Da inizio anno emesse dai prefetti oltre 1400 interdittive, circa 150 al mese

C’è un altro virus che in Italia sta attanagliando, di pari passo al Covid-19, il tessuto economico e sociale italiano: la mafia. Là dove aziende ed attività commerciali, dalle più piccole alle più affermate, sono state danneggiate dalla crisi provocata dalla pandemia, le mafie hanno trovato di che arricchirsi facendo leva sul disagio degli imprenditori. Da inizio anno a settembre 2020, infatti, i prefetti hanno emanato 1400 interdittive, circa 150 interdittive al mese con una media che va oltre i 5 provvedimenti al giorno, che corrisponde in proporzione al 25% in più di un anno fa. Un record, scrive Repubblica. Si parla di cifre raddoppiate rispetto al quinquennio 2014-2019. Il maggior numero dei casi è stato registrato al Sud. Seguono Emilia-Romagna e Lombardia. Le imprese più esposte agli appetiti delle mafie, si apprende, sono quelle appartenenti al settore turistico-alberghiero, agroalimentare, della grande distribuzione e quello dell'edilizia. Si tratta di quelle sommerse dai debiti, con un urgente bisogno di liquidità, i cui fatturati sono crollati ma i cui costi sono rimasti invariati. Da marzo investigatori e addetti ai lavori mettono in guardia il governo sul rischio di incremento delle infiltrazioni mafiose nelle attività commerciali. Ma gli avvertimenti e le sollecitazioni della magistratura a fare presto nell’erogazione di somme di denaro per le persone in difficoltà non sono bastati. E così dopo il lockdown ‘Ndrangheta, Cosa nostra e camorra hanno messo in circolo i propri capitali sporchi per infettare l’economia pulita. Non è possibile quantificare il numero di aziende e imprese finite nelle mani delle organizzazioni mafiose. Al momento sarebbero circa tremila i fascicoli d’indagine aperti ma prima di avere sul tavolo un quadro chiaro della situazione devono passare altri mesi. Ecco quindi che per far fronte a questo svantaggio le prefetture stanno adottando misure di prevenzione immediate come le interdittive antimafia, un provvedimento cautelare e preventivo che vieta alle aziende di partecipare agli appalti pubblici e avere rapporti con la pubblica amministrazione. Gli interessi delle mafie però non riguardano solo il settore terziario, ma anche quello della sanità. Gli investigatori stanno indagando su infiltrazioni nella produzione di tamponi, mascherine e tutto ciò che viene regolarmente utilizzato per gestire e contrastare la pandemia. Ora però gli occhi sono tutti puntati sui miliardi che dovrebbero arrivare dall’Europa grazie al Recovery Fund. Nei giorni scorsi la direttrice esecutiva dell’Europol, Catherine De Bolle, ha messo in guardia i paesi europei, “i fondi per la ricostruzione sono già presi di mira dalle organizzazioni criminali e lo saranno ancora più”. Un allarme chiaro lanciato anche dal vice capo della Polizia e direttore della Criminalpol Vittorio Rizzi, il quale ha affermato che il rischio principale è legato allo scoprire “troppo tardi” le infiltrazioni, quando “il danno all’economia reale diventa irreparabile”.

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