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Rivolte guidate dal crimine organizzato: ecco come le mafie si stanno preparando alla seconda ondata

“Si tratta di un vero e proprio investimento sul consenso sociale”. Stigmatizzava così l’ultima relazione della DIA riferendosi alle nuove strategie adoperate dal crimine organizzato per sfruttare a proprio vantaggio il contesto pandemico. In questo senso, le violente proteste di piazza delle ultime settimane hanno costituito solo l’ultimo tassello di una nuova strategia delle mafie per accaparrarsi sacche di voti da mobilitare al momento opportuno. Difatti, scrivono gli agenti della direzione investigativa antimafia: “È evidente che le organizzazioni criminali hanno tutto l’interesse a fomentare episodi di intolleranza urbana, strumentalizzando la situazione di disagio economico per trasformarla in protesta sociale”.
Ne abbiamo avuto prova la scorsa primavera con i tumulti scoppiati in varie carceri della Penisola a seguito del blocco delle visite ai detenuti, una misura introdotta per scongiurare eventuali contagi dietro le sbarre. Le dieci rivolte in altrettanti penitenziari hanno sortito l’effetto desiderato. Difatti, per stemperare la tensione, a parecchi prigionieri sono stati concessi gli arresti domiciliari, tra cui a diversi boss condannati in via definitiva per mafia e sottratti al 41-bis. Stiamo parlando di 223 persone, buona fetta delle quali si trovano ancora a piede libero nonostante la circolare che autorizzava l’applicazione di questo beneficio fosse stata sospesa dal nuovo vertice del Dap, presieduto dai pm antimafia Petralia e Tartaglia.
I tumulti nelle carceri e ora nelle strade non sono un rotolare di eventi casuali sparso ma una precisa strategia del crimine organizzato per indebolire le istituzioni e al contempo costruire un consenso da tramutare in voti alle prossime elezioni. Ciò spiega le attività filantropiche dei clan durante la fase di lockdown. La ‘Ndrangheta ha offerto sostegno alle imprese in difficoltà, sostenendo i costi della chiusura e investendo nella ripartenza in modo da ottenere partecipazioni in svariate aziende della Penisola, dalla piana di Gioia Tauro alla nebbiosa Brianza. Gli occhi dell’Onorata Società punterebbero anche a quelle attività che potrebbero riprendere quota superata la seconda ondata di contagi, come i trasporti e la filiera agro-alimentare. D’altronde, come ha certificato la Coldiretti nel suo ultimo report, il controllo dei bar, ristoranti, il raccolto della frutta e la gestione dei mercati ortofrutticoli fa intascare alle agro-mafie circa 24,5 miliardi di euro ogni anno. Una montagna di soldi che fanno gola in questi tempi di vacche magre.
Medesima strategia è stata messa in atto da Cosa Nostra, la quale - segnalano fonti investigative - ha elargito credito quasi illimitato alle piccole e medie imprese in difficoltà aspettando di passare all’incasso con la prossima tornata elettorale. Senza parlare del controllo quasi assoluto che i picciotti esercitano sul sistema sanitario siciliano e sulla pubblica amministrazione, fondamentale per guadagnare appalti su appalti ‘bypassando’ ogni gara o procedura. Da tenere d’occhio infatti sono i contratti per la distribuzione dei presidi medicali e per lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, come segnala la stessa relazione della DIA.
Il racket dei rifiuti Covid è un settore che ha attirato l’attenzione anche dei clan di Camorra, da sempre padroni di questo business nelle aree in cui si stanziano. Tra febbraio e marzo del 2020, queste organizzazioni avevano persino tentato di infiltrarsi nella commercializzazione delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione importati dalla Cina, progetto poi abbandonato per gli scarsi guadagni portati a casa. Non c’è dubbio quindi che le mafie stiano guardando con grande interesse a tutti gli appalti in materia di sanità, fondamentali per garantirsi un costante afflusso di cassa durante il lockdown a cui ci stiamo sempre di più avvicinando. Così come la gestione dei funerali, i quali potrebbero essere affidati a ditte controllate dai clan.
La gestione di questa seconda ondata pandemica dipenderà quindi non solo dai nuovi settori in cui le mafie si infiltreranno ma anche dalle razzie che queste organizzazioni hanno compiuto nel corso degli ultimi vent’anni.
La ONG Global Initiative Against Transnational Organized Crime segnala che “in Italia le mafie hanno penetrato il sistema sanitario, pubblico e privato, per anni. Ci sono prove che questa infiltrazione coinvolga non solo le regioni del Sud ma anche quelle del Nord, tra cui l’epicentro dell’epidemia: la Lombardia”. Un’attività di logoramento che ha intaccato, si legge nel documento, “anche la capacità di recupero del sistema sanitario italiano”. I contagi aumentano, le terapie intensive si ingolfano e il Paese si prepara ad un’altra serrata mentre i clan sono sempre più presenti nel nostro quotidiano. Anche in piazza.

Foto © Imagoeconomica

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