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"Le minacce di guerre tradizionali, quelle combattute con soldati e cannoni, sono potenziali. Invece il confronto digitale avviene ogni giorno: sul fronte cyber bisogna rispondere ora, non domani. Pensiamo anche all'info-pandemia, alla produzione di disinformazione contro le nostre democrazie. Uno scenario minaccioso che non viene solo da Russia e Cina, ma anche da gruppi terroristici". A dirlo, intervistato ieri dal quotidiano La Repubblica, è il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell'Unione Europea ed ex comandante dell'Esercito e delle forze armate italiane. Lui, che ha guidato missioni dal Mozambico all'Afghanistan, dal Libano alla Libia, oggi è referente di tutti i piani per trasformare l'Ue in una realtà militare autonoma, capace di misurarsi con minacce vecchie e nuove a partire da quella cibernetica. "Oggi - ha affermato - tutto è tecnologia: nel mondo digitale è difficile tracciare il confine tra la dimensione civile e quella militare. L'Unione ha stanziato fondi rilevanti per migliorare la capacità di reazione e garantire una sovranità tecnologica nei confronti di Stati Uniti e Cina anche in questo settore. La prospettiva è quella di arrivare a una infrastruttura Ue per la difesa cibernetica, basata su unità di risposta rapida. Ma serve un passo in più: ci vuole una legislazione comune, mentre oggi ogni Paese ha regole diverse. La reazione agli attacchi cyber richiede la collaborazione tra aziende, militari, strutture di polizia e di intelligence. Un coordinamento complesso e difficile a livello di singole nazioni, che noi miriamo a rendere europeo. Ma mentre chi gestisce o ispira le aggressioni telematiche non rispetta nessuna legge, noi dobbiamo essere in grado di rispondere rispettando i principi giuridici delle nostre democrazie. E per questo c'è urgenza di dotarci di regole comuni".
In merito alle due visioni diverse sulle ambizioni dell'Europa della Difesa espresse nei giorni scorsi dal presidente francese Macron e la ministra tedesca Kramp-Karrenbauer ha aggiunto: "C'è un dibattito intenso e positivo, a cui hanno partecipato anche l'Alto rappresentante Borrell e il ministro Guerini. Il tema comune è l'autonomia strategica, ossia la capacità dell'Unione di condurre operazioni europee più ambiziose. Bisogna però evitare ogni ambiguità: non si tratta di affrancarsi dall'Alleanza atlantica, quando possibile la collaborazione con la Nato è sempre auspicabile. L'autonomia serve per potere agire da soli: nel Mali e più in generale nel Sahel, con la missione navale Irin per far rispettare l'embargo delle armi dirette verso la Libia o con l'operazione Atlanta contro la pirateria".

Foto © Imagoeconomica

 

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