche filmati con immagini inviate da persone che ritraggono la Palestina, la bandiera ed elementi identificativi per mostrare il loro sostegno alla causa.
Asia, Noemi e Denis, tre giovani italiani, hanno dedicato un rap alla sofferenza del popolo palestinese. Anche Chiara Lautieri (che ha anche danzato insieme a suo fratello Mattia Lautieri sulla musica di Nico De Sante) e Francesco Iannetti – Frank, hanno cantato “I muri”, che dovrebbero essere abbattuti da tutti noi.

“... Se i nostri occhi si incontrano
E da dentro sale il battito
Il muro si abbatte, il muro si abbatte
Dimmi se il cielo è scuro
Ora che grido forte nell’aria
Parole senza patria
Quando arriveranno a te
Queste rocce saranno solo polvere...”


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L’evento ha raggiunto il suo culmine in chiusura con una canzone scritta e musicata da due componenti di Our Voice di Montevideo, Uruguay, ovvero Tatiana Alvez e Juan Manuel Ferreira. Il tutto accompagnato da immagini reali di ciò che accade in luoghi come la striscia di Gaza o in Cisgiordania (la Palestina occupata), che hanno colpito nel profondo la coscienza. Il testo, scritto in prima persona, narra ciò che vede un bambino che si trova nel mezzo dell’assedio con tutta la sofferenza che ne consegue:

“... Signor giudice, mi state processando per un delitto
per essermi difeso da un conflitto.
Senza ragione un militare mi ha colpito con il suo stivale,
la mia unica difesa, le grida e le pietre.
Dopo poche ore non sentivo più il mio cuore.
Io voglio vivere la mia infanzia,
uscire e correre allegramente per strada
e non aver paura di un paese vicino.
Ho perso fratelli, amici, ho visto morti e feriti, la maggior parte erano persone a me care
e ora non ho più nessuno.
Hanno portato via genitori e cugini; alcuni testimoni hanno lasciato sangue nell’aria...”

La componente artistica in questo evento ha lasciato un’impronta indelebile ed ha aiutato a sensibilizzare gli spettatori rispetto a questo tema tanto forte e tanto noto, ma spesso dimenticato dalla comunità internazionale che volta le spalle in maniera fatale ad un popolo che soffre da oltre 70 anni aggressioni di tutti i tipi e violazioni dei diritti umani da parte di un Governo militare e colonialista, che compie azioni di una crudeltà estrema ed inaccettabile.
Ma grazie alla vita esiste l’arte per smuovere la nostra parte più intima e profonda e trasmettere, senza l’uso delle parole, quelle emozioni che a volte possono essere deviate per la mancanza di visione umanitaria, per pregiudizi o semplicemente ci fanno perdere ciò che è veramente importante, ovvero l’empatia, l’uguaglianza ed il diritto di ognuno di noi ad avere un luogo dignitoso e sano dove svilupparsi e vivere come un essere umano, come ogni persona merita di vivere.

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